Antigone: “Detenuti pestati dopo le rivolte”

E’ arrivata alla Procura di Milano la prima denuncia per violenze subite in carcere da uno dei detenuti che hanno partecipato alle rivolte scoppiate il 9 marzo scorso in molti carceri italiani, dopo il lockdown imposto per il Coronavirus. L’uomo, che è «in sciopero della fame e della sete dal 22 marzo», ha denunciato, tramite il suo avvocato Eugenio Losco, di essere stato preso a «calci e pugni» da «5-6» agenti penitenziari.

Ma è solo una delle «numerose segnalazioni giunte all’Associazione Antigone di violenze e abusi che sarebbero stati perpetrati ai danni di persone detenute» dopo le rivolte nelle quali sono morti in circostanze ancora da chiarire 13 detenuti. Il deputato di +Europa, Riccardo Magi, ieri ha presentato una interpellanza urgente al Ministro di Giustizia perché riferisca puntualmente sui pestaggi e sulle cause di quelle morti.

Ecco il testo:

INTERPELLANZA

presentata dall’On. RICCARDO MAGI il 03/04/2020 12:51

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della Giustizia – Per sapere – premesso che: sono passate tre settimane dalla morte in diverse carceri italiane di 13 detenuti a seguito delle rivolte nate contro la mancanza di informazione e di gestione della crisi dovuta alla pandemia da COVID19; una protesta che ha avuto alcune espressioni violente, ma che ha coinvolto oltre seimila detenuti;

solo dopo molti giorni si sono saputi i nomi dei detenuti morti, e le cause e dinamiche sono tuttora ignote, nonostante le richieste di trasparenza emerse sia dalla società civile, dal Garante Nazionale e dai garanti territoriali dei diritti delle persone detenute e dagli organi di stampa;

l’11 marzo Lei ha svolto un’informativa urgente alla Camera e al Senato sui gravi fatti accaduti in alcuni penitenziari nella quale ha affermato che il tempo che le era concesso non le consentiva di riferire nel dettaglio dei singoli casi in ogni città, pertanto avrebbe trasmesso il giorno stesso una relazione dettagliata del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria;

da tale relazione non si evincono le informazioni più importanti relative a quegli episodi ma solo notizie sommarie riportate anche dagli organi di stampa;

l’Associazione Antigone ha denunciato di aver ricevuto numerose segnalazioni di violenze e abusi che sarebbero stati perpetrati ai danni di persone detenute successivamente alle rivolte; in particolare nell’istituto di pena di Milano-Opera, diverse persone si sono rivolte all’associazione raccontando quanto sarebbe stato loro comunicato dai congiunti o da altri contatti interni, e le versioni riportate, le quali parlano di brutali pestaggi di massa che avrebbero coinvolto anche persone anziane e malati oncologici e gravi contusioni delle persone coinvolte, risultano tutte concordanti;

sul caso di Milano-Opera, l’associazione ha inviato un esposto alla Procura competente, e si appresta a farlo anche per altri istituti;

nel corso del question time del 25 marzo scorso, con riferimento alle misure di cui agli articoli 123 e 124 del decreto legge n. 18 del 2020, lei ha affermato che “il numero degli effettivi destinatari della nuova legge è di 6 mila detenuti circa non condannati per reati cosiddetti ostativi e con pena residua fino a diciotto mesi, oggi già tutti potenzialmente destinatari della precedente n. legge 199 del 2010, e che dipenderà da diversi requisiti e variabili, come, per esempio, il domicilio idoneo, che dovranno essere accertati dalla magistratura” e che, a tale data, circa cinquanta detenuti avevano beneficiato della misura di cui all’articolo 123; 150 detenuti sarebbero stati interessati dalla concessione di licenze in virtù dell’articolo 124 del decreto-legge n. 18 del 2020.

Come da lei specificato, “si tratta di detenuti già ammessi al regime di semilibertà che durante il giorno si trovavano già fuori dalle carceri e non vi rientrano più la notte”;

il provvedimento del capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria d’intesa con il capo della Polizia che attua il decreto sopra citato afferma che il Dipartimento della Pubblica Sicurezza rende disponibili complessivi 5.000 braccialetti elettronici, di cui 920 alla data della firma del documento, avvenuta il 27 marzo; il provvedimento interdipartimentale prevede inoltre l’installazione di un massimo di 300 apparecchi a settimana;

con il numero di installazioni attualmente previste, gli ultimi detenuti usciranno dal carcere infatti tra oltre tre mesi, quando auspicabilmente la fase acuta legata al diffondersi del Covid-19 sarà già ampiamente alle spalle – :

quali siano le cause della morte per ognuna delle 13 persone decedute, come accertate dalle autopsie, e nello specifico, ove dovute all’assunzione di farmaci, quali farmaci siano stati assunti e se fossero opportunamente custoditi, se il personale penitenziario fosse formato al riconoscimento e al soccorso in caso di overdose e se vi fosse disponibilità, accesso e formazione all’uso dei farmaci salvavita;

quante morti siano avvenute nei luoghi della protesta e quante durante o a seguito delle traduzioni ad altro carcere, dettagliando luoghi, circostanze e tempistica;

se prima del trasferimento ad altro carcere i detenuti siano stati sottoposti a visita medica, anche considerando l’avvenuta sottrazione di farmaci dall’infermeria;

se il DAP abbia avviato delle indagini interne sui pestaggi denunciati da Antigone;

quale sia il dato aggiornato relativo al numero di detenuti che abbiano beneficiato delle misure di cui agli articoli 123 e 124 del decreto legge n. 18 del 2020; alla luce delle informazioni riportate in premessa, come possano le misure recate dal decreto legge n.18 del 2020 rispondere alla necessità di incidere sul sovraffollamento carcerario in modo da rispettare anche nelle carceri le norme sul distanziamento.

On. RICCARDO MAGI

da Il Manifesto del 4 aprile 2020

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