Il Nuovo Patto UE su migrazione e asilo è legge. Ed è la legge dello Stato contro tutti
Dal 12 giugno 2026 è in vigore il nuovo Patto UE su migrazione e asilo. Nove regolamenti e una direttiva che segnano un cambio di paradigma epocale. Se prima la normativa era centrata, almeno formalmente, sulla persona richiedente asilo e sui suoi diritti, oggi la prospettiva è quella degli Stati-nazione: gestione dei flussi e sicurezza delle frontiere. La “ragion di Stato” non ha più argini, a discapito dei diritti fondamentali di ogni individuo e comunità.
L’accoglienza diventa detenzione e si applicherà anche ai bambini di 6 anni.
Ogni persona all’arrivo, che richieda l’asilo o meno, sarà soggetta ad accertamenti volti a definire il diritto o meno di entrare nel territorio nazionale. Durante questo “screening”, le persone devono rimanere “a disposizione delle autorità” (sotto detenzione di fatto) ed essere sottoposte a rilevamento biometrico obbligatorio: impronte digitali e foto del volto, archiviate nella banca dati Eurodac. Tutto ciò vale anche per i minori dai sei anni (prima era 14). Sottrarsi a questo rilevamento comporta una rinuncia implicita ad un’eventuale richiesta di protezione internazionale.
In un contesto in cui l’AI Act — i cui obblighi entrano progressivamente in vigore, con una tranche dall’agosto 2026 — prevede ampie eccezioni al divieto di riconoscimento biometrico proprio per ragioni di “sicurezza nazionale” e ordine pubblico, quelle eccezioni rischiano di trasformarsi nella porta d’accesso a un sistema di sorveglianza di massa, di cui le persone migranti sono il primo bersaglio.
La frontiera non è più una linea da attraversare per conquistare diritti e protezione, ma uno status giuridico che si attacca al corpo delle persone
Durante lo screening vige la cosiddetta “finzione di non ingresso”: la persona viene considerata “in frontiera” fino alla decisione finale sulla procedura da applicarsi. Per chi chiede l’asilo l’accesso al territorio non è automatico e, in caso di rifiuto, lo Stato avrà già a disposizione il suo corpo per una deportazione fast-track.
La “sicurezza” di un paese di origine viene sancita in base al tasso di riconoscimento delle domande di asilo: una profezia che si autoavvera. La domanda di asilo di chi viene dai paesi cosiddetti “sicuri” o di chi viene considerato un “rischio” — anche sulla base di documentazione fornita proprio dai governi di origine da cui è perseguitato — viene esaminata sotto procedura accelerata di frontiera: velocità contro tutela dei diritti fondamentali.

La solidarietà nel Patto è quella tra gli Stati, mentre quella tra le persone viene repressa e criminalizzata
Il Patto introduce un meccanismo che giunge a storpiare il significato stesso della parola “solidarietà”. I paesi più ricchi che non vorranno ricevere migranti potranno pagare altri Stati per farlo o agire in “solidarietà” finanziando Frontex, tecnologie di sorveglianza, centri di detenzione off-shore come quello italiano in Albania e altri accordi con paesi terzi. Il fulcro si sposta definitivamente dalla sicurezza delle persone alla sicurezza degli Stati.
Nessun superamento del tanto dibattuto meccanismo del Sistema Dublino dunque: responsabile è e rimane il primo paese d’ingresso. I paesi di frontiera come Italia, Grecia e Spagna continueranno a gestire la maggioranza delle domande, esattamente come prima.
Milano è già frontiera e si appresta a diventare teatro di deportazioni massicce
Non solo gli ostacoli alla regolarizzazione per le prassi illegittime della Questura; non solo le zone rosse e la profilazione razziale; non solo il CPR di via Corelli. Agli aeroporti di Linate e di Malpensa si prevedono rispettivamente 945 e 296 posti per le “procedure accelerate di frontiera”, cioè per detenere e deportare le persone direttamente all’arrivo: lo rivela un documento riservato del Viminale, visionato in anteprima da il manifesto. Con l’approvazione del nuovo “Regolamento Rimpatri”, inoltre, le polizie nazionali saranno abilitate a veri e propri rastrellamenti fin dentro alle abitazioni private dove “sospettano” alloggino persone “in situazione irregolare”.
Parlare di “rimpatri” è sempre più fuorviante: gli Stati membri potranno espellere le persone anche verso paesi dove non sono mai state
Oltre ai “paesi di origine sicuri” il Patto introduce una lista di “paesi terzi sicuri”: le persone potranno essere deportate non solo verso il paese di origine, ma anche in paesi di transito e in paesi dove non hanno mai messo piede, se considerati sicuri e/o se vi saranno accordi bilaterali in tal senso.
La legge dello stato contro tutti: ovvero l’impunità e la repressione
Il nuovo Patto UE Migrazione e Asilo legittima la legge dello Stato contro tutti, in linea con una cultura politica internazionale dominata dall’assoluta e arrogante libertà di Stati Uniti e Israele. Libertà che coincide con la possibilità di violare continuamente il diritto internazionale e distruggere una regione e un popolo, senza subire alcuna conseguenza: giuridica, diplomatica, materiale. Di contro, chi si oppone a questa ingiustizia viene colpito duramente dalla repressione. Un sistema, insomma, in cui l’azione degli Stati ha sempre meno confini, mentre per le persone in lotta si moltiplicano i limiti, mentre le persone migranti vengono ridotte a “confine”, a uno status di frontiera.
I diritti delle persone migranti non sono altro che il diritto di ciascuno di noi di essere al riparo dall’azione degli Stati Nazione.
Diverse organizzazioni si stanno mobilitando contro questo Patto e contro il sistema che rappresenta: ASGI, il Network Against Migrant Detention, Melting Pot Europa, Mai Più Lager – No ai CPR, il Privacy Network. Informati, unisciti, sostieni queste realtà, per costruire connessioni e convergenze tra le lotte. Riorganizzare la solidarietà e difendere le nostre comunità è sempre più urgente.
di Nicoletta Alessio
* foto di Network Against Migrant Detention

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