Milano, prima applicazione del Decreto Sicurezza: 43 multe fino a 2.400 euro per aver gridato in corteo
È la prima volta che accade a Milano da quando è in vigore, e per questo va guardata da vicino. La Digos ha notificato 43 sanzioni amministrative, fino a 2.400 euro ciascuna, alle persone identificate durante due cortei non autorizzati della scorsa primavera. La contestazione è l’articolo 654 del Codice Penale, “grida e manifestazioni sediziose”. Si viene puniti, cioè, per gli slogan e i cori scanditi in piazza.
La notizia è nel meccanismo, non solo nella cifra. La norma sulle “grida sediziose” nasce nel ventennio fascista e viene depenalizzata a fine anni Novanta, sopravvivendo come illecito amministrativo minore, con un’ammenda che andava da 103 a 619 euro. Lo scorso febbraio, il Decreto Sicurezza del governo Meloni ha quadruplicato quella forbice, portandola da 400 a 2.400 euro. Questa pioggia di multe è la prima applicazione in città della norma inasprita: un provvedimento residuale, quasi dimenticato, riesumato e reso concretamente utilizzabile contro chi manifesta.
I due cortei presi di mira
Il 13 maggio , a Città Studi, le persone erano scese in corteo in solidarietà con chi è stato colpito dall’inchiesta sul 22 settembre 2025 (l’ultima tranche: dieci misure, sette ai domiciliari e tre con obbligo di dimora, perlopiù ad oggi revocate). In quell’occasione gli identificati e multati sono stati 36. Il 16 giugno, in centro, si era invece manifestato contro l’arresto di militanti anarchici accusati dei sabotaggi all’alta velocità. In questo caso ad essere colpite dai provvedimenti repressivi sono state 7 persone. Cori, striscioni, scritte sui muri: rabbia contro la Polizia, lo Stato, la repressione. È quel gesto — alzare la voce — che oggi viene messo a tariffa.
Perché è un cambio di strategia? Lo sottolineano le stesse persone multate, in un comunicato reso pubblico qualche giorno fa: un procedimento penale richiede indagini, l’accertamento di responsabilità individuali, il contraddittorio con la difesa e, dopo anni, la decisione di un giudice. Con la multa, un procedimento amministrativo, salta tutto: è, con le loro parole, «rapidissima da fabbricare, immediatamente esecutiva e replicabile con un click di copia-incolla». Colpisce subito e scarica sulla persona colpita l’onere economico e materiale del ricorso.
La repressione viene insomma anticipata e automatizzata, riducendo al minimo il ruolo del giudice. In più, questo tassello si somma ad altre misure amministrative introdotte o rafforzate dallo stesso Pacchetto Sicurezza: fermi preventivi fino a 12 ore, fogli di via, sorveglianze speciali, arresto in flagranza differita; nonché alle nuove tutele per gli agenti.
L’iniziativa
Nessun* rimarrà sol*. Le persone multate si sono riunite in assemblea per organizzare «una risposta comune» contro il nuovo strumento repressivo, a partire dall’impugnazione delle contravvenzioni, passando per la creazione di gridasediziose@inventati.org, una casella mail di raccolta di misure simili: per non lasciare che diventino prassi, e per diffondere tra chi scende in piazza la consapevolezza che contro le multe amministrative ci si può difendere. Perché il precedente è pericoloso: se gridare in un corteo costa 2.400 euro, la piazza diventa un lusso che ci si può permettere solo pagando.
Solidarietà alle persone colpite!
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