Narrare la violenza a partire da noi – Un’escalation pericolosa: da una risata a una minaccia di stupro

Narrazione…numero…?
Innumerevoli…
Abbiatene cura…
…la violenza è sistemica e strutturale, anche alla fine dell’anno.

Data la forza catartica enorme che le varie narrazioni e prese di coscienza hanno trasmesso a noi in primis e a tutt*, abbiamo deciso di continuare questa raccolta e di ringraziarvi per la forza e il coraggio incredibile che avete avuto e ci avete trasmesso!
Insieme creiamo un luogo libero e non giudicante, in cui ciascun* sia liber* di raccontarsi.

DeGenerAzione


Un’escalation pericolosa: da una risata a una minaccia di stupro.
Sono sull’autobus, è sera, sto tornando a casa. Di fianco a me ci sono due ragazzi che chiacchierano in francese. Uno di loro fa una battuta molto spiritosa al che scoppio a ridere anch’io. Subito i due se ne accorgono e simpaticamente iniziamo a parlare “eh si, capisco il francese… di dove siete?…. ah siete qui in vacanza!… vi piace Milano?…” e così via. Mi dicono che stanno andando a una festa in un locale che conosco, e mi propongono di venire con loro. Declino l’invito, devo proprio tornare a casa. Insistono e mi confessano di cercare compagnia femminile per “divertirsi un po’”. Fino a quel momento mi ero sentita molto tranquilla, contenta di poter scambiare due parole amichevoli con degli sconosciuti, ma ecco che la chiacchera finisce, hanno frainteso il mio atteggiamento? Cerco di chiarire subito, rimanendo cordiale, non ho proprio nessuna intenzione di venire con loro a “divertirmi”. Ma niente da fare, sembra che i due si siano fissati, mi chiedono nuovamente di unirmi a loro, o almeno di dargli il mio numero di telefono per uscire l’indomani sera, mi dicono che vogliono portarmi al ristorante, mi fanno dei complimenti. Ad ogni loro richiesta o proposta rispondo di no, ma sempre più debolmente, fisso per terra, mi contraggo, mi ammutolisco mentre loro si fanno sempre più insistenti, viscidi, arrabbiandosi del mio rifiuto e rinnovando proposte. Le persone intorno a noi, pur non capendo tutta la conversazione, percepiscono sicuramente la mia difficoltà, dai loro toni e dalla mia ripetuta risposta “non”. Eppure, nessuno interviene, tutti hanno lo sguardo abbassato, come il mio. Un signore, mentre scende dall’autobus, mi guarda e mi dice “scendi con me, ti aiuto io” ma questo non mi rassicura affatto, anzi, ho l’impressione che questo signore potrebbe approfittarsi della situazione per isolarmi a sua volta e avermi alla sua mercé. Sono sola, aspetto che passi tutto. Intanto i due, ormai completamenti offesi, passano ad insultarmi, ma non si fermano qui. Dicono che rimarranno sull’autobus finché non scenderò e allora, quando sarò sola, mi faranno quello che vogliono. Eccola, la minaccia, a distanza di anni me la ricordo ancora nitidamente. Il pericolo è reale, sudo freddo, mi paralizzo. Passa la mia fermata ma non scendo, non mi muovo di un millimetro e fisso per terra. Dopo un po’ i ragazzi scendono, sono sollevata ma non riesco ancora a muovermi, ho paura che rispuntino dalla porta, aspetto ancora tre fermate per essere sicura, e finalmente torno a casa.
Cosa può assimilare una donna da un episodio come questo? Che è meglio non fidarsi di nessuno? Che ogni ragazzo che incontri, anche se sembra simpatico e tranquillo, è un potenziale pericolo per me? Che solo chiacchierando potrei dare l’impressione di “starci”? In che modo questa consapevolezza limita la mia libertà?

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