Cavezzo: racconti autorganizzati dal campo base delle Bsa

Da un mese a questa parte quando si parla di Emilia Romagna ciò che salta alla mente in maniera più diretta e immediata è la parola terremoto. Il sistema di sismi che ha colpito questa regione ha lasciato ferite profonde sia nei territori, sia nella popolazione.

A Cavezzo, dove è situato il campo base delle Brigate di Solidarietà Attiva, l’attività e l’operato dei volontari è incessante: ogni giorno lo spaccio popolare rifornisce di generi di prima necessità le persone che ne fanno richiesta.

Da questo piccolo paese partono anche le staffette che riforniscono le zone circostanti, dove gli aiuti delle Istituzioni e della Protezione Civile non arrivano, così come i gruppi di volontari alle prese con la mappatura del territorio.

Attraverso questo tipo di lavoro si riesce a entrare in contatto con le persone colpite dal sisma e a comprenderne le problematiche, le storie e le emozioni. C’è chi ha perso la casa o è ancora in attesa delle necessarie verifiche strutturali, chi aveva un’attività e ora si ritrova a dover ripartire da capo dopo anni di sacrifici, chi lavorava in una fabbrica e ora si trova in cassa integrazione perché l’azienda ha deciso di delocalizzare la produzione. Spesso il volontario si trova a condividere il vissuto personale di chi ha davanti: dei terribili momenti della paura, ancora viva e presente, provata al momento della scossa, allo sconvolgimento della quotidianità dopo il terremoto.

Con le storie di cui in Emilia siamo venuti a conoscenza, si potrebbero riempire pagine e pagine e probabilmente nemmeno il giornalista o lo scrittore più abile sarebbero in grado di trasmettere e descrivere tutto ciò in maniera esaustiva e completa, perché solamente chi ha vissuto e vive questa realtà è in grado di comprenderne ogni singolo aspetto e sfaccettatura.

Proprio per questo motivo io stesso, pur essendo un volontario, non andrò oltre nel raccontarvi o approfondire queste storie: vi invito invece a venire in Emilia, per poter ascoltare e vedere con i vostri occhi quanto brevemente è stato descritto poche righe sopra.

Nondimeno voglio condividere con voi uno degli aspetti che mi ha particolarmente colpito in questo periodo di permanenza presso il campo delle Brigate di Solidarietà Attiva. Parlo della vita stessa e dell’atmosfera che si è creata in questo campo.

Quando sono partito da Milano avevo mille domande e interrogativi e soprattutto mi domandavo come mi sarei sentito una volta giunto al campo in Emilia. Un legittimo timore si era impadronito di me; tutti questi dubbi però si son diradati in batter d’occhio, l’ambientazione nel campo è stata immediata, e questo per merito di tutti i volontari e le volontarie che si sono dimostrati da subito aperti e disponibili. Fin da subito è sembrato quasi di aver ritrovato dei vecchi amici che si erano persi di vista da tempo.

Non importava da quale città provenissi quale fosse il mio passato o il mio background. Quello che contava era solamente essere li, con la voglia e l’entusiasmo di mettersi al servizio delle popolazioni e la volontà di voler condividere questa esperienza con altre persone che erano giunte con lo stesso proposito.

Ho incontrato persone provenienti da tutta Italia, ognuna con le proprie esperienze e le proprie idee ma unite dallo stesso obiettivo.

Ho provato in prima persona il concetto di orizzontalità delle decisioni e della condivisione delle informazioni: nessun capo e nessun sottoposto ma tutte sullo stesso piano per poter dare il meglio.

Ho condiviso le fatiche, ma anche i momenti di svago, perché ogni tanto anche il volontario si rilassa… ci siamo trovati  a chiacchierare magari fino a notte inoltrata delle sensazioni provate in giornata, a bere in compagnia a ridere e scherzare.

Insomma, venendo in Emilia ho trovato una nuova famiglia e questo sicuramente sarà una delle cose che mi porterò dentro per tutta la vita. Scrivo questo articolo quando ormai mancano pochi decine di minuti alla mia partenza da qui, ma di una cosa sono sicuro, tornerò presto perché di cose da fare ce ne sono ancora tantissime e tornerò perché sono desideroso di riabbracciare i fratelli e le sorelle conosciute ma anche con la voglia di conoscerne di nuove.

Venire in Emilia con le Brigate di Solidarietà Attiva non è solo un’occasione per poter aiutare, ma anche un’occasione per poter condividere questa esperienza in compagnia di persone meravigliose e condividere una pratica, quella dell’autorganizzazione, che merita di essere conosciuta e vissuta.

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