[DallaRete] Cartografie per La Terra Trema | Considerazioni sull’edizione 2014

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C’era da tracciare una mappa, una nuova, come ogni anno.
Assicurarsi agli approdi sicuri, cercare le terre nuove, studiare le strade mai percorse.
Riconoscersi e ritrovarsi tra le stelle (lo abbiamo detto, sì), il mare, la Terra, le genti.
La Terra Trema è un viaggio lungo, nodoso, che si ripropone. Poi, oltre, rimangono 365 giorni, per pensarci e costruire, ricostruire.
Alla fine ci si ritrova rotte/i, spossate/i, inquiete/i, felici.

Abbiamo tracciato la nostra mappa intorno a ciò che conoscevamo.
Segna. aggiungi i pezzi, i luoghi che incontri, le persone, i sapori, gli odori, le maledette aspettative anche.
C’era in testa un pensiero, Gino Veronelli, il decennale da una assenza., le riflessioni da fare intorno a una storia che da lì in poi si era distesa e svolta in mille modi. E con cui fare i conti. Abbiamo raccolto racconti, nuove ipotesi. Ci siamo rese/i, noi e altri da noi, conto di quanto possa essere forte ed esteso il segno che si è in grado di lasciare.
Ma c’erano soprattutto persone, fatti e processi che avremmo voluto celebrare o affrontare.

La resistenza No Tav. Per dirne una. La lotta di un popolo che si è fatto una ragione di una questione non scontata, lo Stato non sempre decide sulle vite, nostre e vostre, sulle sorti di terre e territori. Resistenza NoTav.
C’era questo da celebrare e ribadire. La loro agricoltura, a La Terra Trema, la loro ricerca costante, assidua.

C’era da affrontare una cosa enorme e minima al contempo, Expo2015. Come, dove.
Corruzione malaugurata del pensiero, delle economie, dei paesaggi che ha trasformato. Ribadire, aver chiaro d’aver di fronte un grimaldello pericoloso e malsano. Aver chiaro che un grimaldello è cosa che si finge chiave d’accesso ma che non lo è, che irrompe e scassa. Saper bene cosa vorrebbe scardinare e sdoganare, cosa sono Eataly, Slow Food, Coca Cola, Monsanto, Nestlè, DuPont.

C’era pure urgenza di gettare gli ormeggi e fermarsi.
C’erano i produttori e le produttrici da incontrare, ancora, oppure da conoscere, per la prima volta, tirare in mezzo, sempre di più.
Lavorare e ragionare nonostante le provenienze, le distanze, le differenze, le diverse rotte, per forza di cose.

C’era infine il mare enorme. Il pubblico che sempre attraversa e che ha attraversato LTT nel 2014. Mare informe, increspato, mosso, rumoroso, e silenzioso, sereno anche.
Qui c’è una consapevolezza, che è rivendicazione, che chi attraversa la 3 giorni non è solo pubblico del vino. È fauna multifaccia, animo molteplice.
E la consapevolezza è anche la capacita di decifrare il suo gorgogliare profondo che non solo delle mille qualità del vino racconta, dei calici o dei solfiti parla. Ma che nei tre giorni ci ha raccontato di rabbia e rivolta, di territori devastati, di lavoro insano e malpagato, di case sfitte ora occupate.
Non ce ne voglia il settore, ma in questa frequentazione, quest’anno abbiamo trovato la vita attiva, attenta, all’erta, fremente, curiosa e partecipe. Per ogni braccio in alto, mano al calice, al brindisi di sabato vorremmo gioie e rivoluzioni.

Oggi la mappa è tracciata. 2014. Su questa segniamo gli epicentri, i piccoli cerchi concentrici su voi geografie vive. Le scosse che vogliamo e che vorremmo. La prima sarà, in divenire, Seed Vicious | Semi di resistenza. 21 e 22 Marzo 2015. Per un’agricoltura contadina libera da OGM e da monopoli. Per una distribuzione dei prodotti della terra e del cibo diffusa e autogestita. Dopo un’annata che ha devastato uliveti, vigne, raccolti, lavori, vite. Nell’anno dell’Expo, vetrina infame.

Altre scosse, le tracciamo sulle teste nostre, Folletto25603 | Leoncavallo. Un lavoro che pensiamo unico a Milano e in Italia, che apre strade a mondi inesplorati, banalizzati. La materialità della terra e dei territori nella materia prima, nelle cucine popolari, nella gastronomia dei paesaggi. Cuochi vs chef. Autodeterminazione contro sponsorizzazioni insane. Strade aperte sul domani della agricoltura e sulla vita, sulla ristorazione di qualità, autogestita, degli spazi sociali, popolare a filiera diretta.

In ultimo, da segnare sulla carta, i cento e più terremoti di territori, le storie di agricoltura e vino e resistenza, i vignaioli e le vignaiole, i contadini, le contadine che ci hanno attraversato e ogni giorno ci attraversano. Dalla Val di Susa alla Romagna, in Val Bormida, nell’Adige, nelle Langhe, nella Valdobbiadene, dall’Aquilano al Garda Bresciano, dalla Valle de Ticino agli Euganei, tra il versante nordetneo e la punta estrema della Sicilia opposta, dalla Val di Mazzara alle Terre del Cerrano.
Per tutto questo La Terra Trema, le cartografie che stiamo tracciando, quelle di oggi e quelle in divenire, rimangono sempre più forte riferimento, ambito importante, necessario, unicità, nella cultura enologica e gastronomica di questo paese.
Qui – organizzatori, produttori e pubblico – tracciano mappe immaginando il cibo, il vino, i vignaioli, le agriculture, gli agricoltori del futuro.

Grazie a tutte, a tutti.
In alto i calici. A voi.

La Terra Trema

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