[DallaRete] “Chi libera i muri?” – Ivan sui cento muri messi a disposizione dal Comune

11039213_926162284072980_5360469319226480606_n“Liberare” cento muri in città con metà della gente che li potrebbe dipingere in “catene”, non c’entra nulla con quello su cui, oltre due anni fa, alcuni di noi hanno lavorato con la giunta per una possibile operazione sulla città (si parlava di tutela del già esistente, sospensione delle pene per i minori, interventi nelle scuole, riqualifica sociale ed artistica delle periferie, un festival di un mese, ateliers popolari, mostre gratuite…).

Ovviamene decine di spazi da poter dipingere sono cosa buona, oltre al fatto che fin quando c’è stato dialogo con la Commissione Cultura (referenza poi passata alla Sicurezza) mi son impegnato in prima persona, accanto ad una decina di altri artisti pubblici e writers milanesi, per ottenere almeno questo primo risultato.

Dopo un anno di silenzi, dove però gli allarmi del perbenismo han strillato “per bene”, resta un sapore amaro e provo a non cader in un facile entusiasmo.

Credo che la delibera sia ora tardiva, manchevole di innumerevoli aspetti fondamentali per la gestione della creatività e del decoro della città, non ha risorse stanziate mentre il sostegno ai “volontari” del pulito non è mai mancato, giustificherà una repressione futura senza freno e già oggi inaccettabile.

Siamo ancora qui a discutere di tags e vandalismo, di buoni e di cattivi, quando le forme di espressione nello spazio pubblico sono antiche, molteplici e stratificate. Sono 4.000 anni che la poesia, la scrittura delle strade e l’arte pubblica è un costitutivo fondamentale per il presente ed il futuro di una collettività.

Non sono un writer, non lo sono mai stato, diversi sono miei amici, non mi interessa parlare di un mondo a cui non appartengo e di cui sono legittimi ben altri, vi parlo invece del fatto che se aprite a caso una pagina della storia, ci troverete qualcuno intento a scrivere un racconto, guarda caso per strada.

E la nostra storia non sta negli spazi che ci sono dati, ma in quelli che ci siamo presi.

Ci sono paesi dove i muri sono “libertari” più che “liberati” e scrivere le strade si può far senza delegare ad autorità alcuna, o meglio sottostando ad un comune sentire, ad un volere ed una legittimità popolare.

Il fatto poi che il Comune di Milano si riserverà di cancellare ciò che riterrà inopportuno (su che principi? su quale giudizio? chi ne sarà responsabile?), dice molto su chi detiene davvero la titolarità di questi muri “liberi”.

Il fatto poi che si deve a chi ha dipinto illegalmente in strada proprio la disponibilità di questi spazi, dice molto su chi dovrebbe davvero detenere l’autorità su questi luoghi.

Pochi si assumeranno e si sono assunti le loro responsabilità per gli scempi culturali e sociali che ci circondano, mentre chi dipinge “illegalmente” in strada (o cosa ben più importante fa conflitto sociale su temi che riguardano tutti) invece, le sue responsabilità, se le prende ogni volta che (e se) ci mette la faccia.

Credo occorra esser “partigiani del proprio tempo”, e che, sopratutto quando si parla di auto-organizzazione e libertà d’espressione, “il miglior passo da compiere sia non indietreggiare”.

Tra Londra e Salerno (!), “La poesia Mandala al Leo” (con Piger + Amina), Mura Libere da tempo, Spazio Pubblico Autogestito Leoncavallo, Milano, qualche giorno fa.

Ivan

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