[DallaRete] #Expofamale – Facciamolo smettere

– 4 Ottobre ore 16.00 @ piazza Dante, Bergamo

 Assemblea provinciale in avvicinamento alla 2 giorni NOEXPO del 11-12 Ottobre

“Dalla BreBeMi a Zingonia: le ricadute di EXPO 2015 sul territorio bergamasco”.

Pullman per corteo NOEXPO 11 Ottobre a Milano

Partenza alle ore 13.30 dal piazzale della Malpensata.

Costo 3 €,  per info e prenotazioni scrivere a:  prenotazioni@anche.no

#EXPOFAMALE – FACCIAMOLO SMETTERE

exposigarette

I modelli e meccanismi di espropriazione e di sfruttamento che devastano il territorio fisico e il territorio dei diritti sono figli delle logiche neoliberali e trovano nelle grandi opere (non solo nel  TAV Torino-Lione) un canale privilegiato per auto-perpetrarsi facendo leva sulla natura di questi eventi che, come ormai arcinoto, favoriscono la speculazione e l’infiltrazione mafiosa.

Expo 2015 non sfugge a questo sistema, anzi lo amplifica andando ad intaccare non solo la difesa dei territori e il contrasto alle speculazioni ma avendo un forte impatto anche in altri campi tra i quali soprattutto lavoro, politiche di genere e autodeterminazione alimentare. Al netto della sua innegabile centralità non basta catalogare tutto ciò che è in connessione con l’esposizione universale per opporsi a quello che Expo rappresenta.

Expo è sia un acceleratore della speculazione e della devastazione dei territori sia un laboratorio per la creazione di nuovi dispositivi di sfruttamento basati sulla triade debito, cemento e precarietà.

Riconoscere e combattere tali dispositivi serve per capire il sistema intorno all’esposizione universale e per andare oltre la sua specificità.

In questo senso, di seguito riportiamo una analisi preliminare e non conclusiva di tre casi studio in cui si trovano tracce del modello Expo sul territorio bergamasco, sia tramite una connessione diretta e palese sia attraverso la riproduzione di nuovi modelli di predazione capitalistica.

BreBeMi –  L’Autostrada del Rilancio

brebemi_1“L’Autostrada del Rilancio”. Queste le parole pronunciate durante l’inaugurazione dello scorso 22 luglio dal premier Matteo Renzi per definire la nuova autostrada A35, meglio nota come BreBeMi, il nastro d’asfalto che lacera le campagne tra Brescia, Bergamo e Milano.

Il premier Renzi ha scelto di dare la sua benedizione a questa neonata infrastruttura perché opera simbolo per Expo. In questo modo essa risulta funzionale alla creazione del mito di un’esposizione universale portatrice di sviluppo, nel tentativo di celare una realtà fatta di ritardi, fallimenti e arresti per corruzione.

Per questo motivo l’A35 è stata dipinta come opera fondamentale per l’Expo, realizzata nei tempi previsti, totalmente finanziata da privati, sostenibile, e in grado di rispondere alle esigenze di mobilità del territorio.

Come per Expo, anche questa rappresentazione presenta enormi falle.

I primi progetti della BreBeMi risalgono a più di 18 anni fa, e nonostante ciò l’opera è stata inaugurata in fretta e furia con lavori in parte incompleti.

Dei 2.4 miliardi spesi per la sua realizzazione il 75% sono stati versati da enti pubblici come la Cassa Depositi e Prestiti e dalla BEI, e da banche come Intesa, mentre i soci privati hanno ricevuto una defiscalizzazione autorizzata dal ministro Lupi che ha permesso loro di rientrare subito dell’investimento compiuto.

Il tutto per un’opera che è oggettivamente inutile: realizzata senza un vero e proprio studio di traffico, la BreBeMi risulta sostanzialmente deserta. A riprova dello scarso traffico è l’assenza di un operatore che sia intenzionato a gestire le aree di sosta dell’A35: niente benzina e niente pause caffè su tutti i 62 Km della BreBeMi.

Nel connettere questa autostrada con Expo è però necessario andare oltre all’immediata similitudine tra il fallimento attuale dell’A35 e il futuro fallimento dell’esposizione, esaminando la BreBeMi in quanto meccanismo di predazione del territorio nel suo senso più esteso.

Non solo quindi il consumo di suolo e l’espropriazione dei terreni, ma anche e soprattutto la messa a valore di un territorio a vantaggio di pochi.

La vicinanza con questa infrastruttura ha infatti aumentato i valori dei terreni, già passati nelle mani dei soliti noti anche prima della realizzazione stessa dell’autostrada. Ne sono esempio i centri commerciali realizzati in prossimità dei caselli autostradali ancora prima che l’opera venisse terminata, se non addirittura durante la fase di progettazione.

IPB – Interconnessione delle speculazioni

ipb_1La ramificazione del sistema infrastrutturale nato per Expo rende possibile la progettazione di una ulteriore serie di opere di interconnessione per andare ad interessare ogni area disponibile del territorio. In particolare, sul terriotorio bergamasco è in fase di progettazione l’Interconnesione Pedemontana BreBeMi.

Expo giustifica quindi Brebemi e Pedemontana che giustificano IPB (che giustifica la riqualificazione di Zingonia come vedremo tra breve).

Una reiterazione dei modelli di speculazione sul territorio, che si autoalimenta in una catena espropriativa in cui tutti cercano di ritagliarsi una fetta di profitto, tutto in nome di Expo. Ogni speculazione si regge sulla precedente, in una interconnessione di predazione delle ricchezze comuni.

È ininfluente il fatto che un’autostrada di 16 Km venga realizzata in un territorio densamente urbanizzato, già saturo di strade, per connettere un’autostrada deserta, la BreBeMi, ad una la cui realizzazione è ancora oggi messa in discussione, la Pedemontana.

L’importante è scavare e cementificare: non è un caso se il progetto prevede che l’autostrada venga realizzata in trincea, cioè sotto il livello del suolo, in maniera da massimizzare i lavori necessari e conseguentemente la torta di appalti disponibili.

In questo modo lo sponsor principale di questa operazione, UBI Banca, il colosso bancario con sede a Bergamo, si garantisce una sostanziosa possibilità di investimento. Il tutto applicando il project financing, modello di successo preso proprio da BreBeMi.

Il modello BreBeMi che fa scuola quindi, esportabile per riprodurre l’accumulazione predatoria che vede i territori messi a valore ed espropriati delle ricchezze comuni. Come per l’A35, la messa a valore delle aree circostanti, più appetibili per via anche solo del progetto di infrastrutture future, finisce per concentrare ricchezze nelle stesse tasche di chi l’autostrada va costruendo.

Ma in questo caso si compie un ulteriore passo nella realizzazione di nuovi dispositivi di predazione.

Nelle vicinanze del tracciato della IPB c’è infatti Zingonia, area degradata nella provincia di Bergamo, oggetto di un piano di riqualificazione della Regione.

Piano di riqualificazione che si poggia proprio sulla realizzazione di nuove infrastrutture in grado di rendere appetibile un area abbandonata a sé stessa e giustificare così l’intervento regionale.

Tutto grazie ad Expo, BreBeMi e IPB.

A ciò si aggiungono tutte le opere di collegamento con il sistema infrastrutturale progettato in vista dell’Expo, che aprono il campo ad ulteriori espropriazioni ed accumulazione delle ricchezze comuni.

Tra queste, l’interconnesione Pedemonta BreBeMi (IPB), conosciuta anche come l’autostrada Bergamo-Treviglio.

Zingonia – La negazione del diritto alla città

zingonia_1Zingonia, progetto fallito di città ideale nata alla fine degli anni sessanta, è un’area suddivisa su cinque comuni della bassa bergamasca. Una zona dove gli abitanti sono costretti a sopravvivere assediati da spaccio e criminalità, subendo al contempo una ventennale assenza delle istituzioni. La forte presenza di popolazione migrante non garantisce infatti un ritorno adeguato in termini elettorali tale da riscuotere l’interessamento delle amministrazioni locali.

Migranti che nel periodo pre-crisi erano soggetti ad un intenso regime di sfruttamento nelle fabbriche della zona per mezzo del sistema delle cooperative, e che nelle mutate condizioni economiche si vedono ora soggetti ad un nuovo sistema estrattivo delle proprie ricchezze.

Non essendo più possibile infatti estrarre profitto per mezzo del lavoro salariato, la spoliazione si sposta sulle proprietà possedute dagli stessi lavoratori migranti e ottenute proprio per mezzo del lavoro in fabbrica.

Con l’alibi di combattere lo spaccio e il degrado, la Regione Lombardia sta infatti realizzando un piano di “riqualificazione” che prevede l’espropriazione e la demolizione dei condomini di Zingonia che ricadono sotto l’amministrazione del comune di Ciserano.

Una volta abbattute le abitazioni, l’area verrà venduta a prezzi stracciati a privati che realizzeranno strutture terziare e commerciali.

Questa operazione è resa possibile unicamente attraverso un utilizzo inedito dello strumento dell’esproprio. Ogni provvedimento espropriativo trova infatti la sua giustificazione ultima nella pubblica utilità del provvedimento stesso; in questo caso però la definizione di pubblica utilità viene per la prima volta declinata nel contrasto al degrado.

Ciò crea un gravissimo precedente: basta infatti che una zona sia degradata, o semplicemente considerata tale, per garantire una piena e totale arbitrarietà nell’operare sul tessuto urbano.

Ogni tipo di partecipazione al processo di trasformazione urbana viene dunque cancellata, privando gli abitanti di Zingonia, e tutti quelli che saranno interessati da provvedimenti analoghi in futuro,

della possibilità di avere una seppur minima voce in capitolo.

È una situazione che rappresenta l’esempio più concreto della negazione del diritto alla città, termine che a volte è stato usato impropriamente come diritto all’accesso delle risorse, quando invece investe pienamente il potere decisionale sui meccanismi di riproduzione urbana.

Questo modello, riducendo spazi di partecipazione in virtù di emergenze decretate dall’alto, trova un evidente parallelo in altre situazioni d’eccezione, come ad esempio i grandi eventi, tra cui ovviamente Expo.

Ma la connessione con l’esposizione universale è ancora più diretta: la sostenibilità economica dell’operazione risiede proprio nell’aumento di valore dell’area dovuta alle infrastrutture come IPB e BreBeMi.

L’abbattimento delle abitazioni di Zingonia è quindi reso possibile per la presenza di infrastrutture progettate per l’Expo.

No Expo in ogni città

HEADER_newCome Expo produce nuove forme di sperimentazione al ribasso delle condizioni di lavoro in modo da poterle applicare in futuro, così nuovi modelli di predazione dei territori vengono testati per poterli poi trasformare in norma.

Con questi tre casi studio vogliamo provare ad uscire dalla declinazione dell’operato di Expo unicamente in cementificazione e produzione di nocività, mettendo invece al centro la sperimentazione economica politica sui territori.

Tale sperimentazione è resa possibile esclusivamente grazie all’eccezionalità di Expo e della sua capacità di legittimare ogni operazione speculativa, unificandole sotto un marchio comune.

Ed è proprio il brand Expo che permette sia il riconoscimento che un’opposizione complessiva ai dispositivi predatori messi in campo. Per poter essere vincente il modello Expo deve sopravvivere proprio a sé stesso.

Partire dunque da Expo, in quanto laboratorio d’avanguardia del sistema capitalistico, per poter essere in grado di affrontare le sfide che da Expo prendono vita, allargando un fronte di lotte connesse nel superamento delle specificità locali, che sappiano battere Expo andando oltre ad esso.

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