[DallaRete] Il contrattacco della Troika, la lezione di Atene

1975043_645900778865645_1940383838809489418_nNei giorni in cui la Banca Centrale Europea annuncia una stretta sull’accesso alla liquidità per le banche greche ed i governanti tedeschi alzano un muro ripetendo il mantra dell’austerità (stabilità e libero mercato) riprendiamo un articolo da Atene.

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Stiamo ai fatti. La sera di giovedì 5 Febbraio diecimila persono si sono autoconvocate in piazza Syntagma per dire: non ci ricatterete, non abbiamo paura.

Una dimostrazione di quello che ha portato al governo Alexis Tsipras e Syriza: le persone, molte persone che erano lì chiamate da un passaparola che è passato anche dai social media, avevano anche volti nuovi rispetto al solito, rubiamo con un orecchio da una diretta sentita dalla corrispondente da Atene di Radio Popolare.

Stiamo ai fatti: abbiamo visto i ministri delle finanze giocare con il ministro greco, capace di attirare su di sé il peggio della curiosità imbecille del giornalismo nostrano: ah, non porta la cravatta, ah sì lavorava per una multinazionale di video-games, ah sì va in moto.

Abbiamo visto un ministro di un paese dire cosa deve, deve, fare il ministro di un altro paese sovrano. Come se fosse un subordinato. Schauble, ministro di Mekel, ha detto che la Grecia deve trattare con la Troika.

Abbiamo visto dal mattino di giovedì 5 Febbraio, difficile non aspettarselo, la manovra a tenaglia Bce e Fmi, conseguente quanto si vuole alle parole di minaccia del nuovo governo greco sul debito, parole di un governo eletto. La borsa giù dal 9 ha perso alla fine il 3 per cento.

Ma guardando la fotografia, le fotografie che arrivano da Atene e leggendo le dichiarazioni di Tsipras «La Grecia non accetterà più ordini per mail», è difficile non provare la soddisfazione di chi da anni osserva un sistema con poche speranze di scardinarlo davvero. E questa volta, molti pasciuti analisti e operatori finanziari non saranno d’accordo, forse non andrà in maniera diversa.

Però in questo rapporto di forza così evidente, così plastico, le persone che tornano in piazza e si stringono al messaggio greco, che è soprattutto un messaggio di dignità e di sovranità, sono il segno che si può fare.

Paul Krugman, sul New York Times: «Si potrebbe pensare che la politica europea voglia un salvataggio economico non per la Grecia, quanto per le banche dei paesi creditori e che il governo greco deve attuare come un semplice intermediario (mentre ai cittadini greci, che hanno visto cadere in picchiata il proprio livello di vita, si richiede che facciano ancora più sacrifici perché proprio loro possano portare dei fondi per quel salvataggio).

Una maniera di vedere le esigenze del neo governo greco – scrive ancora Krugman – è che questi vuole che si riduca la quantità di debito da pagare. Nessuno sta dicendo che la Grecia spende di più di quanto entri nelle casse: quello che si sta discutendo è la possibilità di spendere meno in interessi e di più in materie come la sanità e gli aiuti ai poveri. E facendo così la conseguenza sarebbe che si riuscirebbe a ridurre enormemente la percentuale di disoccupazione greca, che oggi è al 25 per cento».

Il governo si indebitò, ma le banche al momento di prestare sapevano perfettamente che quei soldi non li avrebbero mai più rivisti. Oggi c’è una strada nuova, dove la richiesta del nuovo corso greco è quella che riguarda ‘il bene più prezioso’ e cioè il tempo. Avere tempo per studiare un patto che porti fuori dalla dinamica padrone-subordinato in atto da cinque anni con gli uffici del mostro tricefalo della Troika.

Abbiamo nuovi alleati, ha detto Tsipras. A Roma ha incassato un sostegno a parole e una cravatta, il presidente francese Hollande pare abbia consigliato – e avrebbe lavorato per – un incontro diretto fra Tsipras e Merkel. Ma sono le facce del corteo di questa sera che muovono il rapporto di forza. E se le guardi bene sono anche le nostre facce, sono persone dell’ex classe media, di fronte al loro palazzo, espropriato e teatro di scontri per anni.

L’unico senso che può avere l’Europa è quello che si basa sulla base della solidarietà. Il resto è profitto e speculazione, è, per citare il logoro slogan, l’Europa delle banche e degli interessi finanziari. L’antitesi della comunità sociale, politica, che dovrebbe essere l’Europa e che stenta a decollare.

Per questo l’opposizione al potere, il rivendicare la propria dignità di uomini e donne, di popolo, di sovranità è un’ottima notizia che fa ben sperare per il futuro, in uno scontro che è solo all’inizio.

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