[DallaRete] Sul coinvolgimento degli apparati di sicurezza egiziani nella morte di Giulio Regeni

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Dopo i primi accertamenti appare sempre più probabile che il ricercatore sia stato torturato e ucciso da funzionari egiziani in cerca di informazioni.
Con grande difficoltà gli investigatori italiani al Cairo stanno cercando di reperire elementi utili per risolvere il caso del ricercatore italiano, Giulio Regeni, torturato a morte e ritrovato il 3 Febbraio 2016. Le attività investigative in Egitto, infatti, vanno avanti con lentezza anche a causa delle metodologie di indagine utilizzate dagli apparati di sicurezza egiziani, decisamente diverse dalle nostre. La raccolta di prove sta proseguendo senza sosta e, secondo quanto si apprende, apparse sempre più concreta l’ipotesi – al momento la più accreditata tra i nostri inquirenti – del coinvolgimento di organismi egiziani nella vicenda.

La procura egiziana visione i video della sorveglianza. La magistratura egiziana sta visionando tutte le registrazioni di videosorveglianza della zona dove è scomparso il ragazzo. A confermare la notizia sono state fonti, riportate dal sito egiziano al Watan. “I responsabili della Procura – è stato specificato nell’articolo – continuano a visionare le videocamere dei negozi e di certi appartamenti”.
“Le indagini degli apparati di sicurezza hanno affermato che l’ultimo posto dove si trovava Giulio Regeni era via Sudan”, ha spiegato il sito, conferando un’indiscrezione trapelata già ieri. “E immediatamente le forze di sicurezza hanno setacciato la strada, in particolare i negozi che vi si affacciano, per informarsi se ci sono videocamere che abbiano ripreso immagini della vittima”, ha aggiunto El Watan senza precisare le proprie fonti, ma segnalando che la Procura di Giza, “sotto la direzione del giudice Ahmed Nagy, ha ricevuto il rapporto di medicina legale” su Regeni. “I responsabili della Procura hanno anche interrogato gli abitanti del suo immobile”.

Lo scoop del New York Times. Proprio ieri il New York Times aveva scritto che, secondo un “testimone”, Regeni sarebbe stato fermato da due agenti in borghese e che il fermo sarebbe stato “ripreso da quattro telecamere di sorveglianza” di altrettanti negozi del quartiere ma la polizia egiziana “non ha ancora chiesto le registrazioni video”. Oggi la svolta con la magistratura del Cairo che sta lavorando per scoprire la verità sul rapimento e l’atroce morte subita dal ricercatore italiano.

 

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