[DallaRete] Zam sfrattato a manganellate: é il meraviglioso mondo di Pisapia

 

sgomberozamIl centro sociale Zam, nel cuore del quartiere Ticinese, ieri è stato sgomberato dalla polizia che si è distinta nella solita e inutile prova di forza contro ragazzi e ragazze a mani nude. Un epilogo segnato dopo che la magistratura aveva ordinato lo sgombero perché un’ala dell’ex scuola, di proprietà del Comune, è pericolante. Peccato che proprio in questi giorni la giunta Pisapia avesse invitato diverse realtà a confrontarsi sul tema degli spazi. Un piccolo fallimento per tutti e non c’è rimpallo delle responsabilità che tenga. A settembre, Zam si troverà una nuova casa. Anzi, tre.

Per non offen­dere nes­suno, sgom­be­riamo il campo dall’equivoco. Le man­ga­nel­late che ieri sono sfug­gite di mano alla giunta Pisa­pia e che hanno segnato alcune gio­vani teste schie­rate in difesa del cen­tro sociale Zam, quelle sono solo man­ga­nel­late uma­ni­ta­rie. E quei lividi san­gui­nanti (quat­tro feriti, e vari con­tusi pic­chiati da poli­ziotti sem­pre troppo ner­vosi) forse non sono altro che ruvidi inviti a sedersi al “tavolo” della trat­ta­tiva. E che sarà mai?

Deve essere così se dopo il con­sueto lavo­retto di forza il Comune di Milano ha bea­ta­mente rilan­ciato il suo tavolo del con­fronto (e meno male che non si è fatto male nes­suno) “con tutte le realtà pre­senti in città per­ché siamo con­vinti della pos­si­bi­lità di indi­vi­duare anche pro­po­ste con­crete sull’utilizzo degli spazi che pos­sano evi­tare il ricorso agli sgom­beri”. La seduta si terrà sabato. Almeno una sedia resterà vuota (le altre già cigo­lano per l’imbarazzo: Arci, Camera del Lavoro e poche altre associazioni).

Nel frat­tempo non si è ancora capito chi sia in grado di ope­rare il mira­colo, visto che il sin­daco Giu­liano Pisa­pia, per sua natura con­tra­rio agli sgom­beri — e ci man­che­rebbe altro — nulla ha potuto con­tro l’evento sopran­na­tu­rale che ha azze­rato l’esperienza auto­ge­stita nel cuore del cen­tro sto­rico più caro (anche al metro qua­dro) alla bella e demo­cra­tica sini­stra mila­nese, il quar­tiere Ticinese.

Ma la giunta allarga le brac­cia dicendo che lo sgom­bero è stato ordi­nato dalla Pro­cura di Milano per­ché una parte della ex scuola occu­pata è peri­co­lante. Vero, ma non può essere tutta “colpa” di un pm. E poi si può deci­dere: una strut­tura semi-peri­co­lante la si mette in sicu­rezza, oppure no. Viene da chie­dersi se fa più male un sin­daco — o una giunta, piena zeppa di “amici” dei cen­tri sociali — che sobilla sgom­beri o un sin­daco che nulla può fare per impedirli.

Magari anche solo tem­po­ra­nea­mente per ragio­nare a bocce ferme. Del resto era pro­prio la dia­lo­gante giunta Pisa­pia ad aver “aperto” qual­che set­ti­mana fa il “tavolo” con alcune realtà sociali per discu­tere di spazi da asse­gnare. Ora, anche il più sfe­ga­tato dei fan della “pri­ma­vera aran­cione” arri­verà a com­pren­dere che non può esi­stere dia­logo o trat­ta­tiva quando il buon senso viene preso a man­ga­nel­late. Come sem­pre è acca­duto, anche quando le giunte erano diver­sa­mente colorate.

In più, tanto per com­pli­carsi la vita, la giunta di Milano — e il con­si­glio comu­nale dove sie­dono diversi cari amici dei cen­tri sociali che sem­pre sim­pa­tiz­zano spe­cial­mente su Face­book — sa benis­simo che il “pro­blema” si ripre­sen­terà tale e quale tra qual­che set­ti­mana. A Set­tem­bre. Ci sono già le date delle nuove occu­pa­zioni pre­vi­ste, al plurale: i bene infor­mati sanno che i nuovi spazi saranno tre. E due, di nuovo, saranno pro­prietà del Comune di Milano. E magari uno ser­virà per ospi­tare i ragazzi e le ragazze del cen­tro sociale Lam­bretta, l’altro luogo auto­ge­stito che pro­prio dopo Ferragosto rischia di essere sgom­be­rato — que­sta volta per respon­sa­bi­lità poli­tica della Regione Lom­bar­dia (ma pare che for­mal­mente Bobo Maroni non ordi­nerà nes­suno sgom­bero). Ci pen­serà un’altra volta la polizia.

La sini­stra mila­nese ina­ci­dita bofon­chia. C’è chi si è stu­fato di non rac­co­gliere mai nem­meno le bri­ciole, men­tre la città addi­rit­tura si dà arie per nutrire il pia­neta (a pro­po­sito di ille­ga­lità e magi­stra­tura), chi si ver­go­gna e tace e chi si insulta tipo derby, gli adepti del credo aran­cione sem­pre e comun­que e gli ultrà del tanto peg­gio tanto meglio. Ma la par­tita vera si gio­cherà tra due anni, al voto dopo l’abbuffata dell’Expo.

Con un po’ di corag­gio, que­sta volta, Sini­stra Eco­lo­gia e Libertà almeno ha ammesso di vivere lo sgom­bero di Zam come una vera scon­fitta. La miglior auto­di­fesa, è l’attacco. Una scon­fitta, “che sen­tiamo anche nostra, soprat­tutto nostra. Lo vogliamo dire in modo netto e chiaro senza nascon­derci die­tro rocam­bo­le­schi giri di parole o ten­ta­tivi di media­zione sull’attribuzione delle respon­sa­bi­lità che fini­scono sem­pre per chiu­dersi al mas­simo ribasso. Le scene delle man­ga­nel­late su gio­vani a mani nude non pos­sono che lasciare scon­cer­tati e preoccupati”. Senza alcun biso­gno di cospar­gersi il capo di cenere, stanno con Zam anche Rifon­da­zione Comu­ni­sta, Camera del Lavoro, Fiom e Arci.

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