Via d’Acqua: “Sindaco, cambi Questa Opera”. Lettera di un Cittadino a Pisapia

 

1922080_10152243104778566_1531317514_nLa lettera/appello di un milanese a Pisapia: “Cancelli, o almeno abbia il coraggio di cambiare radicalmente questo canale chiamato Via d’Acqua. Diffidi il commissario Sala dal derogare sulla salute dei cittadini declassando gli inquinanti”.

Gentile signor Sindaco Pisapia, gentile signora Vice-sindaca De Cesaris, gentile signor Presidente Zona 7 Tellini,
sono un cittadino di Zona 7 e vorrei fare insieme a voi alcuni ragionamenti logici sulla cosiddetta “Via d’Acqua” partendo da semplici elementi, tutti facilmente verificabili.

1) Strategicità dell’opera: un canale irriguo
Sul tema della cosiddetta Via d’Acqua una delle argomentazioni più frequenti da parte di voi amministratori riguarda la tecnicità degli argomenti che può diventare un ottimo alibi per non esprimere un parere. (“Non sono un ingegnere” è anche quanto detto da lei sindaco alla biblioteca di Baggio il 20 Gennaio).
Io non sono né ingegnere, né tecnico ma semplicemente leggendo i documenti e i quotidiani vorrei ragionare con voi.
Gentile Vice-sindaca De Cesaris, lei ha definito il 4 Gennaio la Via d’Acqua come opera strategica. L’uso dell’aggettivo “strategica” significa quindi che la sua portata va oltre l’evento Expo2015, altrimenti sarebbe stata un’opera “tattica”. E la valenza oltre Expo è quella di “canale irriguo”, infatti così si chiama ufficialmente ora, non più con l’evocativo ma ingannevole “Via d’Acqua”. Un canale irriguo che ha l’obiettivo di portare acqua agli agricoltori del Sud Milano, dal canale Villoresi ai campi agricoli del Sud attraverso il naviglio Grande e poi il Pavese. I 2 mc/s di portata del progetto servono quindi a portare più acqua al Sud.
Voglio riportarvi quanto scritto da Expo 2015 Spa nel documento indirizzato al Consiglio superiore dei lavori pubblici, in seguito alle critiche di quest’ultimo all’opera, il 17 Gennaio 2013. Testuale: “il Naviglio Grande che ha una portata di circa 45/50 mc/s nel tratto a Nord di Abbiategrasso, arriva a Milano con circa 10 mc/s di acqua. La riduzione della portata dipende dalla specifica geometria e conformazione del naviglio“. (sic!)
Da Expo 2015 Spa non viene data nessuna spiegazione su che fine fanno i 40 mc/s di differenza fra Abbiategrasso e Milano. Spariscono? Evaporano? A quanto pare nessuno ha fatto uno studio su dove e come finiscono questi 40 mc/s. Io ho preso qualche informazione e ho scoperto che una buona parte finiscono nel Lambro Meridionale, nella zona di San Cristoforo. I restanti metri cubi al secondo che mancano all’appello sono da imputare a cessioni irrigue ma anche a molte perdite (ad esempio il fondo del Naviglio Grande non è impermeabilizzato).
Ma torniamo al problema iniziale: i 2 mc/s sono “strategici” per il Sud Milano e prendiamo questo dato come vero (anche se nessuno studio ha mai detto che servono proprio 2 mc/s per l’agricoltura del Sud Milano, forse servono 10 mc/s o forse solo 1 mc/s o forse ce n’è già troppa di acqua, e sulla base di quali coltivazioni? E se le coltivazioni cambiano?). Se davvero dobbiamo portare 2 mc/s in più alla Darsena, non è il caso di capire prima dove possiamo recuperarli dal Naviglio Grande stesso, che fra cessioni e perdite ha 40 mc/s a disposizione da Abbiategrasso a Milano? E’ così indispensabile, per soli 2 mc/s di acqua, fare un canale di cemento di 21 km da Nord a Sud, a zig zag in un’area inurbata, tombinato per oltre il 40% del percorso, che taglia irragionevolmente e devasta i parchi cittadini fra i più belli, e che soprattutto costa 100 milioni di euro?! Quanto sarebbe costato alternativamente risistemare il Naviglio Grande per recuperare 2 mc/s dalle perdite, magari impermeabilizzando parte del fondo?!
Se l’obiettivo strategico sono 2 mc/s di acqua in più, con questi semplici dati a disposizione, non serve essere tecnico per capire che è totalmente illogico fare quest’opera: è come voler usare un cannone per cacciare una mosca.

2) Le bonifiche
Sono contento che come ripetuto da tutti, dal Presidente Tellini durante il Consiglio di Zona del 13 Gennaio 2014, dal commissario Sala e dalla Vice-sindaca De Cesaris, i terreni inquinati e le bonifiche non sono un ostacolo allo svolgimento dell’opera. Cioè: se si incorrerà in terreni inquinati o se ci sono situazioni già note (vedi via Quarenghi) si procederà alla bonifica senza indugi. E ci mancherebbe altro, aggiungo io.
Ma allora, se sicuramente si procederà alle bonifiche laddove necessario a tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori impegnati in cantiere, vorrei sapere come mai il commissario Sala, sfruttando i suoi poteri straordinari, il 12 Novembre 2013 con il provvedimento n. 9 ha declassato l’area interessata dal canale da “verde/residenziale” tab. A a “industriale” tab. B ex D.Lgs. 152/06, di fatto con questo espediente alzando di decine o centinaia di volte i valori delle Concentrazioni di Soglia di Contaminazione oltre i quali bisogna caratterizzare e bonificare il sito?!
E infatti, nella Relazione tecnica ambientale di MM Spa del 29 Novembre 2013 (giusto 17 giorni dopo il provvedimento di Sala…) è scritto che in circa un quarto dei carotaggi (25%) effettuati sia da MM, sia dall’appaltatore “sono stati riscontrati dei superamenti rispetto alla destinazione d’uso verde pubblico – residenziale (Tab.1A di cui all’All. 5 della Parte IV Titolo V del D.Lgs 152/06) in particolare per i parametri: – Zinco; – Cadmio; – Piombo; – Nichel; – Rame; – Arsenico; – Idrocarburi pesanti; – Alcuni idrocarburi policiclici aromatici”.
Se, come ripetuto più volte, Expo 2015 Spa e il Comune di Milano sono in buona fede non c’era allora nessuna necessità di alzare i parametri degli inquinanti con un espediente!
I parchi dell’Ovest Milano sono appunto parchi, con destinazione d’uso verde. Non è né giusto né logico ritenere la via d’acqua un manufatto industriale in un’area a destinazione industriale, solo dal punto di vista dei limiti di soglia degli inquinanti.
Ma questo è poi un manufatto industriale? E allora come mai nei rendering del progetto si vedono i bambini che giocano con l’acqua e fra le canne della “via d’acqua”?!
Un manufatto industriale non dovrebbe essere accessibile a dei bambini!
Prendete una decisione. E’ questa un’opera che vuole valorizzare i parchi? E’ un’opera accessibile a dei bambini? E allora la destinazione d’uso è necessariamente verde e i parametri di soglia devono essere quelli di tabella A, come dice la legge.
Altrimenti se è un manufatto industriale, in una zona industriale, con parametri da tabella B, va ben delimitato con una recinzione, come lo sono tutti i manufatti industriali, e reso inaccessibile.
Anche qui non serve essere tecnici, è solo questione di logica, buon senso e coerenza.

3) Inderogabilità dell’opera
Un’altra argomentazione è quella del fatto che l’opera è stata prevista nel progetto che ha vinto il concorso internazionale e che quindi è immodificabile, inderogabile, non cancellabile.
Allora come mai l’amministrazione comunale si fa vanto di aver inserito la riqualificazione della Darsena all’interno del progetto Expo sebbene non inizialmente prevista, dirottando risorse per circa 20 milioni di euro? E come mai il tanto decantato “orto botanico planetario” di Boeri che era nel progetto iniziale è stato eliminato? Quindi anche questa argomentazione è priva di fondamento.
A quanto ammontano le penali? Cancellare il progetto quanto costerebbe? Cambiare il percorso? Di quanto sarebbe il ritardo temporale cambiando percorso? Nessuno ha mai fornito dati oggetti e riscontrabili.
Serietà vorrebbe che si facesse un’analisi costi-benefici fra il voler completare a tutti i costi un’opera assurda e illogica, oltreché dannosa e inutile, con le soluzioni alternative. E in nome della trasparenza e partecipazione che tanto decantate queste analisi devono essere rese pubbliche e verificabili. E’ di sicuro meglio avere un’opera in ritardo ma migliore, che un’opera puntuale ma dannosa. E probabilmente è ancora meglio non avere del tutto quest’opera.

4) I cittadini si sono “svegliati” troppo tardi
Può anche darsi che i cittadini si siano svegliati tardi, come rimproverato da lei sindaco alla biblioteca di Baggio il 20 Gennaio, ma questo può essere imputato solo al fatto che i cittadini siano stati poco e male informati.
All’inizio la cosiddetta “Via d’Acqua” è stata presentata come un progetto fantasmagorico, un “nuovo naviglio leonardesco”, con dei filmati e dei rendering ingannevoli e non realistici. Man mano che però sono emersi i dettagli esecutivi, e questi sono emersi e/o resi pubblici molto tardi, la gran parte dei cittadini ha subito espresso dubbi ed opposizioni.
Italia Nostra è sempre stata attiva sul progetto sia nelle sue fase embrionali attraverso contatti con Expo e l’amministrazione, sia poi pubblicamente nel momento che emergevano i dettagli con una conferenza stampa il 27 Novembre 2012 e poi con una dettagliata lettera il 6 Dicembre 2012 a lei Sindaco Pisapia, senza mai ricevere risposta.
(E, gentile sindaco, non è nemmeno corretto né signorile dire “bisogna vedere se me l’hanno fatta leggera la lettera” di Italia Nostra come da lei dichiarato durante il suo intervento alla biblioteca: non si dà la colpa ai collaboratori, c’è quanto meno una sua responsabilità oggettiva al di là del fatto che la lettera è stata ampiamente pubblicizzata e preceduta da una conferenza stampa).
E allora il tempo per fare cambiamenti ce ne sarebbe stato. Quindi forse questo silenzio è stato tattico per poi poter dire: “l’idea è valida, peccato che ormai non c’è più tempo”.

Io spero con questi semplici passaggi logici di avervi dimostrato che quattro punti importanti da voi utilizzati a difesa di quest’opera non stanno in piedi.
E’ da stupidi fare come i tonni che entrati nella tonnara vanno incontro a morte certa perché non sanno tornare indietro. Potete sempre dire al BIE e agli espositori: “signori, scusateci, stavamo per fare una cavolata pazzesca”, argomentando. D’altronde lo slogan di Expo è “nutrire il pianeta”, lo si vuole nutrire con il cemento nei parchi e nei campi?!
Molti di noi vi hanno votato per portare il cambiamento in città, non per avere la solita politica che gattopardescamente non riesce a smentire sé stessa, neanche di fronte all’evidenza. Abbiate il coraggio di dire che il re è nudo!
Sulla base di quanto esposto sopra, in nome della logica e del buon senso, lasciando da parte la Realpolitik e Machiavelli, ma appellandomi alla vostra onestà intellettuale vi chiedo quindi:
• di avere il coraggio di dire che è un’opera costosa, inutile e dannosa. Abbiate il coraggio di cancellarla, al prezzo di penali da pagare e di brutte figure da fare;
• se proprio non riuscite a cancellare l’opera, con il coraggio residuo che vi rimane, fate valere tutto il vostro peso negoziale, la vostra persuasione morale, il 20% di quota in Expo Spa e pretendete che prevalga almeno il principio di riduzione del danno scegliendo la documentata, approfondita, motivata paesaggisticamente e fondata tecnicamente variante proposta da Italia Nostra. Meglio un’opera meno peggiore in ritardo, che un’opera pessima in tempo. A maggior ragione del fatto che dopo Expo2015 l’opera rimarrà alla città di Milano per decenni (tranne poi fra 25 anni magari spendere altri milioni per demolirla, come abbiamo/avete fatto per le opere inutili dei Mondiali ’90…);
• che il Consiglio di Zona 7 modifichi il parere espresso il 14 Maggio 2012 con delibera a larghissima maggioranza;
• infine, se davvero avete a cuore la salute dei cittadini, di diffidare il commissario Giuseppe Sala dal declassare le aree da verde/residenziale a industriale, di chiedergli di cancellare il provvedimento n. 9/2013 citato, di difenderci da questo abuso. Anche ricorrendo alla magistratura nel caso si continui a ritenere ipocritamente che la “Via d’Acqua” ha una destinazione d’uso industriale, evidentemente con il malcelato tentativo di alzare artificiosamente i parametri di soglia per evitare la caratterizzazione del sito e la bonifica.

Ringraziandovi per aver letto questa lunga lettera vi invio i miei cordiali saluti attendendo un vostro urgente e positivo riscontro.

 

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