17 ottobre, Milano: cronaca politica di una rivolta generazionale
Ore 15, piazza Duomo. Più di 5.000 manifestanti occupano metà della piazza. Ci sono bandiere della Palestina, dell’Albania, del Brasile, persino dell’Italia (diverse sono bandiere partigiane). Ci sono studenti, giovani lavoratori e lavoratrici, italiani e italiane di seconda generazione e persone con background migratorio: qui in Italia, dall’autunno 2025 la chiamiamo Generazione Gaza, composta da chi ha aperto gli occhi attraverso il genocidio.
La manifestazione è del tutto autorizzata, in testa i/le referenti del “Movimento 17 ottobre”, che si è autorganizzato tramite social. Nessuna realtà strutturata è presente in piazza per guidare la manifestazione. Per questo, più volte il corteo (diretto al Castello) si spezza, per poi ricongiungersi.
Verso le 16, in via Broletto, le Forze di Polizia in antisommossa, guidate da un noto dirigente di Polizia con la carica facile, bloccano il corteo. In risposta, sembra, alle troppe persone bardate. Nel giro di qualche minuto, a seguito di diversi cori, come “Tout le monde deteste la Police” oppure “Siamo tutti antifascisti”, la celere chiude tutte le vie di fuga, carica e spezza il corteo in due. Da un lato la testa “organizzata” (con camioncino), dall’altra tutto il resto. Nel frattempo, già arrivavano notizie di fermi in piazza Duomo, soprattutto nei confronti di ragazzi razzializzati.
Con il corteo spezzato e nessuna via di fuga disponibile, comincia uno stallo che dura almeno un’ora: la Polizia continua a caricare, i manifestanti arretrano, il corteo si ricompatta e riavanza, ancora cariche. Si registrano anche su via Broletto dei fermi e diversi feriti. Mentre giunge notizia che alcuni manifestanti si stanno ricongiungendo in Castello per raggiungere via Broletto da dietro.
Sono circa le 17. In Duomo il conflitto non si esprime “frontalmente”, ma in modo completamente caotico. La piazza è grande, completamente svuotata dai turisti, e le Forze di Polizia decidono dunque di provare a sedare la rivolta con manganelli, lacrimogeni, rastrellamenti.
I fermi, fino a quel momento una decina, cominciano a moltiplicarsi, si parla di oltre 50 giovani fermati. Nonostante questo, la “guerriglia” non si placa, anzi si allarga. La rabbia è troppa: si registrano scontri a piazza San Babila, a piazza Fontana, su via Torino.
Attorno alle 18, idranti e lacrimogeni hanno completamente sgomberato via Broletto, occupata da un blocco nonviolento di diversi manifestanti. Da lì, le persone si sono distribuite tra le piazze di conflitto. La maggior parte ha raggiunto il grande presidio pacifico in piazza Castello, poi piano piano spentosi.
Attorno alle 19 una nuova fase di vera e propria “guerriglia” con le Forze di Polizia che provano di tutto per contenere la protesta: gas lacrimogeni, idranti e soprattutto “caroselli” di camionette di scelbiana memoria in piazza Duomo.
Siamo alle 20, la nostra inviata:
“Non riescono a contenerli. Sono riusciti a spegnere adesso un fuoco con l’idrante, ma li spingono da una parte e loro ricompaiono dall’altra, li accerchiano da una parte e li spingono dall’altra. Non sono minimamente in grado di gestire la piazza. C’è tantissima gente”.
Gli scontri proseguono. Sono erette barricate con ciò che disponibile: principalmente transenne, monopattini e bici elettriche, cestini della spazzatura. Piazza Duomo è completamente inagibile.
Anche la Galleria Vittorio Emanuele è teatro di conflitto (sui social girano video esilaranti di ricchi turisti che si lamentano della loro vacanza rovinata). Così come tantissime altre zone. Le Forze di Polizia dimostrano non solo che non sono in grado di ristabilire il presunto “ordine pubblico”, ma che qui c’è una vera e propria messa in crisi di tutte le loro pratiche storiche.
Il conflitto si protrae fino a mezzanotte circa, diffondendosi anche in zona Colonne di San Lorenzo, per poi disperdersi.
Con questa fine, cominciano le ritorsioni: la repressione dello Stato.
Secondo le ultime stime sono 72 le persone fermate, di cui almeno la metà minorenni, non riusciamo ancora a fare una restituzione precisa, ma a Milano è stato attivato un hub di protezione legale. Chi è stato fermato o conosce qualcuno che lo è stato può scrivere una mail a: hub4defenders@proton.me
Non è chiaro se le proteste continueranno, né quale forma prenderanno, sappiamo solo che non possiamo prestare il fianco alle strumentalizzazioni che la politica farà di questa straordinaria protesta.
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