18 marzo ’78, l’omicidio di Fausto e Iaio

Appuntamento alle 17 in via Mancinelli.

Il mese di marzo milanese è purtroppo denso di tragiche ricorrenze.

Se il 16 marzo cade l’anniversario dell’omicidio per mano fascista di Davide “Dax” Cesare avvenuto nel 2003, il 18 marzo è invece il giorno in cui, nel 1978, vennero uccisi a colpi d’arma da fuoco in via Mancinelli Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due giovanissimi frequentatori del centro sociale Leoncavallo che all’epoca e fino al gennaio 1994 si trovava a pochi metri dal luogo dell’omicidio.

Il duplice omicidio avvenne a soli due giorni dal rapimento in via Fani a Roma, ad opera delle Brigate Rosse, del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro e dell’uccisione dei cinque uomini della sua scorta. Il cadavere di Moro verrà ritrovato, dopo 55 giorni di sequestro, in via Caetani, sempre nella capitale.

I primi mesi del 1978 hanno visto un livello molto alto, soprattutto a Roma, di violenza politica con molti morti sia tra giovani di sinistra come per esempio Roberto Scialabba (ucciso a febbraio dai fascisti dei NAR) che tra i giovani di destra. Molte le azioni, anche mortali, dei gruppi della lotta armata.

Se dal punto di vista istituzionale il 1978 rappresenta il momento in cui si verifica in sede di potere il “compromesso storico” tra DC e PCI di cui Aldo Moro era uno dei principali ispiratori, una politica che, invece che portare equilibri politici più avanzati e progressisti darà invece il via a quella tregua nella conflittualità sociale che permetterà al padronato di prendere fiato per lanciare l’attacco finale al movimento dei lavoratori alla FIAT nell’Autunno 1980, per quanto riguarda i movimenti il movimento del ’77 che ha visto come epicentri Roma e Bologna è in riflusso e un’intera fase storica, quella delle lotte del “decennio rosso” è al tramonto, lasciando migliaia di militanti frastornati e in crisi, incerti tra riflusso, eroina e lotta armata.

Questo il clima in cui si colloca l’assassinio di Fausto e Iaio in via Mancinelli la sera del 18 marzo ’78.

La prima a dare la notizia è Radio Popolare che interrompe le trasmissioni e comunica, con la voce dell’annunciatore trafelata e commossa:

“Radio Popolare sono le 21,17, interrompiamo le trasmissioni per una notizia che ci è appena arrivata. Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due giovani di diciannove anni, sono stati uccisi questa sera in via Mancinelli, dietro al centro sociale Leoncavallo dove doveva tenersi un concerto di blues. (…) I due compagni sono stati inseguiti da tre individui e sono stati uccisi a colpi di pistola. I loro colpi sono ancora per terra. Il corpo di Fausto è stato trasportato in ospedale, ma è morto durante il trasporto. Vi terreno aggiornati man mano che le notizie ci arrivano. Adesso ci ha telefonato un corrispondente che ci ha detto che in via Mancinelli si sono già raccolte moltissime persone. Per chi si fosse messo in ascolto adesso, ripetiamo la notizia. Sono due compagni: Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci di 19 anni, uccisi questa sera in via Mancinelli dietro il centro sociale Leoncavallo. Vi daremo maggiori informazioni man mano che ci arrivano”.

La risposta di una parte della città è immediata.

Già alle 21,30 di quella sera parte un corteo che si dirige in centro.

La mattina di domenica 19 marzo mentre il luogo dell’agguato si riempie di fiori migliaia di persone si radunano davanti al centro sociale occupato nell’ottobre 1975, in via Leoncavallo 22, partendo nuovamente in manifestazione.

Imponente poi il corteo delle scuole di lunedì 20 marzo cui partecipano circa 20.000 persone.

Il giorno dei funerali il quartiere Casoretto si riempie come mai successo né prima né dopo nella sua storia: 100.000 persone partecipano all’ultimo addio ai due giovani ragazzi. Si tratta non solo di ragazzi e ragazze delle scuole, ma di tanti operai delle fabbriche di Lambrate e non solo che quel giorno hanno scioperato. I funerali vengono trasmessi in diretta da Radio Popolare e Canale 96, le due radio di movimento cittadine e entreranno nella memoria di tanti e tante milanesi che ancora oggi ricordano con commozione quelle giornate.

Gli assassini dei due giovani sono rimasti impuniti, ma le responsabilità politiche della destra neofascista sono state ben chiare sin da subito nonostante i goffi tentativi di Questura e stampa di alzare una cortina fumogena nelle prime ore successive al duplice omicidio (ma del resto…sempre nel ’78…le autorità sostenevano che Peppino Impastato fosse morto non ucciso dalla mafia, ma dilaniato mentre tentava di compiere un attentato…).

L’anniversario di quest’anno sarà ancora più triste per la recente scomparsa di Carmen, figura storica delle Mamme Antifasciste del Leoncavallo presente in prima fila alle mobilitazioni di quelle giornate di 44 anni fa e che chi scrive ha conosciuto proprio in via Mancinelli in una commemorazione negli ormai lontani anni Novanta.

Sulla sinistra Carmen delle Mamme Antifasciste del Leoncavallo ai funerali di Fausto e Iaio.

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