Caro uomo a una dimensione

10521981_935736259781350_8134325113646963118_nNoi vogliamo (anche) una città frocia.

A chi ancora storce il naso quando si affrontano tematiche di genere, perchè “la sinistra si occupa solo di gay e non più di lavoro” e tutta una serie di banalità rabberciate un tot al chilo, giusto per dire qualcosa, spesso per assolversi dalla propria incapacità di reazione davanti a un mondo incomprensibile e disperato, oppure, ancora meglio,

a chi di queste banalità ne fa sistema di pensiero, progetto politico, annaspando alla disperata ricerca di una fede virile e solida,

ebbene,

a tutte queste persone, tra cui tanti nostri amici veri e con cui siamo cresciuti, vogliamo parlare con fraterna franchezza, quasi a consolarli: quel mondo che cercate con ansia, quel mondo dipinto dai tratti severi e maschili, bianco e eterosessuale, solido nelle proprie certezze, quel mondo dove c’erano solo padroni e classe operaia, quell'”impero del male” così bello e affascinante, carico di eroismo e certezze, quel mondo, cari amici, purtroppo non c’è più. Tocca farsene una ragione.

Ci rendiamo conto che può far venire le vertigini guardarsi attorno e, invece di trovare certezze solide a cui aggrapparsi, trovarsi di fronte a un precipizio oscuro e terrificante. Tale da cercare rifugio verso le certezze più semplici e rassicuranti. È il sintomo di una fragilità tutta umana, da riconoscere e di cui prendersi cura. Ma è la stessa radice di una paura che genera i peggiori mostri del nostro tempo e su cui c’è già qualcuno che costruisce in maniera infame il proprio business politico. Chi spaccia le soluzioni più facili in cambio di un voto va trattato per quello che è: spacciatore di illusioni, o di merda.

Viviamo quotidianamente il disagio nell’ascoltare ovunque, dai vicini di casa, i colleghi, al bar, per strada, parole tanto feroci quanto vuote, di quel razzismo non tematizzato e violento, che serpeggia nella miseria di vite ridotte in miseria. Ci vuole stomaco.

Purtroppo non abbiamo soluzioni alternative da offrire così, su due piedi: nessuna fede, nessun Partito. Abbiamo provato a rivolgerci a preti, mullah, rabbini, bonzi, lama, politici, amministratori gentili e ci siamo annoiati subito. Nessuno si è dimostrato all’altezza di questa sfida. E allora, senza farsi prendere dall’angoscia, ci è bastato guardare chi abbiamo affianco, con chi condividiamo la strada: abbiamo scoperto un fantastico affresco di biografie precarie e bellissime, tragiche e ostinate. Persone che non si arrendono alla paura forse perchè sono troppo impegnate a tenere insieme i pezzi di un’esistenza quotidianamente sotto attacco dall’incertezza, economica prima di tutto. Ognuna porta con sé frammenti di altre vite che se messi insieme formerebbero un mosaico di resistenze formidabile! Tocca a noi ricomporre questo mosaico che sfugge ogni delega.

Il sempreverde conflitto capitale/lavoro non basta più a contenere le molteplici fratture di questo mondo e si intreccia con altri conflitti: ambientali, di genere, generazionali, etnici, religiosi. Ognuno porta con sé un carico di oppressione e discriminazione davanti a cui non si può far finta di niente.

E non c’è più nessun Partito in grado di rappresentare tutta ‘sta giungla, tocca rimboccarsi le maniche e fare quello che un po’ abbiamo sempre fatto: tuffarsi nelle contraddizioni.
Trovare quel filo che lega tutte queste vite: la ricercatrice precaria e l’impiegato assunto a tempo determinato, l’artigiano devastato dalle tasse e il collega migrante che riesce a mantenere una famiglia con uno stipendio che a te neanche basta per pagare i pochi vizi che hai, il lavoratore della conoscenza e l’operaia in cassa integrazione…

A scanso di equivoci: i padroni esistono ancora e maramaldeggiano impuniti sulle macerie della lotta di classe, nascondendosi dietro a teli tesi ad arte per la proiezione di facili capri espiatori, dal frocio al negro, dalla puttana al comunista. Per questo bisogna stringere alleanze.

L’umanità è multiforme e multicolore, una babele di lingue e identità, il mondo intero cammina per le strade della nostra città. È evidente che non c’è più una storia sola in grado di raccontare tutto questo.

Chi ancora si aggrappa alle certezze di un mondo patriarcale, bianco, cristiano ed eterosessuale lo tratteremo per quello che è: un disperato, perché il mondo può diventare un posto infinitamente più bello di quello in cui ci vuole imprigionare.

Ci vediamo sabato al No Expo Pride, ore 15.30, piazza Duca d’Aosta.

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