Considerate se questa è tortura

notortureEssere ripetutamente colpite con calci e pugni e colpi di manganello; essere obbligate durante l’attraversamento del corridoio e in ogni caso di trasferimento da un locale all’altro a tenere la testa abbassata all’altezza delle ginocchia e le mani sulla testa, venendo frattanto colpite, ingiuriate e derise da poliziotti disposti ad ali lungo il corridoio; essere obbligate, durante la permanenza in cella, a tenere ininterrottamente per ore una posizione vessatoria, in piedi con il viso rivolto verso il muro, le braccia alzate oppure tenute dietro la schiena, talvolta strettamente avvinte da laccetti, o anche sedute a terra a gambe larghe oppure inginocchiate, subendo colpi e percosse ad ogni tentativo di cambiare posizione; subire ingurie e derisioni, anche con riferimento alle loro pinioni politiche, alla sfera sessuale alle credenze religiose e alla condizione sociale; essere costrette ad ascoltare canti innegianti al fascismo e a pronunciare analoghi slogan; essere, in alcuni casi, raggiunti da spruzzi di gas urticante; essere privati di cibo e acqua, nonchè di coperte per proteggersi dal freddo notturno; essere talora impedite ad accedere al bagno per l’espletamento delle funzioni fisiologiche, fino ad essere costrette ad urinarsi addosso; subire, durante la perquisizione, il danneggiamento o la distruzione dei propri oggetti personali e in alcuni casi il taglio dei capelli. Anche durante le visite mediche, secondo l’accusa, si erano verificati illeciti penalmente rilevanti: sia per il carattere sbrigativo del triage e della visita, talvolta connotata da disinteresse per i sintomi dolorosi lamentati, sia per il verificarsi di ulteriori episodi di violenza fisica in danno dei soggetti da visitare, sia per essersi costrette persone di sesso femminile a denudarsi completamente davanti ad uomoni presenti e a ruotare ripetutamente su se stesse o ad eseguire flessioni.

Il tutto condito da falsità in atto pubblico.

Tortura?

Per questi fatti illeciti, perpetuati da forze dell’ordine, personale penitenziario, personale medico penitenziario, i Tribunali italiani hanno proceduto e cercato di accertare la verità giudiziaria.

Il 14 giugno 2013 la Corte di Cassazione ha messo la parola fine al processo penale sui fatti accaduti nella caserma di Bolzaneto nel 2001 durante il G8 di Genova, e con lui ha chiuso tutti i grandi processi sui fatti di Genova 2001.

7 condanne, 33 prescrizioni, 4 assoluzioni.

240 persone transitate per l’orrore di Bolzaneto: 144 in stato di arresto, 5 in stato di fermo, 14 denunciate in stato di libertà.

Prescrizione non significa assoluzione. I Tribunali hanno ritenuto quasi tutti gli imputati responsabili dei fatti perpetuati sugli arrestati e fermati di quei giorni, nonché tutti consapevoli di quanto stava accadendo, nessuno escluso.

Riportiamo tutte le 110 pagine delle motivazioni che la Cassazione ha posto alla base delle condanne definitive, affichè ognuno possa verificare quanto affermato dalla Corte: “..accantonamento dei principi cardine di uno stato di diritto..pugni, schiaffi, modalità vessatorie e violente…inaccoglibile la pretesa inconsapevolezza..gravi abusi…comportamenti inaccettabili…occasione per dare sfogo all’impulso criminale..“.

Motivazioni-Bolzaneto-Cassazione

 Si tratta di una magra consolazione, la Suprema Corte ci dice quello che sapevamo già, ci illustra passo dopo passo, cosa è accaduto quei giorni, individua le molte responsabilità di chi, da pubblico ufficiale, ha perpetuato tali condotte e di chi ha permesso che potessero accadere.

Purtroppo – ed è questo il punto nodale e che più rende impotenti i Giudici italiani ed aumenta la frustrazione, l’indignazione, la rabbia – nel nostro ordinamento penale vi è un grande assente: il reato di tortura.

Come affermano Luigi Manconi e Federica Restail divieto di tortura è il più forte limite intrinseco al monopolio della violenza legittima da parte dello stato: il potere punitivo e il potere di polizia sono legittimamente esercitati solo se e fino a quando non si risolvano nell’abuso della condizione di privazione della libertà in cui versa chi vi sia sottoposto.

L’assenza di un reato che punisca quelle condotte definibili trattamenti inumani e degradanti ha permesso che i fatti compiuti dalle forze dell’ordine in quei giorni non sia stato possibile perseguirle dallo stesso stato con la medesima intensità che riserva ad altri tipi di reato.

Il deficit del nostro ordinamento – in contrasto con la convenzione onu dell’87, e con le numerose convenzioni generali sui diritti umani e con la stessa Costituzione che afferma all’art. 13 che “è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottopsote a restrizioni di libertà” – ha permesso che i reati contestati si prescrivessero, poiché, qualora esistesse un reato specifico, in ragione della sua gravità, la punibilità della tortura non dovrebbe prevedere termini di prescrizione e la perseguibilità dei suoi autori dovrebbe essere d’ufficio.

L’enorme vuoto legislativo è assordante ogni qualvolta vengono resi pubblici altri abusi da parte di chi rappresenta lo stato, dalla Diaz, all’omicidio di Federico Aldrovandi, laddove lo stesso Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha affermato nel maggio 2013 che si è trattato di un “fatto integrante gli estremi del crimine di tortura“.

In questi giorni in commissione giustizia del senato inizia la discussione degli emendamenti al disegno di legge sull’introduzione del reato di tortura e in attesa che lo stato in cui viviamo – che si professa democratico – si doti di tale strumento giuridico, continuiamo ad agire affichè si passi da una cultura di violenza ad una cultura di diritti fondamentali.

http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/law-ways/vitaglia.htm

http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1372238581BUZZELLI%202013b.pdf

 

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Una replica a “Considerate se questa è tortura”

  1. […] ci siamo occupati più di una volta del reato di tortura e poiché ne abbiamo parlato di recente in occasione delle motivazioni della Cassazione della sentenza Bolzaneto ed abbiamo accennato al […]

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