Giorni caldi a Exarchia

La polizia a Exarchia. Una cosa strana per chi conosce il quartiere. Eppure dall’arrivo (in piena notte) è una differenza lampante che si coglie subito. Soprattutto nel quadrante nord-ovest, verso il museo archeologico, fino a spirou trikopi, notara. Zona di occupazioni di migranti (una sgomberata martedì 27) I mat (l’antisomossa sensibilmente infiltrata da Alba Dorata) che a gruppi di una dozzina per volta è piazzata agli angoli, direttamente coi caschi in testa.

L’assalto al K*vox di giovedì 29 sera, verso mezzanotte, è stato violento, brutale. Polizia spuntata dal nulla, subito le sediate sulle vetrine dello spazio, i lacrimogeni in piazza, in mezzo al concerto, un poliziotto impugna una pistola ad altezza d’uomo. Sabato 31 ancora due lacrimogeni sparati intorno a mezzanotte ancora verso il K*Vox, il primo ha ferito un ragazzo a una gamba, il secondo è finito dentro allo spazio in cui c’erano una cinquantina di persone. L’escalation della provocazione. O forse qualcosa di più: tastare il polso alla capacità di risposta militare degli occupanti in attesa di portare al governo lo scalpo più atteso.

Sui muri del quartiere, come sempre vivo, intriso di solidarietà e spirito comunitario, il nuovo premier Mitsokatis, una sorta di Gasparri in salsa tzatziki che a differenza del nostro ce l’ha fatta, è fumettato come un pinocchio che alla faccia di centinaia di migliaia di persone che a fatica mettono assieme due pasti al giorno dichiara che la priorità è chiudere i conti con Exarchia. “Siamo qui ti aspettiamo” sembra rispondere il quartiere.

Manifesto sui muri di Exarchia

Il primo squillo è arrivato il pomeriggio di sabato 31 agosto, in una città ancora mezza chiusa come tutti i posti caldi e mediterranei sono a fine agosto. Tremila persone a ribadire il punto, la presenza strutturale e imprescindibile delle reti informali, solidali e radicali nel quartiere. La sera piazza Exarchia è sempre piena, un occhio attento non può non notare la presenza vigile e strutturata delle realtà antagoniste, ma diciamolo: in piazza e sulla Temistokleus la vita non è lontana dalla loro sorta di particolarissima normalità.

Il comunicato di K*vox è tranchant: la polizia, i mat, le squadre Delta cercano il morto punto. D’altra parte è stato sotto Tsipras che Rouvikonas è stato imputato di essere una realtà paramilitare. Quando si sdogana a destra…il comunicato della polizia letto su SKAI venerdì 30 è da ridere per non piangere, dice sostanzialmente che i danni alle cose non sono nei loro usi e costumi.

Nel mezzo la magnifica eccezione di Exarchia. Territorio dai muri imbrattati e attacchinati dove il comune denominatore è la radicalità. Quella radicalità che è la radice degli uomini. Essere solidali, stringersi “in social catena” di fronte alla natura, oggi alla politica, matrigna. Gente che ha un tozzo di pane e lo divide e che ha creato un meccanismo solidale che spazza via la paura di cui ci vogliono ingozzare come animali bulimici.

Siamo pur sempre in Grecia, un paese in cui è saltato, con la crisi, il contratto sociale; in cui i compagni sono gli ultimi testimoni di alcuni valori classici come la xenofilia e, nella romanticheria, diciamolo, la kalokagathia.

Prendiamo il traghetto con le ultime note di rebetiko ancora nelle orecchie e le immagini della piazza di ieri. Il Pireo e Atene si fanno sempre più piccoli. Salamina è lì.

Con i miei compagni più stretti sono cresciuto col mito delle Termopili. L’idea che un pugno di arditi poteva fermare un impero, in Via Tolemaide. Ripenso un po’ all’oracolo che consigliò che “la vittoria arriverà tra mura di legno”. La tattica per cui si riesce a mettere a valore il meglio, l’eccedenza, la radicalità, i desideri, metterli a fattor comune. Stare insieme nelle lotte, la cosa più bella del mondo. Riusciranno loro a resistere all’assalto? Ci indicheranno una strada?

Federico De Ambrosis

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