La “battaglia” di San Siro è cominciata

Il 10 luglio Milan e Inter hanno presentato il progetto per il nuovo stadio di Milano.

Giuseppe Meazza. Questo il nome ufficiale dello stadio di Milano. Un nome scelto in onore del grande calciatore interista degli anni ’30 e ’40. Ma per i milanesi è semplicemente San Siro oppure “il Tempio”. La sua lunga e gloriosa storia, iniziata a metà anni ’20, potrebbe volgere al termine nel giro di pochi anni.

Il 10 luglio infatti, Milan e Inter hanno presentato al Comune il masterplan per la costruzione di un nuovo stadio in città. Un faraonico progetto che prevede una struttura con 60.000 posti per un costo di 1,7 miliardi di euro di investimenti privati.

Sostanzialmente le due squadre della città si farebbero carico di costi di costruzione in cambio del godimento dei diritti di superficie per 90 anni  da assegnarsi con una gara pubblica in cui, ovviamente, le due società avrebbero un diritto di prelazione (attualmente, lo stadio di San Siro è di proprietà del Comune di Milano che lo dà in concessione a Milan e Inter).

La nuova struttura sorgerebbe là dove c’era il vecchio Palazzetto dello Sport di Milano crollato sotto la nevicata del 1985 e successivamente abbattuto per far posto a dei parcheggi.

Il Palazzetto dello Sport di Milano fotografato a seguito del crollo del 1985. Nell’immagine si può notare il buco nella struttura.

Il vero boccone appetitoso dell’intero progetto però non è il nuovo stadio di cui, a Milano, si parla da anni, sin dal periodo precedente a Expo.

La gallina dalle uova d’oro sarebbe quello che, nel progetto delle due società, viene definito il distretto multifunzionale dedicato allo sport e allo shopping. Un’idea che è l’imitazione del modello che ormai da anni si è diffuso in Inghilterra, dove le squadre hanno fatto degli stadi dei veri e propri mega-centri commerciali nei quali l’assistere alla partita è solo una delle esperienze di consumo che il cliente può vivere.

Milan e Inter hanno una certa fretta e vorrebbero concludere l’operazione entro il 2024. 

Essa, secondo il cronoprogramma, prevederebbe la realizzazione del nuovo stadio, l’abbattimento di San Siro e la costruzione sulle sue macerie del distretto multifunzionale.

Il Sindaco Sala, già nei giorni della vittoria di Milano (e Cortina) nell’assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026 ha tirato il freno a mano annunciando che la cerimonia di apertura dei Giochi si terrà proprio a San Siro e che solo dopo la fine delle Olimpiadi si discuterà dell’abbattimento del Meazza.

Due posizioni al momento contrastanti quindi, su cui, possiamo esserne certi, si aprirà una battaglia politica. Anche perché tutti i sondaggi affermano che una schiacciante maggioranza dei cittadini sarebbe contraria all’abbattimento.

Questo perché San Siro ha attraversato e caratterizzato la vita di molte generazioni di milanesi. Dagli ultras che da fine anni ’60 si sono alternati in Curva Nord e Curva Sud a coloro che vi hanno seguito concerti divenuti leggenda e di cui ancora oggi parlano con gli occhi che si illuminano, da quello di Bob Marley del 27 giugno 1980 a quello di Vasco del 10 luglio 1990.

Una sterminata distesa di ragazze e ragazzi, alla fine saranno 100.000, in attesa di Bob Marely a San Siro il 27 giugno ’80

Inaugurato il 19 settembre 1926 e acquistato dal Comune nel ’35, lo stadio di San Siro è stato ampliato per ben tre volte. Una prima negli anni ’30, una seconda negli anni ’50 e una terza nella seconda metà degli anni ’80. Lo stadio infatti ospitò la cerimonia di apertura e la prima partita dei Mondiali di Italia ’90, l’8 giugno di quell’anno. Una partita in cui il Camerun sconfisse inaspettatamente i vice-campioni del mondo dell’Argentina di Maradona per 1 a 0. Il tutto mentre il corteo indetto da lavoratori autoconvocati e realtà dell’autorganizzazione per denunciare gli sprechi e i morti nei cantieri veniva bastonato dal primo all’ultimo metro dalla Polizia, con una carica finale che inseguì i manifestanti fin sotto la metropolitana e che, chi c’era, ancora ricorda distintamente.

I lavori per la costruzione del terzo anello e per la copertura dello stadio sono finiti anche nel ciclone Tangentopoli poiché i costi di costruzione, da un preventivo base di 64 miliardi di lire del 1987 erano lievitati a 164 miliardi di fine lavori, travolgendo la cordata di imprenditori che si era aggiudicata l’impresa.

I vari attori hanno iniziato quindi a muovere i pezzi sulla scacchiera. Siamo certi che nei prossimi mesi assisteremo ad altre mosse.

I lavori a San Siro nella seconda metà degli anni ’80


Radio Onda d’Urto sulla “questione stadio”

* In copertina i lavori per la costruzione del terzo anello e per la copertura dello stadio in vista di Italia ’90

 

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