Messaggerie, quando lo sciopero spacca

“Scioperare non serve a nulla!”. Una vertenza ha dimostrato che è falso.

Per i milanesi over 30 il nome Messaggerie viene automaticamente associato a Messaggerie Musicali, una gigantesca libreria in corso Vittorio Emanuele ormai chiusa da tempo e che si occupava anche di musica, riviste e vendita di biglietti per concerti.

Ma per chi lavora nell’editoria il nome Messaggerie, conosciuto anche con l’acronimo di Messita o Meli, vuole dire altro. Si tratta infatti del più grande distributore di libri in Italia. Un vero e proprio colosso che distribuisce i libri di decine e decine di case editrici italiane, dalle più grandi catene alle indipendenti che vogliono e provano  a inserirsi nel mercato.

Ogni libraio (ma anche magazziniere) che si rispetti saprà dirvi che il giovedì è il giorno delle novità Messaggerie. E quotidianamente tantissime librerie, dai giganteschi megastore Feltrinelli e Mondadori alle più piccole librerie di quartiere, ricevono la consegna di almeno un collo Meli. Questo giusto per far capire l’entità delle consegne e conseguentemente degli introiti quotidiani della compagnia.

Ebbene, in questi giorni i lavoratori di Messaggerie sono stati protagonisti di uno sciopero che, in qualche modo, potrebbe diventare “storico”. Ci torneremo a breve. Facciamo prima un breve excursus sullo stato di salute dell’editoria italiana.

Gli ultimi 10 anni sono stati molto duri per il mondo dell’editoria che, pur essendo il primo mercato culturale del paese, non ha mai avuto particolari appoggi dalle istituzioni.

Decine di librerie hanno chiuso con la perdita di centinaia di posti di lavoro. Ci sono poi stati contratti di solidarietà, esuberi, fusioni come quella tra Mondadori e Rizzoli e tanto altro.

La crescita vertiginosa delle vendite in Amazon (con la sua scontistica devastante) ha ulteriormente scompaginato il mondo del libro, come del resto altri settori del retail.

Una parziale boccata d’ossigeno è arrivata con le iniziative del Governo Renzi del bonus docenti e della app18. Soldi forniti a due categorie che, in qualche modo, hanno “dopato” i consumi, ma hanno anche avuto il merito di aprire nuove fette di mercato.

La salute generale dell’editoria è comunque piuttosto critica.

Le condizioni di lavoro sono peggiorate con una diminuzione degli organici e un aumento dei ritmi. Le attività che, un tempo, erano svolte da tre lavoratori, ora sono svolte da uno.

Questa situazione ha avuto una ricaduta a cascata su tutta la filiera con il trionfo del subappalto e della corsa al ribasso dei prezzi.

E proprio cooperative e subappalti si stanno dimostrando due degli elementi più nocivi in questo momento.

Ma torniamo a questi primi giorni di marzo e allo sciopero.

Le prime avvisaglie sono dell’1 marzo. Quel giorno i diversi corrieri che solitamente consegnano decine se non centinaia di colli Messaggerie avvisano i magazzinieri che a Stradella “ci sono casini”.

Col passare dei giorni le dimensioni reali dell’agitazione diventano evidenti. Il rubinetto delle consegne Messaggerie praticamente si chiude. Non arriva più nulla.

Sul sito di Messaggerie le comunicazioni nella sezione “Primo piano” sono impietose e si susseguono giorno dopo giorno.

Sui media risulta difficilissimo trovare informazioni sulla vertenza se non in qualche sparuto articolo di siti specialistici o sul profilo del Si.Cobas.

Ricostruire il filo della lotta risulta difficile anche perché i magazzini di Ceva Logistics sono molti e sparsi sul territorio nazionale e non solo l’hub di Stradella è stato coinvolto dagli scioperi.

Quello di Stradella è il più grande magazzino di libri d’Italia, definito, non a caso “la Città dei Libri”. Qui opera appunto il gigante Ceva Logistics che, insieme a diverse cooperative della logistica, con il tipico sistema dei subappalti gestisce le consegne.

Non è la prima volta che il sito di Stradella finisce sotto la luce dei riflettori. Nell’estate 2018 un’inchiesta della Procura di Pavia aveva portato all’arresto di 12 persone accusate a vario titolo di sfruttamento selvaggio della manodopera e frode all’erario. A essere coinvolto nelle indagini il consorzio di cooperative Premium Net, accusato di violare sistematicamente ogni normativa del lavoro imponendo ai magazzinieri, tra le altre cose, contratti brevissimi e giornate di lavoro di 12 ore.

A rompere il silenzio dei media sulla vertenza Repubblica e il Post.

Citando il sito Rassegna Sindacale, i lavoratori sono scesi in sciopero per:

“…chiedere alla proprietà Ceva risposte sul mancato rispetto degli accordi. Mesi fa uno scandalo aveva coinvolto il consorzio di cooperative Premium Net che in precedenza aveva gestito il magazzino. Ma il nuovo consorzio subentrato al precedente tardava a mettere in regola il polo logistico, secondo le accuse di lavoratori e sindacati. Da qui lo sciopero. Tra le ragioni dell’agitazione rientravano anche le garanzie occupazionali, le inadempienze contrattuali, la discriminazione, la tutela dell’ambiente e della sicurezza sul luogo di lavoro. Gli operai chiedevano un piano di erogazione dei Tfr relativi alle società appartenenti a Premium Net e una comunicazione ufficiale da parte della proprietà rispetto all’imminente trasferimento di una parte dell’attività del magazzino, in modo da poter garantire l’occupazione futura, la riconferma di circa 200 posti di lavoro e la trasformazione dei contratti da tempo determinato a indeterminato.”

Di ieri la notizia del raggiungimento di un accordo complessivo.

Va ricordato che Stradella non è l’unico sito di logistica dei libri coinvolto da scioperi in queste settimane.

Si va dal deposito Emmelibri di Carpiano a quello sempre di Ceva di San Pietro Mosezzo in provincia di Novara, dove a rischio sono 66 posti di lavoro della cooperativa Flexa che movimenta le merci nel magazzino.

Nel mondo della logistica del resto, nel silenzio generale si combatte da anni una vera e propria guerra quotidiana per la dignità del lavoro e i diritti fatta di scioperi, picchetti, cariche delle Forze dell’Ordine, minacce dei padroncini e tanto altro.

Come a dire che in Italia si sciopera ancora. E neanche poco! E a volte, come nel caso di Stradella, si ottiene qualcosa.

* in copertina una foto tratta da La Provincia Pavese di un’assemblea dei lavoratori all’alba

 

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