Per i senzatetto di Milano non c’è nessun provvedimento concreto

Il 28 dicembre 2020 un uomo muore per il freddo nei pressi di Quarto Cagnino. Il 2 gennaio 2021 un altro uomo muore per ipotermia e complicazioni a Stazione Garibaldi ed è del 10 gennaio 2021 la notizia di un’altra persona che si dà fuoco nelle vicinanze di Stazione Centrale. Quello che accomuna queste vicende è che i protagonisti sono dei senzatetto. Senza una casa dove rientrare la sera, un letto dove coricarsi, un bagno dove lavarsi, una cucina dove mangiare. Ognuno di loro vive una situazione di disagio e di marginalità inimmaginabile per la stragrande maggioranza delle persone.

Il Comune di Milano è partito in ritardo rispetto agli altri anni con il Piano Anti Freddo attivo dallo scorso 30 novembre, dichiarando 2700 posti letto potenzialmente disponibili di cui 790 specifici per il piano stesso, 1005 legati al sistema residenziale e di integrazione socio sanitaria e ulteriori 905 qualora ve ne fosse la necessità. L’ultimo censimento a cura di racCONTAMI2018 (iniziativa della Fondazione Rodolfo Debenedetti con la partecipazione del Comune) registrava 2.608 persone senza fissa dimora nel 2018, mentre secondo l’ultimo rapporto della Caritas Ambrosiana, causa Covid-19, si sono aggiunte 314 persone in più. La povertà è cresciuta dal 31% al 45% e ulteriori 600 persone, tra cui giovani coppie, non riescono a pagare le utenze e tantomeno gli affitti. Esistono poi gli “irregolari” che se non richiedono immediatamente asilo rischiano di finire nei CPR. E pensare che in città ci sono quasi 7.200 case popolari vuote di cui 3.356 di proprietà del Comune. Altre 3.000 designate come inagibili, per un totale di 10mila appartamenti disabitati.

Le associazioni che si muovono sul territorio sono molteplici ma il problema resta alla fonte: non esiste un piano per risolvere una situazione che è fragile da sempre e che con l’arrivo della pandemia è peggiorata ulteriormente. Servono progetti di accoglienza strutturati, un supporto che non identifichi i senza fissa dimora come gruppo omologato quanto piuttosto ne riconosca l’individualità e un sistema che metta a disposizione luoghi sicuri dove far trascorrere la notte ai migranti in transito e alle situazioni d’emergenza. Eppure l’unica risposta concreta ai giorni di freddo intenso del mese scorso, dove a Milano ha nevicato come non accadeva da anni, è stata l’apertura del mezzanino in Stazione Centrale. Dalle strade del centro spariscono le tende perché considerate “illegali” – nonché un attacco al decoro della città – e l’associazione Avvocati di Strada denuncia svariati casi di multe ai senzatetto per violazione della quarantena. Un paradosso decisamente grottesco.

Con il progetto Drago Verde, parte dell’associazione Mutuo Soccorso Milano, ci confrontiamo settimanalmente con situazioni precarie di ogni genere, ci sentiamo per la maggior parte del tempo impotenti verso un sistema che non ha mai realmente funzionato. In tutti questi mesi abbiamo cercato di creare, quando possibile, un rapporto di fiducia con le persone che incontriamo durante le nostre uscite nelle aree di Stazione Centrale, Lambrate e San Babila. Il nostro scopo non è la mera assistenza quanto un impegno sociale e politico che possa creare delle relazioni sul lungo periodo. In questo senso il pasto caldo e la tisana rappresentano il primo passo per rompere le barriere, l’essere cittadini senza divisa ci agevola in questo. Stiamo costruendo una rete di contatti utili con altre associazioni come ad esempio il Naga, che offre supporto legale per gli stranieri, per arrivare a colmare, seppure in minima parte e lentamente, tutte quelle lacune create dal sistema stesso.

Le volontarie e i volontari di Drago Verde in azione in Centrale (Foto di Marco Passaro, Repubblica)

In questo panorama di crisi tutto fuorché passeggera, il Comune di Milano potrebbe cogliere un’opportunità rendendo concreta la solidarietà dimostrata dai suoi cittadini prendendo spunto da quei paesi del nord Europa che tanto si ammirano in termini di efficienza e progresso. In Danimarca i senzatetto e tutte le persone considerate in stato di fragilità saranno tra le prime a potersi vaccinare mentre in Finlandia dal 2008 è attivo il progetto “House First” che si fonda sulla filosofia della casa come punto di ripartenza. Un approccio opposto a quello generalmente applicato, valutato dai finlandesi inefficace: non vengono richiesti requisiti per avere una casa, è la casa stessa che funge da premessa per un’eventuale emancipazione. Nessun percorso programmato quindi da seguire, vengono consegnate le chiavi agli inquilini che pagheranno un affitto calmierato solo se potranno permetterselo e saranno assistiti da un personale formato per aiutarli nelle questioni pratiche e burocratiche. Il risultato è che 4 su 5 persone tornano attive nella società. Viviamo in tempi particolarmente bui e quello di cui abbiamo bisogno è un pensiero radicale e coraggioso che smetta di nascondersi dietro il ritornello, per altro falso, che alla povertà non c’è rimedio.

Per sostenere i senzatetto di questa città si può donare a questo crowdfunding attivato dall’associazione Mutuo Soccorso Milano

Francesca Crippa, volontaria del progetto Drago Verde di Mutuo Soccorso Milano

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6 risposte a “Per i senzatetto di Milano non c’è nessun provvedimento concreto”

  1. Diego ha detto:

    Un articolo che evidenzia la scarsa conoscenza dell’autrice in merito al tema della grave emarginazione adulta. Avere un minimo di umiltà quando ci si approccia a temi che non si conoscono non guasterebbe.

  2. Niccolò Palla ha detto:

    Un commento vuoto e banale il suo, che non fornisce alcuno spunto di riflessione, ma piuttosto fa spiccare un egocentrismo cinico e superficiale. Il tema dell’emarginazione adulta è uno dei tanti fattori che orbita attorno la questione Senzatetto. L’articolo verte attorno una tematica diversa e ben più lata, quindi la sua sussiegosa affermazione non solo è fine a sé stessa, ma è anche indizio del fatto che ha letto l’articolo per parole chiave. Bravissima Francesca e grandi tutti i ragazzi del Drago Verde.

  3. fed ha detto:

    Non ho capito dove ci vedi l’arroganza ma non vedo l’ora di leggere le tue rettifiche

  4. Niccolò Palla ha detto:

    @Diego un commento cinico, superficiale e autocelebrativo. L’emarginazione adulta è uno dei temi che compone la problematica dei Senzatetto (e non solo), ma non è direttamente legato al tema attorno cui verte l’articolo. La tua “sussiegosa disamina”, completamente fine a sé stessa, dimostra non solo che non hai compreso il contenuto dell’articolo, ben più lato e centrato su una problematica politica (come si evince dal titolo, oltretutto), ma anche che l’umiltà che predichi non ti caratterizza. Se vuoi ti facciamo un riassunto del testo, comunque.

    Brava Francesca, uno spunto interessantissimo. E daje Drago Verde.

    Nic

  5. Sempre Niccolò Palla ha detto:

    P.S: non pensavo di aver pubblicato il primo commento, quindi mi sono ripetuto, ma mejo ;)

  6. Fra ha detto:

    “Servono progetti di accoglienza strutturati, un supporto che non identifichi i senza fissa dimora come gruppo omologato quanto piuttosto ne riconosca l’individualità…”
    Più chiaro e umile di così….
    Francesca ha spiegato in modo molto chiaro quello che non vogliamo vedere perché il problema è così grande e difficile che è più facile fare finta di nulla.
    Bell’articolo, chiaro e preciso. Grazie per il lavoro bellissimo ed importante che mutuosoccorsomilano e drago verde sta facendo ogni settimana da un anno

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