Ri-Maflow: la lotta paga!

Sgombero rinviato dopo il presidio di questa mattina.

Maggio 2009, Trezzano sul Naviglio, circa 9 km a sud-est di Milano. Questa è la storia di una fabbrica, o meglio, di una multinazionale a capitale italiano fondata nel 1973 che produceva impianti di servosterzo, frizione, freno e altri prodotti automotive sotto commissione della BMW. Questa fabbrica si chiamava Murray. Nel 1999, la Murray viene acquistata dalla holding Manuali Automotive Components S.p.A. la quale, nel 2004, scorpora il ramo d’azienda automotive – la Maflow S.p.A. – cedendolo al fondo di private equity Italian Lifestyle Partner sostenuto da Hirsch & Co. per una cifra di centocinquanta milioni di euro. Nel 2007, la Maflow è alla sua piena espansione, conta ventitré stabilimenti tra Europa, Americhe e Asia e dà lavoro a trecentoventi persone solo nel comune di Trezzano sul Naviglio. Così, il fondo decide di riversare sulla Maflow il monte debiti dell’intero gruppo e gli stabilimenti vengono svenduti alla società UniCredit Leasing.

Maggio 2009. Il Tribunale di Milano dichiara la Maflow in stato di insolvenza per una cifra di circa trecento milioni di euro, debito contratto a seguito di operazioni finanziarie, gestionali e amministrative che potrebbero essere definite quantomeno discutibili. La fabbrica viene posta sotto commissariamento e a luglio si apre la Procedura di Amministrazione straordinaria: appare ormai chiaro che l’azienda potrà essere salvata soltanto attraverso l’acquisizione da parte di un’altra società. Nel novembre dello stesso anno, i dipendenti della fabbrica cominciano a manifestare il proprio dissenso nei confronti di queste manovre che di tutto tengono conto meno che delle persone che nella fabbrica ci lavorano, molte di queste da un’intera vita; si organizzano manifestazioni di protesta e presidi di fronte al Consolato tedesco, al Tribunale di Milano, a BMW Italia.

Nel 2010 la Maflow viene infine acquistata dall’imprenditore polacco Boryszew, il quale la fa ripartire con soli ottanta dei trecentoventi dipendenti: i restanti duecentoquaranta restano in cassa integrazione. Nel dicembre 2012, trascorsi i due anni cui era vincolato secondo contratto ed essendo ormai chiaro che la fabbrica ha esaurito la sua forza vitale in termini di capitali, Boryszew chiude definitivamente lo stabilimento di Trezzano sul Naviglio licenziando anche gli ultimi dipendenti rimasti e trasferendo le produzioni in Polonia dove, inutile dirlo, i costi risultano decisamente inferiori.

Nel frattempo, gli ex impiegati non hanno mai smesso di lottare per il rilancio della Maflow e anzi, tra loro ha cominciato a prendere corpo l’idea di costituire una Cooperativa, una Società di Mutuo Soccorso il cui settore prescelto dovrebbe essere quello del riciclo dei rifiuti. Nel febbraio 2013, i lavoratori occupano infine la fabbrica e il 1° Maggio si costituiscono ufficialmente in Cooperativa Sociale ONLUS Ri-Maflow: Ri per Ri-ciclo, Ri-uso, ma anche Ri-volta, Ri-appropriazione…

Iniziano così i lavori di ripristino degli impianti e dei locali per avviare l’attività di riciclo AEE con conseguente produzione di bancali in legno riciclato, il recupero di materiale elettronico (normalmente di difficile smaltimento) e un tentativo di sviluppare una tecnica innovativa (e in quanto tale sperimentale, onerosa e in perdita nella sua fase iniziale, dunque non certo un’operazione a scopo di lucro immediato, ma piuttosto di investimento a lungo termine su una produzione più sostenibile) di lavorazione di scarti di produzione di carta da parati. Un’attività, quest’ultima, che proprio quest’estate è finita sotto il mirino della Procura di Milano e ha portato all’arresto del Presidente della cooperativa Massimo Lettieri e all’accusa di “associazione a delinquere” e “riciclaggio illecito di rifiuti”. Un’accusa respinta con forza da RiMaflow, che ha da subito ribadito con forza la propria estraneità alla vicenda, affermando che i macchinari e i materiali utilizzati per la sperimentazione sono stati forniti con regolari documenti di trasporto dalle ditte proprietarie (alcune delle quali figurano tra quelle indagate), cosicché risulterebbe dimostrabile come la cooperativa non abbia mai avuto nulla a che fare per qualsiasi altra loro attività.

Sebbene infine Lettieri, arrestato mentre si trovava in vacanza con la famiglia nei pressi di Salerno, abbia ottenuto il trasferimento a San Vittore all’inizio di ottobre e in seguito, in brevissimo tempo, i domiciliari anche grazie alle forti pressioni del movimento di solidarietà che ha affiancato i lavoratori di RiMaflow fin dall’emergere della vicenda, rimane il fatto che l’essere implicati un’inchiesta di tal genere prevede l’applicazione di misure restrittive molto rigide, che hanno messo in seria difficoltà l’attività della cooperativa, bloccando l’accesso a uno dei capannoni e congelando gli stipendi dei lavoratori. Ed è proprio in questo contesto che, guarda caso, UniCredit ha pensato di rivendicare quanto, giusto formalmente, le appartiene, richiedendo lo sfratto degli occupanti, che avrebbe dovuto avvenire questa mattina di mercoledì 28 novembre. Notifica peraltro indirizzata a Virum, un’immobiliare inadempiente e inesistente da anni nel sito.

Ma questo non è avvenuto, perché fin dalle prime ore dell’alba, ma anche già dalla notte, centinaia di solidali si sono presentati ai cancelli della fabbrica di via Giovanni Boccaccio 1, rispondendo all’appello che i lavoratori stanno diffondendo da quando è arrivata la notizia dell’imminente sfratto.

Una presenza tanto massiva e variegata in termini di provenienza e appartenenza dei solidali, singoli e in gruppi, che a Milano si può dire essere qualcosa di non certo ordinario è dovuta al fatto che, ai fini innanzitutto dell’autofinanziamento, dal 2013 a oggi RiMaflow si è trasformata in un polo aggregativo multifunzionale che l’ha inserita e integrata di fatto e per meriti acquisiti all’interno del tessuto sociale e urbano metropolitano, così come la volontà di collocare la propria esperienza dentro un contesto storico-politico ha fatto sì che RiMaflow diventasse un nodo primario della rete delle fabbriche recuperate europee (Vio.me di Salonicco, Fralib di Marsiglia…), che mutuano le loro esperienze dal modello delle Fábricas Recuperadas argentine.

I lavoratori hanno deciso infatti nel corso del tempo di destinare diverse aree della fabbrica a un grande mercato dell’usato cui hanno preso parte espositori privati perlopiù provenienti dall’area intorno a Trezzano, a un punto ristoro e ad attività culturali, artistiche e aggregative di vario genere e in collaborazione con diverse e variegate realtà. Ugualmente, all’interno di RiMaflow ampio spazio è stato dato al progetto FuoriMercato, che si basa sull’acquisto e la distribuzione solidale dei prodotti del Parco Agricolo Sud di Milano e sulla produzione diretta in loco di prodotti come il Rimoncello (il limoncello di RiMaflow)o la Ri-passata di pomodoro, un’iniziativa che nel tempo ha immesso la fabbrica nel circuito di Genuino Clandestino, una rete di produttori, artigiani, ristoratori, lavoratori e consumatori rurali e cittadini che si definisce una “comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare”. Ultimo di questi progetti è stato quello dell’Amaro Partigiano, prodotto in collaborazione con il Museo della Resistenza di Fosdinovo (Ms). L’obiettivo – hanno sempre dichiarato i lavoratori – è quello di costruire una “Cittadella dell’altra economia e dell’artigianato” dove far incrociare attività produttive, sociali e culturali al fine di promuovere un’idea di lavoro produttivo che si pone in netto contrasto con quella promossa dal modello economico liberista e si basa sull’autorganizzazione dei lavoratori, sull’attenzione all’aspetto ecologico e sull’integrazione della fabbrica nel contesto locale e comunitario.

E così, questa mattina, mentre l’ingresso della fabbrica pullulava di persone pronte a fronteggiare un’eventuale ufficiale giudiziario eventualmente accompagnato, è arrivato un primo segnale positivo dalla Procura. Lo sfratto è rimandato dopo il 30 aprile 2019 e si apre così un nuovo percorso che come affermano gli stessi lavoratori “deve portare alla RiMaflow 2.0”.

Prima tappa importante di questo percorso, e in risposta alla nuova calendarizzazione dello sfratto, RiMaflow annuncia che dal 12 al 14 aprile 2019 la fabbrica ospiterà il 3° Incontro Euromediterraneo dell’Economia dei Lavoratori e delle Lavoratrici, che farà seguito ai primi due tenutisi nelle fabbriche recuperate di Marsiglia e Salonicco rispettivamente nel 2014 e nel 2016.

Foto a cura di Sabina Candusso (L.U.Me)

 

 

In chiusura riprendiamo il comunicato stampa diffuso questo pomeriggio attraverso i canali social di RiMaflow:

Comunicato stampa sulla giornata di oggi:

Come da sempre auspicato dalle lavoratrici e dai lavoratori che hanno dato vita al progetto RiMaflow, si è firmato oggi alle 9.30 presso la Prefettura di Milano un Protocollo di intesa tra UCL-UniCredit Leasing e la Cooperativa RiMaflow, con un importante ruolo di garanzia dell’imprenditore Marco Cabassi e del Direttore della Caritas ambrosiana Luciano Gualzetti.

L’Ufficiale giudiziario, in base al percorso concordato tra le parti, che prevede verifiche puntuali nei prossimi mesi, ha sospeso lo sfratto previsto in data odierna rinviandolo in data successiva al prossimo 30 aprile, ossia al termine dell’iter previsto.

UCL per la prima volta riconosce i lavoratori e le lavoratrici di RiMaflow e la loro Cooperativa come “fabbrica recuperata” e come controparte.

Oggi non si conclude il contenzioso, ma inizia un percorso molto impegnativo per RiMaflow e per i garanti, finalizzato al rilancio delle attività economiche e produttive che consenta ai 120 operai e artigiani di consolidare il lavoro e quindi il reddito.

Avremo quindi il tempo necessario (6 mesi) per programmare la nuova RiMaflow, una RiMaflow 2.0, senza le pressioni – spesso sproporzionate – volte al rispetto di normative che, senza un titolo di occupazione, eravamo in difficoltà ad ottemperare se non in tempi congrui. Rivendichiamo il merito della trasformazione di gran parte del lavoro informale iniziale in lavoro oggi regolare nel corso di questi anni.

Tra le varie opzioni possibili discusse con i garanti figura l’acquisizione degli immobili per tutte le attività di RiMaflow da parte di un gruppo di soggetti finanziatori che condividono il percorso di autogestione intrapreso: ciò significherà la definitiva uscita di scena di UCL dopo il 30 aprile.

A fronte di una proposta di UCL superiore ai prezzi di mercato per i capannoni di via Boccaccio 1, interamente da bonificare (tetti in amianto e sottosuolo inquinato) e con seri problemi strutturali, che in questi anni ne hanno reso impraticabile la vendita, RiMaflow e i garanti hanno comunicato che tale possibile acquisizione di immobile si indirizzerà verso una struttura più consona e più efficiente presente nel nostro territorio. UCL darà un contributo al fondo Caritas per il sostegno al lavoro, come richiesto da RiMaflow.

La Cooperativa ha riaperto nel frattempo i contatti con il Ministero dello Sviluppo Economico che, attraverso la CFI, finanzia i progetti di cooperazione nati da crisi aziendali.

Tra la continuità di presenza nei prossimi anni di RiMaflow nell’attuale sito di via Boccaccio 1, auspicata da UCL con la vendita a ‘noi’ del suo sito, e un sito più efficiente abbiamo deciso quest’ultima strada, come a volte praticato dalle stesse fabbriche recuperate argentine, che ci hanno ispirato, a fronte di luoghi produttivi ormai obsoleti. Siamo convinti peraltro che UCL, che con tanta tenacia aveva chiesto fino ad oggi il nostro sgombero, si troverà sul groppone per anni un immobile totalmente privo di valore e da bonificare.

Il Protocollo di oggi è per RiMaflow più utile di quello ‘di compromesso’ proposto dalla Prefettura 18 mesi fa, da noi accettato e che UCL si è rifiutata di sottoscrivere, perché avrebbe comportato alla lunga oneri decisamente proibitivi.

Peraltro RiMaflow vigilerà insieme ai cittadini di Trezzano sulle bonifiche obbligatorie che UCL dovrà effettuare nel sito di via Boccaccio 1 per evitare i danni all’ambiente e alla salute provocati dai capannoni dismessi (vedi Demalena).

UCL – ne siamo certi – dichiarerà di aver dato una proroga a tempo rispetto allo sgombero, che comunque sarà effettuato dopo il 30 aprile. Ma RiMaflow 2.0 dopo il 30 aprile non avrà più bisogno di UCL e la saluta volentieri!

Ringraziamo il Prefetto di Milano, dott. Saccone, per la sensibilità dimostrata e la dott.sa Giusi Massa che per anni ha seguito la vertenza RiMaflow, cercando una composizione del contenzioso: la firma di questo Protocollo è un risultato molto positivo per tutti i lavoratori e le lavoratrici.

Ci dispiace che della partita non sia stato il Comune di Trezzano, che in questi anni non è stato in grado di cogliere le potenzialità del progetto RiMaflow e non ha svolto in nessun momento un ruolo propositivo per favorire un accordo tra le parti, appellandosi ad un astratto concetto di legalità. Quando la legalità non coincide con la giustizia sociale qualcosa non funziona, dovrebbe essere noto!

La realtà è una sola: solo la mobilitazione dal basso, che si è concretizzata nella presenza di centinaia di persone oggi venute da tutta Italia per impedire lo sfratto, così come la mobilitazione di realtà sociali che apprezzano le scelte di solidarietà e mutualismo tra i lavoratori ha ottenuto questo risultato, riportando UCL a negoziare nella sede naturale della Prefettura di Milano.

Ci auguriamo ora che nei prossimi giorni Massimo Lettieri, presidente della Cooperativa, termini la detenzione ai domiciliari, uscendo definitivamente da un processo che lo aveva visto accusato in modo infamante per smaltimento illecito di rifiuti. Massimo deve essere di nuovo tra noi per il rilancio della nuova RiMaflow 2.0

Dal 12 al 14 aprile 2019 presso il sito di via Boccaccio 1 è da tempo convocato il 3° Incontro europeo delle imprese recuperate, realizzato con la collaborazione della Libera Masseria di Cisliano e il patrocinio dello stesso Comune di Cisliano. Oggi siamo sicuri di poter ospitare l’evento nella ‘nostra fabbrica’.

Cooperativa RiMaflow 349.6489063
Associazione Occupy Maflow 335.1213067

Trezzano sul Naviglio, 28 novembre 2018

S_M

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