Via d’Acqua, un corteo importante spiegato a mio figlio!

milano-acqua-alluvione
image-32129
Le via d’acqua a Milano…chiedete ai cittadini dell’Isola, di Niguarda, delle zone intorno al Parco Lambro. Chiedete a chi ha dovuto attraversare nei giorni scorsi Viale Zara, a chi s’è trovato cantine e negozi allagati. Chiedete a chi ha provato l’ebrezza di una cascata, senza essere in alta montagna bensì sotto terra in metropolitana….

Milano è una città che si estende in mezzo ad una pianura invasa dal cemento da oltre quarant’anni. Cemento che, si sa, fa rima con impermeabilità del terreno (e che, tra le altre cose, viene utilizzato anche per “ingabbiare” fiumi e torrenti entro argini artificiali). Accade così, che quando l’acqua cade dal cielo, non filtra come dovrebbe, rimane in superficie e se ne va a zonzo. Se poi ci aggiungi un paio di corsi d’acqua (oh, mica fiumi enormi eh? roba da poco, in giro per il mondo non li chiamerebbero nemmeno “fiumi” da quanto sono piccoli!) la cui assenza di gestione e mancanza di manutenzione è cronica, il gioco è fatto! Spiegazione banale? Forse, ma certamente vera e ancor di più diffusa, concreta, tangibile e reale.

Il buon senso porterebbe a conseguenze facili da intuire anche per i non-addetti ai lavori: costruiamo meno (o anche nulla, meglio ancora) e sistemiamo sto benedetto Seveso (e il Lambro), che per farlo esondare bastano due gocce, figurati se piove tanto!

Si sa, i soldi mancano, le casse del Comune sono vuote, ci dicono (anche se quando vogliono i soldi li trovano, ma mai per queste cose). Ma poi arriva Expo e spariglia le carte!

Perchè le vie d’acqua non diventano più le strade dei milanesi allagate ma un progetto faraonico che vorrebbe riempire la città di canali, pontili, rivoli e stagni, una via di mezzo tra Venezia e Abu Dabhi in versione meneghina.

E il Seveso? E il Lambro? E tutto il cemento di troppo in giro e ancor più in arrivo? “Vedremo, connetteremo, pianificheremo, svilupperemo…” Conta più di ogni altra cosa la vetrina per l’esposizione, l’opera nuova e luccicante per i visitatori.

Anche perchè nel frattempo tra tangenti, stipendi, convegni e abbuffate (e qualche stecca a chi finisce dentro magari) di soldi ne sono rimasti proprio pochi…

Allora diciamo che di “Via d’acqua” che non vanno bene ce ne sono due e la morte di una potrebbe essere buona cosa e utile a risolvere la seconda! Cancellare i progetti inutili e dannosi previsti per Expo (che tra l’altro non verrebbero nemmeno pronti in tempo) e usare gli spiccioli avanzati dal magna magna per metter mano a Seveso e Lambro in una logica rispettosa dell’ambiente.

Si può fare? In tanti pensano di si, anzi si deve!

Primi tra tutti i Comitati No Canal, un bel gruppetto di cittadini che ha iniziato da tempo a manifestare contro il cemento che voleva invadere i parchi vicino alle loro case e pian piano s’è accorto che – oltre ai parchi – da difendere c’era anche altro: contrastare la logica devastatrice dell’ambiente a monte di quei progetti, rifiutare il sistema di governo incarnato da Expo che asfalta tutto, compresa la democrazia, in nome del profitto, connettere l’esperienza specifica che stavano facendo con le altre battaglie che in giro per Milano vorrebbero disegnare e costruire una città migliore, a misura dei bisogni e desideri delle persone.

Che si fa quindi? Si va in corteo!

Sabato 22 Novembre si terrà al Parco Pertini una bellissima manifestazione per dire tutto ciò e molto altro ancora. E chi non viene non si lamenti la prossima volta che dovrà andare in giro per Milano col gommone!

Ps

Io non ho un figlio, ma se ne avessi uno gli spiegherei tutta la vicenda più o meno così! E soprattuto lo porterei al corteo Sabato, perchè tra i No Canal ci sono un sacco di mamme, papà e tantissimi bambini!

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *