Varalli – Comunicato su consigli di classe e provvedimenti disciplinari

 

1044630_10201261870964483_1903683900_nCi è stato chiesto da più parti di essere più brevi, stavolta ci proviamo. Proviamo a dire solo ed esclusivamente quel che pensiamo su quanto accaduto oggi e lasciamo la trattazione dei fatti agli articoli che ne hanno ampiamente parlato sul web. Di fatto il dato è: 20 dei nostri sono stati sospesi per 14 giorni. Nulla di ancora ufficiale, perché la notifica arriverà solo domani, ma il dato è già certo.

 Per noi, si tratta di una dichiarazione gravissima. Non tanto per la sospensione in sé, che già ignora la circolare dell’anno scorso in cui il Provveditore in persona raccomandava alle scuole di non sospendere eventuali occupanti ma di promuovere il dialogo – che in questo caso è stato oltraggiato da parte degli insegnanti in ogni maniera possibile. Ma per l’entità della pena: comminare 15 giorni di sospensione a chi occupa significa equiparare gli occupanti a coloro che commettessero un reato in grado di ledere l’incolumità fisica della popolazione scolastica.

Significa di fatto equiparare l’occupazione – per la definizione e interpretazione della quale rimandiamo ai precedenti comunicati, giusto per non dilungarci troppo – al tirare un cazzotto o un calcio in grado di fare del male. Qualcosa di semplicemente allucinante, come allucinante è stata la reazione del corpo docenti e della Presidenza a tutta questa vicenda sin dal primo minuto, quello in cui – con la giustificazione odierna del “garantire la sicurezza e la responsabilità sui minorenni” – è stato impedito all’occupazione di svolgersi.

Questo è quanto pensiamo, usando per una volta la sintesi che non è dote di chi fra noi si prende usualmente la briga di tradurre in parole il nostro pensiero. Non manchiamo di ringraziare chi oggi si è presentato oggi per offrirci la sua solidarietà: eravamo quasi duecento e – al contrario di quanto affermato in più sedi da insegnanti disinformati e colmi di pregiudizi – tutti studenti delle scuole, che hanno inscenato un presidio fra i più pacifici mai visti in ambito di mobilitazioni scolastiche.

Tutto questo non perché noi non si sia indignati, al contrario. Ma perché, come deciso dal momento del lancio della campagna #DefendVaralli, il nostro intento non è fare la guerra a nessuno. Non ai professori, non agli studenti che non condividono le nostre idee – che abbiamo invitato, nel pomeriggio di venerdì 7 febbraio, a prendere parte ad un confronto che possa finalmente individuare una traiettoria se non comune, almeno condivisibile fra tutti.

Il nostro intento è e resta difenderci. Difendere non l’occupazione, ma noi stessi dagli attacchi che stiamo subendo in varie forme da docenti e Presidenza: dall’assemblea con i rappresentanti di classe convocata oggi stesso al solo fine di promuovere ulteriormente e in maniera capillare la campagna negativa nei confronti del collettivo, alle condanne inaccettabili che alcuni di noi hanno subito oggi, passando per occhiatacce, urlate, continue lavate di capo e un terrorismo psicologico perpetuato in particolare sui più piccoli di noi. I meno autonomi e più vulnerabili, e pertanto i più indifesi.

Questo è quanto. Chiaro, duro, schietto, inequivocabile. Noi continuiamo la nostra difesa. Nella speranza, per il bene di ambo le parti, che questo faccia cessare gli attacchi nei nostri confronti da parte di chi ci dovrebbe educare e formare, e si sta invece rivelando molto più abile a reprimere.

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