Il Board of Peace è costituito: a Gaza il modello di impresa vince sul diritto internazionale
Durante il World Economic Forum di Davos (Svizzera), è stato ufficialmente fondato il Board Of Peace. La presidenza va agli Stati Uniti di Donald Trump. Tra i paesi membri figurano Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Israele, Kazakistan, Kosovo, Kuwait, Marocco, Pakistan, Paraguay, Quatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan, Vietnam. Numerosi i paesi in attesa, mentre hanno rifiutato Francia, Germania, Italia, Norvegia, Slovenia, Svezia e Regno Unito.
Come scrive Pagella Politica, la decisione di Giorgia Meloni dipende dall’incompatibilità tra lo statuto del Board of Peace e la Costituzione Italiana, in particolare con l’articolo 11:
«L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo»
Il Board of Peace non è un’organizzazione che pone gli Stati sul medesimo piano. Ma concentra troppi poteri nel Chairman (Donald Trump, ovviamente): solo lui può invitare i Paesi membri; può approvare o bloccare le decisioni; ha voto decisivo in caso di parità; nomina l’Executive Board, ne può annullare le decisioni e interpreta in via finale lo Statuto, può creare o sciogliere organi, rimuovere Stati membri e incidere sulla durata dell’organismo.
In altre parole, è strutturato più come un’azienda che come un’organizzazione internazionale (anche Avvenire è della stessa opinione). Avallato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (la n. 2803 del 2025, astenuti Russia e Cina), il Board of Peace non rispetta le aspettative di formarsi come “coalizione di volenterosi” ma come una vera e propria minaccia allo stesso Consiglio di Sicurezza. La costituzione del Board of Peace, insomma, sembra un atto eversivo di Donald Trump (qui un appello a riguardo), che non ha mai nascosto il suo disprezzo per l’ONU.
La controrivoluzione di Trump è sostituire la logica imprenditoriale al diritto internazionale. Una strategia perfettamente in linea con le spregiudicate azioni di Trump in ambito economico (la cosiddetta “guerra dei dazi”) e in materia di politica estera (la riabilitazione dell’accaparramento delle risorse altrui secondo modalità imperialiste). A prova di ciò, sono sufficienti le parole (e le slide) di Jared Kushner, membro esecutivo e genero di Trump, mentre mostra il Master Plan di ricostruzione per Gaza (qui il video): l’obiettivo è erigere grattacieli e favorire il turismo, mentre il genocidio continua a bassa intensità (soltanto ieri 11 palestinesi sono stati assassinati).
Il Board of Peace punta alla sovrapposizione del concetto di “pace” con le “opportunità” di mercato. Il benessere del popolo palestinese è perseguito solo come effetto collaterale di una strategia fondata sull’investimento. Una riproduzione in scala coloniale della fallacia dellaTrickle-down economics, cioè la teoria secondo cui privilegi fiscali o altri benefici economici concessi ai più ricchi o alle imprese dovrebbero poi “tracimare” e portare vantaggi all’intera economia e alle classi lavoratrici.

Il Catastrophic success (tra l’altro, titolo di un libro di Alexander B. Downes sull’insuccesso dei regime change perpetuati dagli USA nel corso del XX secolo) non è nient’altro che una parafrasi del Disaster Capitalism. In altre parole, della natura predatoria del sistema politico ed economico tardo capitalista nel trarre profitto dalle catastrofi (belliche o naturali), che proprio per questo output non vengono in nessun modo prevenute, ma addirittura favorite. Per Kushner sarebbe un catastrofico successo ricostruire Gaza in tre anni, o giù di lì, come spesso accade in Medioriente. Per esempio negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar, paesi che fondano il proprio sviluppo sulle risorse minerarie di altri paesi (il genocidio in Congo è uno dei risultati più noti), nonché sullo sfruttamento schiavista dei lavoratori.
Insomma, per gli Stati Uniti di Donald Trump, è di successo risolvere le controversie internazionale e porre fine alle guerre attraverso la fabbricazione di una “pace” ragionevole e duratura solo attraverso una lente economica, non certo per le persone. Una pace che maschera le violenze necessarie ad amministrarla.
Il Board of Peace è il tentativo di applicazione di questa pratica neocoloniale al livello del diritto internazionale. È l’ennesimo atto di guerra globale che, a quanto sembra, non incontrerà alcun ostacolo.
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