I muri che dividono il mondo

Una recensione del libro di Tim Marshall pubblicato per Garzanti.

Ci sono piccoli e grandi muri nel mondo e questo libro ne illustra i luoghi e le ragioni della loro persistenza e a volte della loro inutilità.

Per la Cina la Grande Muraglia cinese è il passato, il Grande Firewall cinese è il presente. Limitare e controllare l’accesso a Internet è diventato un obiettivo strategico per i governanti della Cina, ci sono 700 milioni di utilizzatori e le tecnologie non sempre riescono a formare un muro elettronico invalicabile. Il territorio è vasto e il livello si censura cambia da regione a regione. Monitorare non basta, sono state introdotte normative per obbligare le aziende estere a depositare i dati sensibili in database fisici ubicati su territorio cinese. Tutti i dati personali che transitano nei flussi social devono essere archiviati, conservati e a richiesta comunicati al governo. Un profondo muro digitale segue un ininterrotto miracolo economico.

Il muro in calcestruzzo di 1.600 chilometri di Trump vuole separare gli americani dai non-americani. Deve essere costruito lungo il confine tra Stati Uniti e Messico. In California esiste già una barriera costruita con lamine di acciaio e dopo il 2000 sono stati aggiunti altri 1.200 chilometri di barriera. La somma minima stimata per questo nuovo muro è di 12 miliardi di dollari, quella massima si avvicina a 40 miliardi di dollari.  Dal censimento del 2010 risulta che il gruppo ispanico rappresenta il 17% della popolazione americana. Una percentuale destinata ad aumentare entro il 2050 fino al 29%. Per calmare le aspettative di “sicurezza” degli americani anche una semplice recinzione potrebbe bastare.

Betlemme, alte mura di 8 metri composte di lastre di cemento, recinzioni e filo spinato dividono la popolazione israeliana da quella palestinese. Ci sono anche torri di guardia per i soldati israeliani che hanno il compito di controllare il confine. L’intera barriera si estende per 710 chilometri inglobando anche la Cisgiordania. Il governo d’Israele ha giustificato la costruzione del muro come una necessità; difendersi dagli attacchi dei palestinesi e la maggioranza della popolazione israeliana ha appoggiato questa decisione. C’è un’altra barriera di 60 chilometri eretta a Gaza a cui si aggiunge quella edificata al confine con la Siria. Una recinzione di 245 chilometri delimita il confine con l’Egitto. Tutti questi muri offrono ad Israele una sorta di sicurezza e stabilità, ma è un equilibrio precario che si regge sopratutto sui contrasti e le divisioni interne ai palestinesi e ai paesi arabi.

Nel centro di Baghdad c’è la zona verde circondata da una barriera di cemento armato a prova di bombe.  In Giordania è stata costruita una recinzione di 260 chilometri al confine  con la Siria e un’altra di 185 chilometri delimita il confine con l’Iraq. Le due barriere sono munite di torri di guardia e videocamere. In Arabia Saudita una barriera di 883 chilometri è stata eretta per proteggere il confine dal vicino Iraq.

L’India, per fermare il contrabbando di armi e bloccare l’immigrazione illegale, ha eretto la barriera più lunga del mondo 4.050 chilometri di filo spinato, videocamere e tecnologie di monitoraggio a distanza al confine con il Bangladesh. La povertà, il sovraffolamento,  le divisioni etniche e religiose tra induitti e musulmani alimentano la difesa degli incerti confini nazionali. L’India non avendo sottoscritto la Covenzione dell’ONU del 1951 non ha mai riconosciuto lo status di rifugiati agli immigrati.

Il Marocco, per tenere a distanza i sahrawi ‘abitanti del deserto’, ha edificato un muro di 2.736 chilometri. In questa lunga trincea ci sono campi minati, unità di soldati pronti per ogni intervento e radar per monitorare il passaggio di confine.

In Europa, la paura dell’immigrazione e dell’islamismo hanno provocato divisioni a tutti i livelli. In molti paesi sono cresciuti movimenti e partiti con l’unico obiettivo di bloccare l’immigrazione. La Grecia nel 2011 per arginare i migranti che attraversavano il confine ha eretto una recinzione di filo spinato con la Turchia. L’Ungheria ha costruito barriere ai confini con la Serbia e la Croazia. La stessa decisione ha adottato la Slovenia ai confini con la Croazia e la Macedonia con la Grecia.

In Irlanda del Nord, nella città di Belfast ci sono barriere discontinue di cemento e metallo. Vengono chiamate “muri della pace” ma denotano il conflitto tra due comunità: cattolica nazionalista e protestante unionista. Queste divisioni sono presenti in altre città dove le due comunità vivono vite separate.

Muri e difese sono una presenza costante nel lungo percorso della civiltà. Sono serviti a deviare, altre volte a ritardare ma mai a fermare la mobilità della stirpe umana e l’usura della storia.

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.