“Testa per dente” – I crimini di guerra degli italiani nella Jugoslavia occupata

Promosso un appello per il riconoscimento dei crimini fascisti in occasione dell’80esimo anniversario dell’occupazione della Jugoslavia.

“Il trattamento da fare ai ribelli non deve essere sintetizzato nella formula ‘dente per dente’, bensì da quella ‘testa per dente!'”. Così si apriva la famigerata Circolare 3C stilata nel marzo 1942 dal generale Mario Roatta, sul comportamento che gli italiani avrebbero dovuto tenere nella Jugoslavia occupata già da un anno. “Si ammazza troppo poco”, sentenziava invece con brutale ferocia il generale Mario Robotti comandante di una delle armate italiane che occupavano Croazia e Slovenia nel 1942.

Nella giornata di ieri è infatti caduto l’anniversario dell’invasione della Jugoslavia da parte della Germania nazista di Hitler e dell’Italia fascista di Mussolini.

Il 6 aprile 1941 infatti le truppe della Wermacht e del Regio Esercito varcarono i confini jugoslavi travolgendo la resistenza di Belgrado in due settimane. Il “merito” della schiacciante vittoria va attribuito senza ombra di dubbio all’implacabile macchina da guerra del Terzo Reich.

Il 6 aprile è una delle tante date in cui l’Italia fascista si è riempita di vergogna e infamia. Date che si è sempre cercato di far dimenticare a noi e al mondo col mito degli “italiani brava gente”. Tra queste date potremmo ricordare l’assai poco gloriosa dichiarazione di guerra alla Francia già in ginocchio del 10 giugno 1940 e l’immotivata invasione della Grecia del 28 ottobre 1940, giusto per citarne due.

Nella primavera ’41 il sogno mussoliniano della “guerra parallela” è già naufragato miseramente dopo meno di un anno di conflitto e gli italiani le hanno buscate duramente su tutti i campi di battaglia: dalla Grecia al Nordafrica passando per l’Africa Orientale. Il tanto decantato Impero proclamato il 6 maggio 1936 è già collassato e c’è voluto l’aiuto dei tedeschi per raddrizzare la situazione.

Un bell’articolo di Davide Conti apparso ieri su “il Manifesto” ha il merito di ricordare una delle tante pagine oscene e rimosse della storia del nostro paese e ci sembra doveroso riprendere un paragrafo in cui viene raccontata la ferocia dell’occupazione italiana dei territori jugoslavi:

“In linea con questo impianto ideologico le truppe del regio esercito, le autorità di polizia, i carabinieri e le milizie fasciste dei battaglioni «M» disposero su tutto il territorio le misure della «guerra ai civili», che lo stesso popolo italiano avrebbe poi drammaticamente conosciuto durante l’occupazione nazista. Fucilazioni di civili e partigiani, deportazioni di massa (100.000 jugoslavi trasferiti nei campi d’internamento italiani), incendio e saccheggio delle città e dei villaggi (nel febbraio 1942 l’intera città di Lubiana venne circondata da una «cintura» di filo spinato e posti di blocco e poi razziata), stragi (il 12 luglio 1942 a Podhum 108 fucilati e oltre 800 deportati; a Niksic e in altre città del Montenegro fucilazione di 95 comunisti e 200 civili tra il 20 giugno 1942 e il 25 giugno 1943) violenze e abusi sulla popolazione (nella sola Lubiana morirono 33.000 persone pari al 10% dei suoi abitanti) assunsero un carattere sistemico codificato dalle disposizioni della «circolare 3C» firmata dal generale Mario Roatta, già capo del Servizio Informazioni Militari, guida delle truppe fasciste in Spagna e poi al vertice della II Armata di occupazione in Croazia”.

Soldati italiani fucilano civili jugoslavi durante l’occupazione del paese

Va dunque ricordato che, su una popolazione di circa 15 milioni di abitanti, l’occupazione nazifascista della jugoslavia provocò qualcosa come un milione di morti.

In aggiunta a ciò la Guerra Fredda e il fatto che la Jugoslavia di Tito si fosse schierata in campo avverso (nemica, ma non poi così nemica visto lo scontro del Maresciallo con Stalin nel 1948) garantì la totale impunità a un bel numero di criminali di guerra italiani di cui le Nazioni Unite avevano stilato una corposa lista.

L’invasione della Jugoslavia produsse un vero ginepraio di lotte parallele e contrapposte. Da un lato vi erano i due paesi occupanti: Italia fascista e Germania nazista con interessi non sempre in comune. Loro alleato il fascista croato Ante Pavelic con i suoi ustascia che cercava di sfruttare a suo favore gli interessi non coincidenti di Mussolini e Hitler sui Balcani. A opporsi ai nazifascisti i partigiani monarchici e nazionalisti serbi Mihailovic (che non disdegneranno la collaborazione coi fascisti) e soprattutto l’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia guidato da Josif Broz Tito e meglio conosciuto in Italia con il nome di “partigiani titini”.

La Resistenza comunista di Tito è la più accanita e organizzata d’Europa e costituisce un vero e proprio esercito capace di affrontare i nazisfascisti in battaglia campali. La Jugoslavia, di fatto, si libererà in gran parte da sola prima dell’arrivo dell’Armata Rossa sovietica.

E’ di oggi l’uscita di un appello firmato da moltissimi intellettuali e storici per il riconoscimento ufficiale dei crimini fascisti in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’invasione della Jugoslavia da parte dell’esercito italiano di cui riprendiamo due significativi paragrafi:

“Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario dell’invasione della Jugoslavia da parte dell’esercito italiano, avvenuta il 6 aprile 1941. Durante l’occupazione fascista e nazista, e fino alla Liberazione nel 1945, in questo territorio si contano circa un milione di morti. L’Italia fascista ha contribuito indirettamente a queste uccisioni con l’aggressione militare e l’appoggio offerto alle forze collaborazioniste che hanno condotto vere e proprie operazioni di sterminio. Ma anche direttamente con fucilazioni di prigionieri e ostaggi, rappresaglie, rastrellamenti e campi di concentramento, nei quali sono stati internati circa centomila jugoslavi.

Come studiosi di storia contemporanea, esperti del tema e figure professionali impegnate nella conservazione attiva della memoria siamo convinti che nei decenni passati non si sia raggiunta una piena consapevolezza di questi crimini, commessi purtroppo anche in nome dell’Italia. La Repubblica Italiana non ha mai espresso una netta condanna, né una presa di distanza radicale da queste atrocità: non sono stati istituiti giorni commemorativi, né sono state compiute visite di Stato in luoghi della memoria dei crimini fascisti in Jugoslavia”.

Sempre nella giornata di oggi alle 17 verrà presentata la mostra “A ferro e fuoco, l’occupazione italiana della Jugoslavia 1943-1945”.

* in copertina un soldato italiano prende a calci un civile jugoslavo poco prima di una fucilazione

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *