Zambetti e il sistema Lombardia, tra mafie e speculazioni.

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Da una parte l’ossessione per una legalità formale e le insistenti richieste di sgombero. Dall’altra la totale subordinazione a una illegalità sostanziale e le mazzette alla ‘Ndrangheta. L’affaire Zambetti si rivela il caso clinico perfetto per la comprensione di una patologia e di un sistema di potere. E, magari, per la proposta di una cura.

Ma la schizofrenia del Pdl lombardo è solo apparentemente spiegabile attraverso la psicosi di un malato che prima invoca la legalità a discapito di processi legittimi e poi la viola per la difesa di un sistema fortemente radicato, ma agonizzante.

Dietro a questa vicenda c’è molto di più.

C’è che il degrado in cui sono lasciati molti spazi e molti quartieri a Milano non è conseguenza di malgoverno, ma un vero e proprio stratagemma per distruggere il tessuto sociale e tutte quelle forme di aggregazione che potrebbero rappresentare un ostacolo per la loro reale capacità di agire sul territorio.

C’è che le strategie di gestione del patrimonio pubblico non sono dettate dalle esigenze dei cittadini, ma dagli affari della criminalità organizzata.

C’è che esiste a Milano e in Lombardia una fitta rete di collusione tra politica e ‘Ndrangheta. Un’alleanza che agisce in più settori: dalla sanità, (oltre allo scandalo della fondazione Maugeri, nel caso Zambetti coinvolto è anche un medico dell’Humanitas, Marco Scalambra, faccendiere tuttofare del centrodestra), all’edilizia popolare, alle grandi opere come Brebemi e Tem, già coinvolte in scandali enormi tra mafia e corruzione.

La realtà è che se proviamo a mettere insieme tutti i pezzi della vicenda Zambetti, sospettare che la guerra che l’assessore ha fatto al Lambretta sia molto di più di una semplice ricerca di integrità di facciata diventa non solo legittimo, ma doveroso.

Forse a Zambetti il Lambretta serviva vuoto. Forse per non avere la scocciatura di un gruppo attivo di giovani e di cittadini che vivendo il territorio rischiava di diventare una scocciatura. Forse per avere un posto dove venisse smazzata un po’ di eroina. Forse semplicemente perché qualcuno glielo aveva chiesto e lui non poteva dire di no

Lungi da noi ricoprire il ruolo degli inquirenti. Ma riteniamo doveroso denunciare quello che vediamo e fare delle ipotesi. E se da un lato renderci conto che tutte le battaglie che portiamo avanti sono un arco di una circonferenza che si chiude è terrorizzante, dall’altro siamo oggi più che mai convinti che stiamo andando nella direzione giusta.

Lo smantellamento degli spazi sociali, l’eroina, il racket delle case popolari tenute volutamente sfitte, la costruzione di grandi opere, la politica calata dall’alto, lo strapotere della Compagnia delle Opere, l’incontestabilità di un governatore a vita come Roberto Formigoni, le botte della polizia agli studenti che volevano denunciare il malgoverno della Regione, sono tutti pezzi di uno stesso puzzle. Un puzzle minuziosamente cucito da autorità che non importa se siano dichiaratamente mafiose o meno. Perchè in Lombardia quasi tutte le poltrone si stanno piano piano svelando emanazione di un unico potere.

Non è un caso che dei 13 membri del consiglio regionale inquisiti, buona parte lo sia per indagini che riguardano cemento e rifiuti: settori in cui la presenza della criminalità organizzata è forte e profondamente radicata.

Settori che sono il termometro delle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico.

Settori, che con la presenza del sistema Regione-Comunione e Liberazione-Compagnia delle Opere diventano facilmente preda della criminalità organizzata, che si ritrova la strada spianata per il saccheggio del pubblico, proprio quello che Zambetti chiedeva a gran voce sul Lambretta: sgombero, per chiudere, svalutare e svendere.

Quello che oggi risulta chiaro è la verità di una Regione illegittima, fondata su un modello, quello formigoniano in cui il pubblico e il privato, il legale e l’illegale, si mescolano, si confondono, dando vita a una soluzione torbida, di cui la mafia si nutre con la connivenza o, peggio ancora, la partecipazione attiva dei dirigenti regionali.

Quello che risulta chiaro è che oggi chi è al potere Regione non può permettere il dissenso e la contestazione, perchè ha troppo da nascondere e ancora di più da perdere.

Quello che a noi è chiaro è che la Giunta Regionale, e il suo Presidente Formigoni, vanno sostituiti quanto prima, per arginare la deriva mafioso-lobbistica dell’amministrazione lombarda e riprenderci quel poco che ancora abbiamo da difendere.

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2 risposte a “Zambetti e il sistema Lombardia, tra mafie e speculazioni.”

  1. Mauenzo ha detto:

    Fermo restando che è vero tutto ciò che è stato denunciato dal movimento perchè Formigoni ha tessuto questa trama in circa 20 anni?l’assalto delle mafie non è cosa recente,visto che la storia della esportazione dei rifiuti tossici in Campania è decennale e la mafia del caporalato edilizio a Milano ha almeno venti anni di storia. Adesso si spara su un bersaglio da eliminare perchè il PDl e la Lega vogliono eliminare un ostacolo ad un altro partito polpettone dove tutti pescano nel torbido destra e sinistra…Ma ci si dovrebbe digerire la lega in lombardia con tutto il suo retroterra meschino con Maroni al potere?il PD che ha fatto? che sta facendo alla opposizione?

  2. Marcello Laugelli ha detto:

    VOTI ’NDRANGHETA, HUMANITAS: SCALAMBRA NON LAVORA
    PER OSPEDALE (OMNIMILANO) Milano, 10 OTT – «In
    merito ad un presunto coinvolgimento di unmedico
    di Humanitas in un’indagine relativa
    all’assessore regionaleZambetti, si precisa che
    il dr. Marco Scalambra non lavora Humanitas.
    Ilmedico ha collaborato presso l’ospedale
    Humanitas Gavazzeni di Bergamo persoli 3 mesi
    nel 2010 presso il reparto di Chirurgia
    Generale, ma non è statoconfermato al termine
    del periodo di prova». Così una nota
    dell’Humanitas inmerito all’inchiesta in cui
    compare il nome di Marco Scalambra
    erroneamenteindicato come «chirurgo che opera
    all’Hmanitas».

    red 101518 OTT 12 NNNN

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