Fontana ottiene la fiducia. Con lui, ma senza votare, la renziana Baffi

Attilio Fontana si salva ancora. E con lui pure tutta la sua giunta. Ieri il Consiglio Tegionale della Lombardia ha votato e bocciato la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni nei confronti del Governatore leghista per le responsabilità relative all’emergenza Covid. Nulla da fare: Fontana resta saldo sulla poltrona del Pirellone nonostante la discutibile gestione sanitaria e politica durante i mesi clou della pandemia e le ombre, che ancora faticano a scomparire, dell’affaire camici. Compatta la sua maggioranza (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia) che, insieme al gruppo misto, con 49 voti contrari boccia la mozione. 29 i favorevoli: Pd, M5S, +Europa-Radicali e Lombardi Civici Europeisti.

Un esito ampiamente previsto, nonostante qualche malumore della vigilia e qualche preoccupazione tra le file della giunta. Pare, comunque, che da ieri Fontana e i suoi possano contare su un altro elemento in maggioranza, anche se non ufficialmente: la consigliera di Italia Viva Patrizia Baffi, al centro delle polemiche dopo essere stata eletta a maggio, con i soli voti del centrodestra, alla guida della Commissione d’inchiesta in Regione e poi dimessasi per le pressioni dalla base del suo partito. Nel voto di ieri ha prima dichiarato parere contrario alla sfiducia, poi, al momento opportuno è uscita dall’aula, senza però perdere l’occasione per schierarsi con Fontana: «Qualcuno le deve delle scuse, Presidente», ha detto tra gli applausi di Lega e Fi durante la dichiarazione di voto. «Ho comunicato a Renzi l’intenzione di non sottoscrivere questa mozione inutile – si è giustificata al termine della seduta – anche se il voto favorevole era un atto richiesto dalla segreteria del partito». Le opposizioni, dal canto loro, non si danno per vinte. Fabio Pizzul, capogruppo Pd al Pirellone parla di una «Lombardia senza conducente», dichiarando «finita, al di là del voto», la legislatura regionale. Il M5S inscena una protesta in aula: scatoloni e pacchi per dire al Governatore leghista e ai suoi di fare i bagagli. Ma non è abbastanza. Fontana resta in sella.

Restano anche le inchieste: la prima, nella quale il Governatore è formalmente indagato dalla Procura di Milano, sulla fornitura di 75.000 camici (poi commutata in donazione) da parte dell’azienda del cognato al Pirellone; la seconda, che lo ha visto coinvolto come persona informata sui fatti, circa la mancata zona rossa di Alzano Lombardo e Nembro su cui indaga Bergamo. L’autunno dunque non sarà in ogni caso una stagione facile per il Presidente della Lombardia che a breve dovrebbe comparire davanti ai giudici di Milano.

di Francesca Del Vecchio

da il Manifesto del 9 settembre 2020

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