Siti e testate indipendenti contro Facebook: «Paradosso che non sia spazio pubblico»

Conferenza stampa nella sede della Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi).

La vicenda che ha coinvolto in questi giorni diverse testate indipendenti censurate da Facebook per i contenuti pro-curdi è arrivata ieri nella sede della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi). GlobalProject, Milano in Movimento, Contropiano e Radio Onda d’Urto erano state oscurate mercoledì scorso. Le prime tre sono tornate online nelle scorse 48 ore. Minacciate di cancellazione DinamoPress e Infoaut, che per ora non hanno subito la stessa sorte. La conferenza stampa è stata aperta dal giornalista Marino Bisso, della Rete no bavaglio, che ha definito l’accaduto «un atto di censura molto grave a cui la Turchia non è nuova e che stavolta ha colpito voci legate al movimento».

I TEMI PRINCIPALI sono stati due: il diritto alla cronaca, soprattutto durante un’offensiva militare; la necessità di superare la regolazione privata di un social network ormai diventato a tutti gli effetti uno spazio pubblico. «Le guerre si giocano anche con la propaganda – ha detto Alberto De Nicola, di DinamoPress – Facebook si sta prestando al prolungamento del conflitto di Erdogan nel campo dell’informazione?». Sergio Carraro (Contropiano) ha sottolineato come la censura abbia colpito strumenti di informazione ma anche di mobilitazione contro l’offensiva militare turca e in difesa del popolo curdo: «a chi ha dato fastidio?». Le pagine che hanno subito l’oscuramento sono molte di più delle testate menzionate. Numerosi centri sociali e collettivi studenteschi hanno visto sparire i loro profili. Ieri è toccato all’Ex Opg di Napoli e agli internazionalisti italiani che sono stati in trincea con i curdi. La pagina «Io sto con chi combatte l’Isis» è stata eliminata e ricreata da zero.

FACENDO RIFERIMENTO al discorso tenuto ieri da Mark Zuckerberg, Antonio Lancellotti (GlobalProject) ha affermato: «Facebook si nasconde dietro la neutralità ma di fatto produce spazio pubblico secondo le regole di un privato». «Un privato che genera profitti miliardari a partire dai dati prodotti dai suoi utenti, cioè da tutti noi», ha sottolineato Federico Leonna di Infoaut. Per Milano in Movimento il fatto che un simile strumento non sia pubblico è «un paradosso». Il tema della regolazione di Facebook e degli altri colossi monopolistici del web è estremamente complesso e di portata globale. In un’ottica differente, Elizabeth Warren, che alle prossime elezioni americane potrebbe essere la candidata democratica contro Trump, ha proposto di spezzettare le Big Tech. Per lei l’obiettivo è soprattutto di gettito fiscale, garanzia della concorrenza e protezione degli utenti. Zuckerberg l’ha definita «una minaccia esistenziale».

SEMPRE IERI il Presidente Fnsi Giuseppe Giulietti ha posto il problema della censura delle testate indipendenti al sottosegretario con delega all’editoria Andrea Martella. «Erdogan ha chiesto e ottenuto l’oscuramento delle pagine filo curde nei paesi europei, dopo aver incarcerato 200 giornalisti in Turchia – ha detto il sindacalista – Facebook non solo non paga le tasse ma decide anche quali parole eliminare. Va convocata la rappresentanza italiana».

di Giansandro Merli

da il Manifesto del 19 ottobre 2019

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Una replica a “Siti e testate indipendenti contro Facebook: «Paradosso che non sia spazio pubblico»”

  1. badile ha detto:

    Siete voi che eleggete una multinazionale ultracapitalista a vostro principale strumento comunicativo. Desiderare la statalizzazione della piattaforma e’ un’abominio, il sapere che certe idee arrivano da quelli che ritengo nonostante tutto miei compagn* fa male al cuore. Non vi rendete conto di quanto pericoloso possa essere?
    Avete trasposto talmente tanto la vostra identità lì dentro che siete convinti che senza quello spazio non esistete neanche voi. C’e’ un mondo lì fuori, uscite prima che potete perchè le badilate di acqua ghiacciata non finiranno qui.

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