Ennesima ondata di violenza israeliana in Palestina

 



10401436_734095179962377_5471066727797881639_nDal 12 Giugno 2014, la popolazione palestinese si trova sotto feroce attacco del governo Israeliano che già, quotidianamente, rende la vita della popolazione autoctona dei territori un vero inferno.


In quella data infatti, tre abitanti di una colonia vicino ad Hebron sono scomparsi: rapiti, secondo fonti governative israeliane, dal partito di Hamas, al potere nella Striscia di Gaza dal 2006 e nemico “ufficiale” di Israele.
Come sempre, la reazione dello stato ebraico è quella di “punirli tutti per educarne uno”, e dunque, la popolazione non solo di Gaza ma anche di tutta la Cisgiordania è ritenuta responsabile di questo avvenimento e, come tale, è costretta a subire un intensificarsi degli arresti (soprattutto di minori), violenze, minacce e intimidazioni, limitazioni della libertà di movimento, distruzione di casa, spesso omicidio.

Ma chi sono questi “tre poveri ragazzi scomparsi”, per i quali persino il governo italiano sta pensando di appendere uno dei suoi fantomatici striscioni di solidarietà a Roma (http://www.agenparl.com/?p=59480)?

I coloni sono gli abitanti degli insediamenti legali (autorizzati, spesso favoriti dal governo) o illegali presenti in tutta la Cisgiordania: si tratta di quartieri, villaggi o porzioni di città che vengono gradualmente sottratte alla popolazione autoctona residente (palestinese) per essere abitata e divenire proprietà di religiosi ebraici con passaporto israeliano. Molto spesso gli abitanti delle colonie sono persone di religione ebraica ortodossa (altamente osservante, per non dire fanatica), che spesso, non lavorando per precetto religioso, beneficiano così dei “contributi governativi” dati dallo stato israeliano ai cittadini ebrei per “ripopolare la terra”: in pratica, un “via libera” all’occupazione e al furto di proprietà terriere o abitative.

I coloni spesso vivono in comunità chiuse, che concepiscono l’esperienza della colonia come una “guerra” contro i palestinesi, colpevoli, secondo loro, di aver “occupato” precedentemente una terra di loro diritto per religione: per questo motivo gli scontri e gli episodi di violenza perpetrati da coloni verso i palestinesi sono molto frequenti e la convivenza con vicini di casa o di villaggio di origine palestinese è, di fatto, impossibile.

Un caso eclatante in Cisgiordania è proprio quello di Hebron, o Al Khalil, la città nei pressi della quale è avvenuto il presunto sequestro: una città spaccata in due, dove l’avanzata delle colonie ha invaso dapprima il mercato, poi ha isolato e reso deserte parti vitali dela città vecchia commerciale (Shouada Street), e infine, reso inaccessibile e divisa in due persino la moschea, una delle più importanti di Palestina. A Hebron il livello di violenza e scontro che i coloni esercitano da anni sulla popolazione palestinese residente è tale, da aver reso necessaria l’installazione di reti metalliche sui commercianti del suq, bersaglio continui di sputi e lanci di oggetti contundenti da parte dei coloni che occupano le case sovrastanti.

In questo quadro di violenza e prevaricazione, portato avanti da anni nell’indifferenza mondiale e avvallata dallo stato ebraico (è importante ricordare che molto coloni vengono addirittura reclutati all’estero tra la popolazione ebraica emigrata, e convinti a tornare per occupare le case palestinesi in Israele), l’episodio delle ultime settimane si pone come una mera scusa per riaccendere e inasprire le operazioni di repressione e pulizia etnica in corso da anni in Israele nei confronti della popolazione palestinese.

Invitiamo tutti ad informarsi e a seguire le evoluzioni di una situazione di violazione dei diritti umani che, sebbene perpetrata da anni, risulta ogni giorno più intollerabile per la sua ingiustizia.

Invitiamo le persone interessate e solidali a sostenere progetti come questo (http://www.salaam-milano.org/chi.html) ed a informarsi su canali media indipendenti e vicini alla realtà come Nena News Agency, Al Jazeera o Maan News.
Sottolineiamo inoltre l’importanza del boicottaggio dei prodotti israeliani, portato avanti da anni dalla rete BDS (http://www.bdsitalia.org/).

http://nena-news.it/ong-italiane-silenzio-assordante-sulla-palestina/

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