Guardare avanti per non tornare indietro

Aborto legalizzato in Irlanda.

Ieri, 13 dicembre 2018, il Parlamento irlandese a Dublino ha approvato con 27 voti favorevoli e 5 contrari il decreto di legge che per la prima volta nella storia dell’Irlanda autorizza l’aborto fino alla dodicesima settimana di gestazione.

La nuova legge è il risultato dello storico referendum svoltosi a maggio di quest’anno, che ha visto una vittoria schiacciante del “Sì all’aborto” con il 66,4% dei voti a favore, un referendum attraverso cui il popolo irlandese si è espresso con forza contro l’Ottavo Emendamento.

Un emendamento che, per ricostruire brevemente il processo storico, era divenuto parte della Costituzione irlandese in seguito a un altro referendum del 1983 e garantiva di proteggere, per quanto più possibile, l’uguale diritto alla vita della madre e del feto, vietando pertanto l’aborto in praticamente tutti i casi.

Alla lettera: “Lo Stato riconosce il diritto alla vita del nascituro e, nel dovuto rispetto dell’eguale diritto alla vita della madre, garantisce per legge di rispettare, e, per quanto possibile, difendere e rivendicare attraverso le sue leggi tale diritto”.

Nel 1992 erano stai poi introdotti il Tredicesimo e il Quattordicesimo Emendamento, il primo per precisare che il divieto di abortire non limitava la libertà della gestante di viaggiare dentro e fuori dallo Stato e il secondo che stabiliva il diritto di diffondere informazioni sui servizi di aborto realizzati all’estero. E dunque, a partire dal 1980 sono state circa 170.000 le donne irlandesi costrette a viaggiare nella vicina Gran Bretagna per realizzare un aborto. Anche perché, com’è sempre accaduto in Paesi cattolici come l’Irlanda (ma potremmo benissimo citare il caso italiano), data la vaghezza nella formulazione del concetto di “reale pericolo per la salute della donna incinta”, per molti anni questa sentenza è rimasta sostanzialmente inapplicata, vittima dell’obiezione di coscienza dei medici.

Un primo barlume di cambiamento – per quanto ancora assolutamente insoddisfacente – si era avuto nel 2013, quando il Protection of Life During Pregnancy Act aveva tentato di formulare il decreto in maniera più chiara e definita.

La nuova legislazione approvata ieri, e che attende ora soltanto la firma del Presidente della Repubblica Michael D. Higgins, consente come si diceva le interruzioni di gravidanza fino alla dodicesima settimana di gestazione, o nei casi in cui vi sia un rischio per la vita o di gravi danni per la salute della donna incinta. Consentirebbe inoltre le interruzioni in caso di anormalità fetali che potrebbero portare alla morte del nascituro prima o entro ventotto giorni dalla nascita.

“Un momento storico per le donne irlandesi”, così l’ha definito il Primo Ministro Leo Varadkar, che ha fortemente sostenuto il referendum di maggio.

“Poco più di duecento giorni fa, il popolo irlandese ha votato per abrogare l’Ottavo Emendamento in modo che potessimo occuparci delle donne con compassione”, ha scritto il ministro della salute Simon Harris su Twitter dopo l’approvazione del disegno di legge. “Oggi abbiamo approvato una legge per rendere realtà la scelta di porre fine ai viaggi solitari, allo stigma, di sostenere le decisioni delle donne nel nostro Paese”.

Certo, l’utilizzo specifico della parola “compassione” denota il fatto che ancora nei Paesi cattolici non siamo riusciti a liberare la scelta cosciente di abortire dall’ombra del peccato e che ancora tanto lavoro deve essere fatto perché una tale scelta venga rispettata con razionalità e non concessa con pietà o commiserazione (nel migliore dei casi).

Resta il fatto che la decisione dell’Irlanda fa sì che Malta sia ora l’unico Paese dell’Unione Europea a vietare completamente l’aborto.

Ora, cercando di non perdere quanto già abbiamo conquistato, un’eventualità tristemente paventabile considerato il regresso al quale stiamo assistendo qui in Italia, registriamo questa piccola battaglia vinta dalle donne irlandesi e proseguiamo per la nostra via con forza e dignità, perché la storia, quella delle lotte per i diritti delle donne in particolare, insegna che un decreto di legge non basta a garantire il rispetto dei diritti e la libertà di scelta senza giudizio.

S_M

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