Processo Ulm5 – Il palcoscenico della repressione pro palestinese in Germania

Da settembre 2025, Vi, Daniel, Crow, Leandra e Zo si trovano in detenzione preventiva, in isolamento per 23 ore al giorno, in cinque carceri diverse, con un’ora al mese per parlare con i loro cari. La soglia massima per la detenzione preventiva, giustificata dal paragrafo 129 del Codice penale tedesco, è di sei mesi. I ribattezzati “Ulm5” sono incarcerati da quasi un anno. Non è mai stata offerta loro la libertà su cauzione.

Nella notte dell’8 settembre 2025, i cinque attivisti sono entrati nella sede tedesca di Elbit Systems, situata appunto ad Ulm, nella Germania del Sudovest. Elbit Systems è il più grande fornitore di armi privato di Israele, supportando quindi concretamente il genocidio della popolazione palestinese a Gaza (e non solo) da quattro anni a questa parte. Gli Ulm5 si sono ripresi, camuffati, mentre distruggevano alcuni macchinari nell’edificio al suono del coro “Free Palestine”. Quando arrivano le Forze dell’Ordine, si fanno sgomberare senza opporre resistenza. Nessuno di loro ha dei precedenti penali.

Queste poche ore sono costate loro le accuse di violazione di proprietà, danneggiamento (stimato intorno al milione di euro), e soprattutto, di partecipazione a un’organizzazione criminale. Che giustifica appunto l’uso del paragrafo 129.

Tutto quello che è successo dopo è molto più di un semplice procedimento legale.

È uno spettacolo ammonitorio, di cui gli Ulm5 sono il capo espiatorio per mostrare cosa succede a chi, in Germania, osa nominare e agire contro il genocidio che Israele perpetua e il massiccio, costante e concreto supporto che la Germania gli sta offrendo (ad oggi, la Germania è la seconda nazione con il maggiore invio di armi ad Israele; da anni a questa parte, politici tedeschi definiscono la “sicurezza di Israele” come “la ragion di stato” – Staatsräson – della Germania).

Ogni parte di questo processo è un monito per tutto il movimento pro Palestina che da ormai quattro anni sfida la Staatsräson tedesca.

Anche la scelta del tribunale dove si tiene il processo degli Ulm5 è tutt’altro che casuale. Si tratta del tribunale di Stammheim, a Stoccarda (con annesso il proprio carcere di massima sicurezza, in cui è attualmente detenuto uno dei 5, Crow) costruito ad hoc negli anni ’70 per i processi contro i membri della RAF (Frazione dell’Armata Rossa). Dopo l’inizio del processo effettivo, a fine aprile del 2026, le misure già sproporzionate nei confronti degli Ulm5 non hanno fatto altro che accumularsi ulteriormente.

In tutte le 15 udienze tenutesi a Stammheim fino ad ora, Leandra, Vi, Crow, Zo e Daniel sono stati scortati in aula, ammanettati, da una guardia del tribunale a testa. Si trovano costantemente dietro ad un massiccio vetro antiproiettile, separati fisicamente dal loro team di difesa, composto da undici avvocati e avvocate. Non è raro che i microfoni con cui questi dovrebbero poter comunicare con i loro clienti siano spenti. La difesa ha costantemente reiterato la richiesta di cambiare questa disposizione in aula. Il diritto di un imputato ad una comunicazione efficace con la propria difesa è, in teoria, difeso dalla Convenzione Europea per i Diritti Umani (ECHR) e anche ai membri della RAF di allora era permesso sedere accanto ai loro avvocati. La mozione è stata sempre rifiutata dalla giudice statale per motivi di “sicurezza”. A giornalisti e a rappresentanti politici in veste di osservatori viene regolarmente impedito di portare in aula computer, carta e penna. All’undicesima udienza non fu permesso a dei europarlamentari irlandesi di portare una matita all’interno del tribunale. La politica irlandese è stata l’unica a tentare una protesta contro il trattamento vergognoso di un concittadino – Daniel -, gli altri paesi di cui i 5 possiedono un passaporto – Regno Unito, Spagna, e la stessa Germania – non hanno sprecato una parola a riguardo (solo di tanto in tanto, rappresentanti del partito tedesco Die Linke raggiungono Stammheim).

L’intenzione della persecuzione statale è chiara: Impedire il più possibile la documentazione delle violazioni dei numerosi diritti umani e legali che si compiono in ogni udienza dentro all’aula di Stammheim. Questo si estende anche fino al pubblico (fra cui i famigliari degli Ulm5) che dall’inizio del processo ha sempre riempito il tribunale, nonostante le udienze si svolgano miratamente nell’aula più piccola della struttura. La giudice statale ha minacciato più volte di chiudere le udienze al pubblico se questo avesse continuato a quello che lei definisce “interferire”; quando sono andata ad osservare un’udienza a luglio, ha proibito di usare “l’applauso silenzioso” (alzare le mani e scuoterle silenziosamente in segno di assenso, per intenderci).

Le udienze del processo passano in gran parte così, fra continue contestazioni della difesa alla vergognosa disposizione dei loro clienti (che anche quando soli con i loro avvocati, sono divisi da un vetro antiproiettile) , denunce alla libertà di informazione, e mozioni per il ritiro dell’attuale giudice. Intanto, ogni appello del team di difesa alla persecuzione statale di indagare sul ruolo di Elbit Systems nel genocidio perpetuato da Israele è rimasto senza risposta. È con questi dati di fatto che la difesa intende motivare le azioni dei loro clienti, secondo il paragrafo 34 del Codice penale tedesco, ossia lo “stato di necessità giustificante” (Rechtfertigender Notstand). Il paragrafo permette la contestualizzazione di un atto che sarebbe teoricamente illegale ma che nell’istanza specifica mira ad impedire un danno più grave- nel caso degli Ulm5, rallentare lo sterminio di un’intera popolazione “anche solo per poche ore”, come hanno dichiarato i cinque imputati all’inizio del processo. Fino ad adesso, in nessuna delle udienze, la persecuzione statale ha menzionato l’uso delle armi prodotte da Elbit Systems, bypassando completamente le mozioni e la linea di difesa degli avvocati.

Il caso Ulm5 è il palcoscenico che rappresenta la realtà della Germania odierna. Durante alcune delle ultime udienze estive, in un’altra aula di Stammheim, si è tenuto il processo contro dei membri dei Reichsbürger – “membri del Reich” -, dei neonazisti accusati, fra le altre cose, di tentato omicidio e possesso di armi. Alcuni di loro sono stati liberati su cauzione prima dell’udienza. Tutti potevano sedere comodamente accanto ai loro legali. Nello stesso edificio, Daniel, Crow, Leandra, Vi e Zo sono ammanettati e divisi dai loro avvocati, e a settembre saranno incarcerati in isolamento totale da un anno.

Le udienze del processo contro gli Ulm5 sono calendarizzate fino a gennaio (in origine, dovevano finire a luglio). Nonostante le intimidazioni, ad ogni udienza, l’aula è piena e si tengono presidi solidali davanti al tribunale. A chiunque voglia seguire il processo viene offerta ospitalità dagli spazi di Stoccarda. Osservare e condividere cosa succede all’interno di Stammheim è il supporto più grande che possiamo dare agli Ulm5 e a tutto il movimento palestinese in Germania e non.

Per aggiornamenti regolari sul processo e comunicati stampa, invito a seguire @theulm5 su Instagram. Free the Ulm5.

di Cecilia F.Z.

* foto in copertina di Hebh Jamal

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