Stoccolma: cronaca dei primi 9 giorni di protesta permanente contro le deportazioni

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Da più di una settimana a Stoccolma diverse centinaia di giovani afghani sono scesi in piazza per protestare contro le politiche svedesi sull’immigrazione. Gran parte dei presenti a questa mobilitazione fanno parte della rete “UNG I SVERIGE”, che significa giovani in Svezia. Rispetto al nome scelto per l’organizzazione, un po’ strano per una associazione fondata e composta da giovani afghani, uno degli organizzatori ha dichiarato: “Abbiamo scelto di chiamarci gioventù svedese perché siamo giovani che vivono in Svezia e vogliamo avere diritto ad una vita dignitosa proprio come i nostri coetanei qui in Svezia”. La manifestazione e l’occupazione della piazza è stata completamente auto-organizzata dai giovani, soprattutto afghani, di cui molti minori non accompagnati (ragazzi minorenni senza famiglia). La mobilitazione è iniziata domenica 6 Agosto con l’occupazione di piazza Mynttorget, a Gamla Stan (città vecchia). Dopo 3 giorni in cui la piazza è stata presidiata giorno e notte, martedì pomeriggio un gruppo neo-nazista (N.U.) ha aggredito i giovani manifestanti ferendone alcuni anche gravemente. Questo, oltre a non impedire di far proseguire le proteste, ha richiamato ancora più persone e solidali, passando da alcune centinaia di persone a più di un migliaio. Il giorno si è quindi deciso di puntare a una piazza più grande e più in centro, ci si è spostati in corteo a Medborgarplatsen, che è una delle principali piazze del centro città, ottenendo il permesso di manifestare per un mese.

Essendo molti dei giovani di origini afghane, uno degli slogan principali dei manifestanti è “STOP DEPORTATION”, contro i “rimpatri” effettuati dalla Svezia verso l’Afghanistan. Nonostante si tratti di un paese notoriamente instabile, con alle spalle decine di anni di guerra, l’Afghanistan è considerato da diversi stati europei un posto sicuro. Sono state diverse migliaia le deportazioni già effettuate verso l’Afghanistan dalla Svezia, ma succede la stessa cosa in altri paesi come la Germania. Molti casi di rimpatri forzati riguardano proprio ragazzi minorenni. Altro fattore fondamentale sta nel fatto che anche la Svezia, come nel resto d’Europa, ha visto un inasprimento delle leggi sull’immigrazione. A partire dall’Estate scorsa ci sono infatti maggiori restrizioni nel concedere i ricongiungimenti familiari e un cambio nella concessione dei permessi di soggiorno, rendendo molto difficile ottenere il permesso di soggiorno permanente. Ulteriore aggravante sta nel fatto che molti di questi ragazzi, pur essendo di origine afghana, sono cresciuti in altri paesi mediorientali, come ad esempio l’Iran e non conoscono la lingua pashtun né le altre lingue parlate nel paese. Un rimpatrio in Afghanistan, compromette ancora di più la già difficile situazione.

Durante la conferenza stampa tenuta a Medborgarplasten Fatemeh Khavari, giovane ragazza di origini afghane, ha dichiarato che: “Aspettiamo una risposta del Consiglio sull’immigrazione svedese! quando vi prenderete la responsabilità della nostra sicurezza? Noi non ci arrenderemo e chiediamo di fermare le deportazioni in Afghanistan subito!”.

Nonostante le ragioni espresse dai manifestanti Mikeal Ribbenwik, direttore generale del Consiglio per l’immigrazione, ha annunciato che: “Non sarà possibile rispondere alla richieste dei manifestanti e non sarà possibile concedere l’amnistia ai cittadini afghani”.  In seguito a queste dichiarazioni, i manifestanti lo hanno invitato per un confronto in piazza che però non ha avuto alcuna risposta. Nel frattempo l’eco di questa protesta è aumentato in tutto il paese, oltre a crescere il numero di manifestanti, diverse sono state le piazze di solidarietà da Nord a Sud del paese. A Gothenburg, la seconda città più popolosa della Svezia, è iniziata sulla scia di Stoccolma un’altra protesta molto partecipata che ha visto a Jarntorget, una delle piazze principali, la partecipazione di più di mille persone.
I flussi migratori volti verso il Nord Europa sono diversi da quelli che investono l’Italia dal Mar Mediterraneo. Mentre dalla Libia partono prevalentemente migranti subsahariani, del Maghreb, oppure Bengalesi e Pakistani venuti a Tripoli in aereo dalla Turchia. In Svezia, Austria e Germania, sono soprattutto persone scappate da Siria, Afghanistan, Iran e altri paesi mediorientali. I migranti subsahariani giunti in Nord Europa sono una netta minoranza, e sono quasi sempre passati prima dall’Italia. Di conseguenza, in seguito all’introduzione dell’identificazione forzata negli hotspot italiani, una volta riconosciuti tramite le impronte digitali vengono, come si dice in gergo, “dublinati”, quindi rispediti in Italia. Questo avviene a causa della Convenzione di Dublino, che decreta che un migrante può fare richiesta d’asilo solo nel primo paese dell’Unione Europea in cui mette piede. Negli ultimi due anni sono sempre meno i migranti che partendo dall’Italia riescono a stabilirsi in altre nazioni europee.

Per saperne di più su quanto sta accadendo in Svezia è possibile consultare la pagina “UNG I SVERIGE”, pagina Facebook della rete dove vengono pubblicati informazioni e aggiornamenti. I manifestanti chiedono solidarietà invitando tutti a partecipare alle proteste, hanno annunciato che staranno in piazza fino a che non otterranno una risposta soddisfacente dai diretti responsabili!

Davide Salvadori e Julia Lindblom

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