18 ottobre: il secondo giorno di una rivolta generazionale. Più di 200 tra fermi e arresti
Ore 15, piazza Duomo. Il giorno dopo il corteo del 17, centinaia di ragazzi tornano in piazza. E’ ancora una volta una piazza spontanea, chiamata attraverso i social, diffusasi per passaparola. Le telecamere sono già lì, alla ricerca delle interviste: qualche ragazzo riesce a parlare spiegando le ragioni della protesta.
Nel frattempo, le Forze di Polizia, spesso in borghese, cominciano le identificazioni e i fermi: prima che voli una sola bottiglia, una cinquantina di giovani sono già stati portati in Questura. Una generazione vuole prendere parola e riceve l’unica risposta che lo Stato sa dare: schedature, fermi, in una parole repressione.
Da questa parere di gomma nasce la rabbia. Dopo le 16 la Polizia rincorre i gruppi di manifestanti per lo più a volto scoperto o travisati per “estetica”, tra piazza Affari e via Torino. Sono presi di mira diversi negozi: Foot Locker, Champion, Under Armour, Levi’s, Decathlon e tanti altri.
La merce sottratta è referente, anche inconsapevole, della violenza economica che fa dell’abito il simbolo del successo. Rompere quella vetrina significa rompere per qualche ora, un ordine che stabilisce cosa si può avere e, quindi chi si può essere. Quando si può alzare la voce.
Dopo le 17 cominciano i rastrellamenti del Reparto Mobile in via Torino, che dopo aver scelto di “lasciar fare”, imbottiglia dei gruppi che riconduce alla protesta. Spoiler: la selezione avviene in base al colore della pelle, al modo di vestirsi. Passa chi è bianco o ha in mano le shopping bag, viene trattenuto (troppo spesso violentemente) chi corrisponde all’immagine del “maranza”. Alle 18 sono già superati i cento fermi, diversi gli arresti.

La protesta, che si muove a sciame, trova un nuovo centro in Duomo, verso sera. Idrante e lacrimogeni provano a spingerla verso Cairoli e San Babila. La cattedrale e la Galleria Vittorio Emanuele vengono militarizzate. Dopo le 20 il conflitto si diffonde in Cadorna, Moscova, corso Garibaldi, Stazione Centrale, parzialmente bloccata da continue ronde di Polizia.
Il conto repressivo della domenica è di 271 fermi e 32 arresti. Con i 72 fermi i i 16 arresti di sabato, in due giorni si superano le 300 persone fermate e si sfiorano i 50 arresti. La politica intanto strumentalizza la rabbia, da un lato criminalizzando una generazione, dall’altro condannandola selettivamente.
Nessuno si chiede davvero perché migliaia di ragazzi abbiano scelto proprio il centro di Milano per manifestare la propria rabbia, due giorni di fila. Una risposta: alla città che emargina ogni giorni, si rifiutano di obbediere e sottomettersi.
In serata decine di genitori si radunano sotto la Questura, lì passano tutta la notte e ancora il lunedì. Molti ancora senza notizie dei figli. Circolano voci di squadrismo contro le persone razzializzate. Lo stato di diritto vale solo per alcuni?
E’ attivo un hub legale. Chi è stato fermato il 17 o 18 ottobre, o conosce qualcuno, a cui è successo può scrivere a:
hub4defenders@proton.me
o chiamara il:
3534953606
L’hub mette in contatto con avvocati. Fate girare: nessuna persona verrà lasciata sola.
Liberi tutti!
* foto di Gianfranco Candida