#Fontanavirus – Libertà vs Controllo

E alla fine il più pirla rimase con la mascherina… Benvenute/i al Carnevale di magro a Milano all’insegna del coronavirus e di gradazioni più o meno isteriche di psicosi, allarmi, controallarmi, fake ed epidemiologia virologica. Da quando la paura da Codogno ha cominciato a serpeggiare a Milano sempre più forte venerdì, sabato e domenica scorsi sembra passata un’era. Siamo ormai nell’era postglobale dove le merci possono circolare ma le persone no e l’angloamerica si stacca dall’eurasia della globalizzazione futura oggi in ginocchio.

Ma torniamo a Milano, Fontana è partito trovando la rima fra Milan e Wuhan e innescando l’escalation al terrore. Domenica l’assalto all’Esselunga, a dimostrazione che la psiche recondita dei milanesi non ha conosciuto significative variazioni dall’assalto ai forni di manzoniana memoria (1630). Lunedì scuole chiuse, musei chiusi, turisti scomparsi, coprifuoco sul Negroni alle 18. Partendo sabato e tornando domenica a Milano, ho trovato un scenario da 28 Days, Contagion, Andromeda, Cassandra Crossing, le 12 Scimmie e insomma l’intero repertorio dell’estinzione per biohazard.

Mentre la partita scientifica sul biogoverno dell’epidemia si giocava fra il Sacco (Galli, Gismondo) della sanità pubblica e il borioso Burioni del San Raffaele e del fantasma infetto di Don Verzè, subito è balzata evidente l’incongruenza fra ristoranti aperti durante il coprifuoco per chi ha la carta di credito e bar chiusi per lo spruzzato per chi ha pochi euro in tasca. La densità di mascherine sui mezzi pubblici diminuiva man mano che ci si allontanava dal centro e si scendeva di censo, fatti salvi i sino-milanesi che se la mettono per non farsi odiare. Si è aperta quindi la partita politica, fra l’oltranzista Fontana (segregazione per tutti i bambini cinesi negli asili) e il governo centrale del gommaflex Conte e dell’improvvido Speranza che gli rinfacciavano il focolaio di Codogno. La cultura umanistica della sinistra e l’ignoranza aggressiva della Lega cocktail micidiale in emergenza sanitaria, meno male che i medici del Sacco hanno dato sicurezze e fugato allarmismi.

Nel conflitto fra Stato e Regione si è infilato abilmente Sala che ha usmato la voglia dei milanesi di ripartire e dei bar e musei di riaprire e dopo aver ottenuto la fine del coprifuoco e una data certa a metà giugno per il Salone del Mobile invece della sua cancellazione, con il video di orgoglio bianco #milanononsiferma ha spopolato sui social e impresso una nuova dinamica psicologica alla città impaurita, che Beppone aveva strigliato per essersi impanicata a far razzia di generi alimentari invece di preoccuparsi della vecchietta in casa, l’unica che rischia seriamente di lasciarci la pelle (i bambini non sono a rischio di complicanze gravi, agli altri ci pensa la sanità pubblica). L’altro ieri il coup de théâtre con il contagio in Regione fra gli ayatollah leghisti e Fontana in prima del Corsera a fare il chirurgo nazi su Facebook mentre qualche ora prima diceva che non era peggio di un’influenza (ma qualche giorno prima era una pandemia). Il quotidiano del Pd, Repubblica, già allertato del cambio di vento titolava invece sulla voglia di libertà municipale dal controllo sanitario-securitario: “Riapriamo Milano”.

Per quanto mi riguarda, dopo lo shock per aggiustarsi alla Milano Ghost City del lunedì, ho cominciato a far campagna sotterranea contro la paranoia nelle mie due comunità politiche (centri sociali e verdi milanesi), persuaso che nel trade-off fra libertà sociale e controllo sanitario il piatto della bilancia a Milano era sceso in maniera troppo pesante dal lato del controllo, con annessi e connessi in termini di biopolitical governance della metropoli che crea nella misura in cui eccede il securitarismo occhiuto e supera l’intolleranza etnica. Perché virus non virus, peste non peste, il sabet grass a milano non era mai saltato. E allora dobbiamo lo stesso avvalerci del secolare bonus di carnevale regalato ai milanesi grandi e piccini. A Venezia hanno cancellato il Martedì Grasso, ma a Milano che siamo open celebriamo invece il Sabato Grasso, sarà magari un Carnevirale, semiclandestino ma per questo più libero e solidale. Milano Biohazard: Where’s the Party Saturday Night?

Alex Foti

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