Sala, l’ennesima occasione sprecata

Ennesima uscita del Sindaco di Milano che lascia perplessi (per usare un eufemismo).

Sono passati nove mesi dalle elezioni comunali dell’ottobre 2021 stravinte da Beppe Sala al primo turno con quasi il 58% dei voti.

Delle elezioni stravinte anche per la pochezza degli avversari di destra e caratterizzate dall’allarmante percentuale di partecipazione di meno del 50% degli aventi diritto. Un crollo di partecipazione per il quale, ormai da molti anni, siamo abituati a sentire le accigliate dichiarazioni del giorno dopo del tipo: “E’ un male per la democrazia” tranne poi dimenticarsene fino alla successiva tornata elettorale con ulteriore crollo della partecipazione.

Avevamo lasciato il Sindaco di Milano nella fase del “Beppe furioso” in piena pandemia con una serie di prese di posizione che avevano lasciati dubbiosi anche i suoi sostenitore più accaniti. Una delle più celebri (e a nostro modo di vedere più gravi) era quella dell’aprile 2020 contro un possibile processo di redistribuzione della ricchezza.

La riprendiamo perché resta emblematica di un certo modo di pensare che scherzosamente, ma neanche troppo potremmo definire “estremista di centro”.

Bene, nella giornata di ieri Sala, probabilmente in cerca di una strada per la politica nazionale viste le grandi manovre in corso al centro draghiano che vedono un affollamento come neanche in una spiaggia della riviera romagnola  a Ferragosto con i vari Calenda, Renzi, Forza Italia, Giorgetti, Di Maio, Tabacci e chi vuole aggiungere aggiunga “in cerca d’autore”, ha pubblicato sul suo profilo un post abbastanza lungo, ma che poi, analizzandolo, stringi stringi sembra dire una cosa sola.

Ma vediamolo cercando di analizzarlo pezzo per pezzo…

“Trovare un accordo con Confindustria potrebbe starci…”. Già l’utilizzo del condizionale è molto indicativo. I salari sono bassi. Negli ultimi trent’anni sono diventati tra i più bassi d’Europa anche grazie alla “geniale” politica dei redditi inaugurata dal tandem Amato-Ciampi nei primi anni Novanta: se l’inflazione era bassa i salari dovevano rimanere al suo livello. Questo il mantra. Ora che l’inflazione è aumentata ne conseguirebbe che i salari dovrebbero alzarsi. E invece no! Perché Confindustria e soci, tanto per cambiare, piangono miseria. Insomma, come sempre in questo paese: scarsa innovazione, compressione di salari e diritti, privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite. E Sala (che viene da esperienze come Pirelli ed Expo 2015 solo per citarne alcune) ritiene di usare ancora il condizionale…

“Le aziende che fanno profitti intervengano volontariamente”. Come a dire che gli elefanti devono volare! Mai vista un’azienda, se non una minoranza della minoranza della minoranza, che elargisca, per grazia divina, dei sostegni ai lavoratori. Del resto siamo in capitalismo e perché mai le imprese, se non obbligate dal conflitto o dalla politica (o da entrambi) dovrebbero rinunciare a una parte degli utili e dei profitti (il loro dogma e motore) per “fare beneficienza”?

-Poi una frase un po’ contorta il cui cuore è la “disaffezione al lavoro”, un fenomeno, iniziato con la pandemia, comune a tutto l’Occidente, che forse la svela quzilcosa di quale sia un sentimento crescente della popolazione nei confronti del nostro modello di lavoro e sviluppo (e dei redditi bassi). Ma non sia mai che questo trend venga esplorato in modo serio e non col vecchio adagio milanese: “Voglia di lavorare saltami addosso”.

In cauda venenum dicevano i latini. Sì, perché, il meglio arriva nel punto finale che è il vero centro del ragionamento del Sindaco di Milano. Con chi prendersela se non con…….il reddito di cittadinanza!? L’inquilino di Palazzo Marino ha il buon cuore di ammettere che “…è stata una buona intenzione, ma…”. E come sempre, quando c’è un ma in una frase tutto quello che c’è prima vale zero. E infatti Sala prosegue con: “…ma la sua applicazione ha presentato enormi falle e sul lavoro ha avuto effetti negativi. Va profondamente riformato”. Insomma, lo stesso ritornello insopportabile di Confindustria e dei soliti “estremisti di centro”. Se la stessa foga venisse impiegata per combattere alcuni dei mali storici del nostro paese come l’evasione fiscale, il lavoro nero e gli incidenti sul lavoro probabilmente saremmo ai livelli di benessere delle socialdemocrazie scandinave!

A noi sembra che la chiave di lettura (mascherata ma non troppo) di questa dichiarazione è che: “I poveri vanno bastonati, ai ricchi va chiesto per favore”. Se sei povero insomma è colpa tua! E in più non hai neanche voglia di lavorare! Cosa differenzi Sala (e tanti come lui) dai vari Reagan e Thatcher che, quantomeno, avevano il pregio di essere gli originali, non è dato sapere?

Forse un sindaco di una metropoli in costante gentrificazione e in spopolamento, con un mercato immobiliare costantemente dopato e quartieri popolari messi come sono messi potrebbe proporre qualcosa di più coraggioso…

Tagliare i costi dei servizi comunali, costruire case popolari vista l’incapacità di controllare il mercato immobiliare, aumentare il supporto ai redditi più bassi…

E invece no!

Aspettiamo che le aziende che fanno profitti intervengano volontariamente.

E aspettando tiriamo a campare che, come diceva Andreotti, è sempre meglio che tirare le cuoia…

P.S. Ci lascia qualche speranza che nei commenti, il Beppe, si sia preso un bel po’ di critiche e spernacchiamenti. Non tutto è perduto!

* foto in copertina da Nolo Social Destruct

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