9 giugno ’78 – Un decennio di lotte si conclude

9 giugno 1978. E’ passato solo un mese dal ritrovamento del cadavere di Aldo Moro in via Caetani. Si è in piena campagna elettorale per il doppio referendum che prevede, da un lato, l’abolizione della Legge Reale e dall’altro quello del finanziamento pubblico ai partiti. La Legge Reale è solo la prima di una serie infinita di leggi sempre più restrittive sull’ordine pubblico e in quell’anno, nonostante le Brigate Rosse abbiano appena ucciso lo statista democristiano, nonostante chi si oppone alla Legge Reale venga neanche troppo sottilmente associato ai “terroristi” e nonostante praticamente tutti l’arco costituzionale si esprima a favore del suo mantenimento, quasi il 25% dei votanti si esprime per abolire una legge ritenuta liberticida. Pochi giorni prima del voto il Movimento Sociale Italiano cerca di organizzare un comizio di Almirante in piazza Duomo. Il sangue di Fausto e Iaio, uccisi dai fascisti nel marzo ’78 è ancora fresco e gli antifascisti scendono in piazza per contrastare, vittoriosamente, i fascisti. E’ una delle ultime grandi giornate di scontro di piazza degli anni Settanta a Milano. I movimenti sono già in crisi e il riflusso che travolgerà tutto nel giro di pochissimi anni, è già iniziato. Da quel giorno gli scontri in città diventeranno sempre più rari fino a scomparire quasi completamente all’inizio degli anni Ottanta. Questo il racconto di quella giornata da chi c’era.


Sarebbe lungo e complesso parlare della Legge Reale, che venne emanata il 25 maggio del 1975 e prevedeva una restrizione al diritto di manifestare, in particolare l’articolo 3 che estendeva il ricorso alla custodia preventiva sostituendo il precedente art. 238 c.p.p. anche in assenza di flagranza di reato, di fatto permettendo un fermo preventivo di 96 ore (48+48) entro le quali andava emesso decreto di convalida da parte dell’autorità giudiziaria, complesso perché vide l’11 e il 12 giugno 1978 dalla stessa parte Democrazia Proletaria e il Movimento Sociale Italiano dare indicazione di votare SÌ all’abrogazione della legge, ovviamente su motivazioni diverse.

Per Democrazia Proletaria e altre organizzazioni extraparlamentari la Legge Reale andava in direzione della massima repressione sul diritto di manifestare e una “libertà” di violenza da parte delle Forze dell’Ordine in occasioni di manifestazioni di piazza con l’uso legittimo di armi.

Mentre il MSI vedeva nella legge una maggiore capacità d’indagine e di misure per le attività terroristiche che vedeva in alcuni casi il coinvolgimento di figure organiche al partito di Almirante e Rauti, ricordiamo quest’ultimo al centro di tante vicende sia legate alle stragi sia a tentativi di colpi di Stato.

In questo contesto si inseriva il PCI, il quale nel ’75 fu contrario alla Legge Reale ma nel 1978 si schierò per il NO mettendo in modo poco lungimirante sullo stesso piano chi lottava per i diritti con chi commetteva stragi fasciste.

A Milano il 9 giugno 1978 si chiuse la campagna elettorale e in Piazza del Duomo si erano dati appuntamento quelli del MSI con un comizio di Almirante. In realtà la partecipazione fu scarsa. Presenti alcune centinaia di persone, ma la Milano antifascista non poteva tollerare la presenza di coloro che solo qualche mese prima avevano ucciso Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci, che tra il ’75 e il ’76 assassinarono Claudio Varalli, Alberto Brasili e Gaetano Amoroso.

Scendere in piazza contro i fascisti e gli assassini era stata una scelta condivisa tra tutte le organizzazioni di allora, Democrazia Proletaria nata da poco per una alleanza elettorale che sciolse Avanguardia Operaia, Lotta Continua e Movimento Lavoratori per il Socialismo, ciascuna di queste organizzazioni decisero di presidiare la zona tra via Larga, piazza Santo Stefano e piazza Fontana, in modo da circondare Piazza Duomo e impedire il comizio dei fascisti.

A sua volta Polizia e Carabinieri erano schierati chiudendo tutti gli accessi alla piazza- Dopo lunghi momenti di stallo un corteo si mosse da piazza Fontana verso il Duomo, l’errore delle Forze dell’Ordine fu di non presidiare il retro della cattedrale ma solo il lato dell’Arcivescovado e da li si mossero contro il corteo per fermarlo.

Ma dalla piccolissima via Palazzo Reale si mossero un centinaio di compagni che respinsero un plotone di carabinieri costretto a ritirarsi verso piazza Duomo. Contemporaneamente i compagni da Santo Stefano avanzarono ulteriormente costringendo le Forze dell’Ordine a ripiegare e in pratica a neutralizzare il comizio che in confusione si sciolse rapidamente, mentre gli scontri nella zona intorno andarono avanti per almeno un’ora.

Ancora una volta Milano disse no ai fascisti, il Sindaco di allora era il socialista Carlo Tognoli incapace di negare la piazza nonostante le aggressioni e gli omicidi fascisti, a differenza del suo predecessore Aldo Aniasi qualche anno prima.

Un compagno milanese

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