Quando la cura diventa associazione a delinquere

All’alba di ieri, 16 settembre, la polizia ha perquisito 23 medic* in nove città: Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma, Varese. Secondo l’avvocato Fabio Anselmo le persone perquisite sono state svegliate prima delle sei e portate in Questura. Ventidue di loro non risultano indagate. L’unico indagato è Nicola Cocco, infettivologo della Società italiana di medicina delle migrazioni. La Procura di Ravenna gli contesta il ruolo di promotore di un’associazione a delinquere finalizzata a produrre «falsi certificati» per impedire i rimpatri, in concorso con tre persone già indagate.

Cocco nella sua attività con la rete Mai più Lager – No ai Cpr, ha partecipato a svariati accessi al CPR di via Corelli a Milano. Da quelle visite sono nati i report e gli esposti che hanno documentato le condizioni di detenzione, fino all’inchiesta della procura milanese sulla gestione del centro. Senza quel lavoro, di Corelli sapremmo molto meno. Attaccare lui è attaccare ogni singola persona che vuole l’abolizione dei Centri di Primo Rimpatrio.

Il fascicolo era partito dal reparto di malattie infettive di Ravenna: otto medic* indagat* per falso ideologico e interruzione di pubblico servizio, tre dottoresse interdette per dieci mesi. Ora nel mirino c’è la rete di sanitari che ha animato la campagna rivolta all’intera categoria, un lavoro di divulgazione sulla patogenicità documentata dei centri. La procura lo rilegge ideologicamente come una trama, coerentemente con il progetto securitario del governo.

Igor Zecchini, della rete milanese No ai CPR, sottolinea come quest’inchiesta avvenga nel clima del nuovo Patto UE su migrazione e asilo. Il Patto è in applicazione dal 12 giugno e il Governo Meloni lo ha reso operativo con il decreto legge 100: procedure di frontiera accelerate, più spazio al trattenimento. La filiera delle espulsioni corre, e uno dei suoi snodi rimane il CPR. Per entrarci serve la visita di idoneità, e il medico che la nega inceppa l’ingranaggio. Matteo Salvini chiede già la radiazione dall’albo dei medici indagati.

Gli ordini professionali hanno ricordato che i medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza. Il presidente della Fnomceo Filippo Anelli lo ha detto chiaro a Il manifesto: nei CPR ci si ammala. Ieri pomeriggio medic*, specializzand* e student* hanno presidiato la questura di Bologna. In tutta Italia la risposta deve essere la medesima: la cura non è reato, e chi colpisce i medici colpisce il diritto alla salute di tutt*.

Mobilitiamoci verso il 24 ottobre, per il corteo nazionale contro la costruzione del CPR di Castelvolturno.

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