Un 8 marzo contro lo smantellamento della sanità pubblica e laica

Questo 8 marzo è stata una chiamata contro l’indifferenza. Indifferenza davanti alla guerra come strumento patriarcale di mantenimento dell’ordine neoliberale, indifferenza davanti alla distruzione dello stato sociale.

Dopo aver seppellitto migliaia e migliaia di corpi perché davanti alla pandemia è stato scelto il profitto, ora ad essere messo sotto terra è tutto il sistema sanitario nazionale, che pretendiamo pubblico e laico.

Allerta, allerta, allerta perché…
-gruppi antiabortisti negli ospedali
-no accesso rapido agli esami di controllo e prevenzione
-il 67% dellə ginecologhə in italia sono obiettori. IVG non garantita!
-chiusura consultori e servizi territoriali: solo 1 consultorio ogni 35000 abitanti
-modello di welfare paternalistico e privato
-profitto sulla salute
-privatizzazione servizio sanitario
-pandemia colposa
-il dolore delle donne non viene creduto
-il corpo delle donne non viene studiato: il ritardo diagnostico medio per le malattie invisibili è di 7 anni

Non facciamo passare sotto silenzio la nuova riforma sanitaria Moratti: si fortifica la privatizzazione trasformando in privata anche la medicina territoriale come le famose case della salute o di comunità.
Il diritto alla salute è in crisi da anni e spesso non fatto rispettare soprattutto sul corpo delle donne e delle soggettività non eteronormate. Le amministrazioni non continueranno a condurre reali studi sulle necessità dei territori e delle persone che lo abitano ma inventano servizi per aumentare il flusso di denaro, nello specifico nel privato.

Condividiamo l’opposizione ferma e decisa alla privatizzazione del servizio nazionale e regionale che limita fortemente il diritto alla salute a favore dei profitti di pochi, toglie risorse sanitarie e competenze al servizio pubblico.
Questo ovviamente ricade pesantemente sul corpo delle donne e delle persone in transizione o T. L’accesso rapido e gratuito a gli screening ed esami di controllo e prevenzione, alla contraccezione, all’ IVG, alle terapie di transizione, alla possibilità di accesso alla diagnosi e alle terapie per le malattie invisibili che già non rientrano nel ssn come vulvodinia, endometriosi e malattie del pudendo per le quali è in corso una battaglia per il loro riconoscimento.
Il concetto di cura salute deve essere inteso come come benessere fisico, mentale, sociale, non come semplice assenza di malattia, ma come primaria condizione per una degna esistenza.

Vogliamo una sanità laica pubblica gratuita garantita e e rifiutiamo il modello neoliberale di riorganizzazione del welfare basato sul modello familistico e privato.
Chiediamo una medicina di base e specialistica a livello territoriale per evitare la speculazione che si serve dell’ospedalizzazione della cura per trarne profitto.
Chiediamo consultori pubblici in ogni quartiere e il sostegno ai consultori autogestiti di comunità, il divieto alle associazioni e ai gruppi antiabortisti di accedervi, il divieto all’obiezione di coscienza in tutte le strutture pubbliche.

È di stamattina il presidio contro lo spostamento del Consultorio familiare di via Monreale all’interno (7° piano) dell’Ospedale San Carlo.

Vogliamo presidi sanitari dentro alle scuole di ogni ordine e grado, vogliamo l’educazione sessuale e al piacere.
Vogliamo tutto e ce lo prendiamo!

DeGenerAzione

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