Venezia, operazione di polizia contro il centro sociale Rivolta. Gli attivisti: «È una ritorsione»

Non hanno dubbio alcuno, le attiviste e gli attivisti del Rivolta. La maxi-operazione di Polizia svoltasi ieri mattina, martedì 20 ottobre, dentro la sede dello storico centro sociale di Marghera, non era una perquisizione ma una vera e propria ritorsione per le iniziative portate a termine dalla neonata rete Rise Up 4 Climate Justice. Come quella avvenuta il 10 settembre scorso, con il blocco dellimpianto Eco-progetto di Veritas dove Regione e Comune vogliono realizzare un nuovo e contestatissimo inceneritore. Oppure quella del 12 settembre che ha visto i Fridays For Future entrare e appendere striscioni dentro gli spazi della raffineria Eni di Fusina. Iniziative che sono state accolte con la massima durezza non soltanto da parte di Eni e Confindustria ma anche dei sindacati confederati che, in un testo congiunto, hanno invocato «tolleranza zero» verso gli attivisti climatici.

Gli effetti di questa «tolleranza zero» si sono visti ieri mattina alle sette quando un nutrito contingente di 150 tra poliziotti, guardie di finanza e carabinieri in assetto antisommossa, supportati da otto mezzi blindati, ha fatto irruzione nel centro sociale, sfondando le porte di accesso e per tre ore hanno messo a soqquadro tutto l’edificio, impedendo ai numerosi attivisti corsi in difesa del loro spazio di entrare.

Alla fine della perquisizione, le Forze dell’Ordine hanno sequestrato striscioni, vernici e qualche maschera antigas. Come dire: tutto quello che ti aspetteresti di trovare in un centro sociale che fa attività politica.

Il cso Rivolta, i cui spazi sono di proprietà del Comune di Venezia e regolarmente, è il cuore dei movimenti ambientalisti della città, come i Fridays for Future. «Non ci lasceremo certo intimidire da queste operazioni – ha dichiarato Vittoria Scarpa, portavoce del cso – È chiaro che i grandi movimenti che da tempo stanno chiedendo a gran voce un cambio radicale dellattuale modello di sviluppo fanno paura. Il tentativo di criminalizzarci risponde ad un tentativo di ribaltare la realtà, indicando come responsabili della devastazione del territorio proprio quei movimenti ambientalisti che hanno avuto il coraggio di puntare il dito sui veri colpevoli».

L’epidemia che tutti stiamo affrontando è emblematica di questo tentativo di distorcere le colpe. «Sappiamo tutti che la pandemia è una conseguenza delle crisi climatica – conclude Vittoria Scarpa – eppure qualcuno sta gestendo questa crisi in corso proprio tentando di cancellare quei movimenti che continuano a mettere in luce il nesso tra estrattivismo selvaggio, mutamento degli equilibri ecosistemici e diffusione dei virus» Solidarietà al Rivolta è arrivata da tutti i movimenti ambientalisti del Veneto che hanno organizzato presidi davanti alle sedi Eni. 

di Riccardo Bottazzo

da il Manfesto del 21 ottobre 2020

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