[DallaRete] #Distretto42: la polizia sgombera, ci inalberiamo

 

10176117_393221087486480_3376867257059883336_nAll’alba di martedì il blitz delle forze dell’ordine al parco don Andrea Gallo. Il Municipio dei Beni comuni risponde rifugiandosi sugli alberi. 

Impossibile avvicinarsi al Distretto 42, l’ex caserma Curtatone occupata nel centro di Pisa; la polizia ha costruito un cordone di sicurezza intorno al parco – intitolato don Andrea Gallo – che circonda il manufatto, tenendo a distanza tutti, anche la stampa. Già dall’alba di martedì 22 aprile nessuno può avvicinarsi a meno di 300 metri dall’ex caserma. Una misura preventiva, in pieno stile militare, che serve per impedire a chiunque di portare il proprio sostegno agli occupanti.

Appena fuori dal cancello ci sono una trentina di attivisti: hanno formato un presidio simbolico, che funge da cuscinetto tra chi è all’interno e le forze dell’ordine, al lavoro per rimuovere i blocchi posti dai ragazzi dell’ex Colorificio. «Hanno chiuso tutto il quartiere, tenendo a distanza chiunque voglia avvicinarsi», ci dicono dall’intero degli ottomila metri di parco del Distretto 42.

I ragazzi del Municipio dei Beni comuni barricati sugli alberi del parco don Andrea Gallo, in attesa che la polizia faccia irruzione per sgomberare il Distretto42

La parola d’ordine è «stavolta #minalbero», un ironico gioco di parole lanciato su twitter all’alba di questa dai ragazzi del Distretto42, per difendere l’ennesimo bene comune «che vogliono regalare alla speculazione edilizia». Si sono letteralmente barricati sugli alberi del parco don Gallo, stendendo i loro striscioni di resistenza, in attesa che la polizia riesca a sfondare i cancelli dando il via al vero e proprio sgombero.

In una ventina sono abbarbicati sugli alberi, attendendo l’evolversi della vicenda. Gli altri si sono chiusi all’interno della caserma. «Noi non siamo disposti a uscire coi nostri piedi. Ci siamo inalberati, siamo pronti resistere – ci dice dalla cima di un albero Francesco Biagi, uno degli esponenti del Municipio del Beni comuni -. Che chiamino le gru, i pompieri o chi vogliono loro. Noi non siamo più disposti a cedere, soprattutto di fronte alla repressione che hanno messo in atto», spiega.

Il Comune di Pisa, fanno sapere i ragazzi, «sta giocando sporco. Attendevamo una nota del sindaco – promessa ma mai arrivata – che prendesse finalmente posizione in merito allo sgombero, annunciato fin dall’inizio». Il demanio dello Stato, infatti, aveva immediatamente lanciato una denuncia già all’indomani dell’occupazione. «Il comune – insistono – ha sempre spinto, dietro le quinte, per lo sgombero».

In ballo c’è il folle “progetto Caserme”, che risale a più di dieci anni fa quando Pisa era amministrata dalla giunta Fontanelli. Il progetto prevedeva la vendita a imprenditori del mattone delle tre caserme nel centro di Pisa, in cambio di una nuova fuori città. Se gli obiettivi della vecchia giunta, ereditati e sposati da quella nuova dovessero andare in porto – ad oggi nessun privato vuole metterci i soldi -, la città dovrà fare i conti con l’ennesima speculazione edilizia.

Ma per il momento «il progetto che non ha futuro», come lo definiscono quelli del Municipio dei Beni comuni, rischia di portare a un nuovo abbandono di quella caserma ancora per chissà quanti anni. Ecco perché è importante, insistono, che quegli spazi vengano restituiti ai cittadini, anziché ingrassare le tasche di pochi.

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