[DallaRete] Il sistema dell’Acqua

 

2014-05-10 19.02.12
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Expo. In un canale di cemento la storia di appalti al ribasso e rincari record.

L’opera che per prima ha messo in dif­fi­coltà Expo 2015 costrin­gendo il gigante a spe­gnere i motori delle ruspe nei can­tieri è una di quelle al cen­tro dell’inchiesta che ha por­tato in car­cere la «cupola»: l’associazione a delin­quere che secondo i magi­strati mila­nesi ha pilo­tato parte degli appalti dell’Esposizione Uni­ver­sale. Tra gli arre­stati c’è infatti anche Enrico Mal­tauro, 58 anni, ammi­ni­stra­tore dele­gato della Mal­tauro Spa e mem­bro della banda dei fur­betti di Expo.

A fer­mare le ruspe della Mal­tauro però non sono stati i sigilli della magi­stra­tura, bensì i cit­ta­dini scesi nei par­chi a difen­dere quei pre­ziosi pol­moni verdi nell’ovest di Milano. Par­chi che sen­ti­vano minac­ciati dal canale della Via d’Acqua, che nei suoi 12 km, dal sito espo­si­tivo alla Dar­sena di Milano, avrebbe attra­ver­sato quat­tro par­chi spez­zan­done la con­ti­nuità, abbat­tendo alberi e sca­vando su ter­reni inqui­nati. Un canale in cemento con un ingom­bro fino a 12 metri per por­tare dal sito espo­si­tivo alla Dar­sena di Milano e ad alcune zone del parco Sud 2 metri cubi di acqua al secondo. Una quan­tità mode­sta per un opera senza alcuna uti­lità pub­blica evi­dente: serve infatti innan­zi­tutto a por­tare fuori l’acqua dal sito di Expo, dove tra un padi­glione e una piazza Ita­lia tro­ve­ranno spa­zio anche un laghetto arti­fi­ciale (la Lake Arena) e un sistema di canali.

Rac­con­tando la Via d’Acqua si rac­conta quello che pos­siamo defi­nire come una sorta di «sistema Expo». Un sistema fatto di appalti al ribasso, rin­cari record, extra-costi, opere acces­so­rie discu­ti­bili, con­trolli anti­ma­fia alleg­ge­riti, poteri spe­ciali. Se par­lare di nuova tan­gen­to­poli è pro­ba­bil­mente ancora pre­ma­turo, met­tendo in fila alcuni fatti si com­pone la geo­gra­fia della spar­ti­zione made in Expo, una gestione degli appalti pub­blici a maglie lar­ghe den­tro cui avrebbe sguaz­zato la «cupola» arre­stata dalla magistratura.

Siamo a Dicem­bre 2012, secondo i magi­strati il regalo di Natale di Enrico Mal­tauro agli altri della cupola sarebbe stata una tan­gente di 50 mila euro. La prima di una serie. Mal­tauro avrebbe ver­sato cen­ti­naia di migliaia di euro otte­nendo in cam­bio infor­ma­zioni utili a far­gli vin­cere gli appalti. Ci sono le inter­cet­ta­zioni, da cui emerge «l’accordo con l’imprenditore» per il «ver­sa­mento di 25mila euro men­sili da Febbraio-Marzo 2013, oltre al primo paga­mento di 50 mila euro pre­vi­sto per Natale 2012».

I lavori per il tratto Sud della Via d’Acqua, dal sito espo­si­tivo alla Dar­sena, ven­gono aggiu­di­cati a Luglio 2013 e vince Mal­tauro con un ribasso del 23%. Base d’asta 54 milioni, lo sconto vale 14 milioni.

L’estate passa senza che alcuna ruspa si muova, poi ad Otto­bre arri­vano le reti metal­li­che nei par­chi, ini­zia la can­tie­riz­za­zione dell’area tra par­chi, rogge e fon­ta­nili, spesso a fianco pro­prio dei vec­chi corsi d’acqua oggi pro­sciu­gati e inu­ti­liz­zati. Con le reti arri­vano anche le pro­te­ste dei cit­ta­dini, i comi­tati No Canal, No Via d’Acqua, Cam­bia Canale, il sup­porto della rete No Expo e del col­let­tivo Off Topic.

Pic­chetti alle 7 di mat­tina davanti alle ruspe, fiac­co­late, merende den­tro l’area di can­tiere nei par­chi, smon­tag­gio delle reti, due cor­tei con un migliaio di per­sone che si con­clu­dono con la posa di alcuni «spa­ven­ta­ru­spe», fan­tocci pian­tati tra gli alberi per tenere lon­tane le ruspe quando i cit­ta­dini non sono nei par­chi. Paral­le­la­mente la con­tro­in­for­ma­zione sui ter­reni inqui­nati che la Via d’Acqua sco­per­chierà e le boni­fi­che a rischio: i poteri spe­ciali del com­mis­sa­rio unico Giu­seppe Sala gli hanno per­messo a Novem­bre 2013 di declas­sare l’area in cui scor­rerà la Via d’Acqua da area verde/residenziale quale è, ad area indu­striale. Un declas­sa­mento utile a bypas­sare le boni­fi­che dei ter­reni inqui­nati, come rile­vato dai son­daggi nei ter­reni fatti da Mm e Maltauro.

Dicem­bre, Gen­naio e Feb­braio, in que­sti tre mesi i can­tieri restano fermi e per Mal­tauro que­sto stop coste­rebbe 13 milioni, come rivela il sub­com­mis­sa­rio Expo Gianni Con­fa­lo­nieri in alcune inter­vi­ste. A un futuro cda di Expo la scelta se con­ce­derli o meno, quello che è evi­dente è che si tratta pro­prio della cifra neces­sa­ria a rag­giun­gere la base d’asta di partenza.

«Mal­tauro sta ope­rando in modo discu­ti­bile per quanto riguarda la gestione ambien­tale delle sue atti­vità», rac­conta in una inter­vi­sta a Radio Popo­lare il pre­si­dente della com­mis­sione ambiente di zona 8 del comune di Milano, Enrico Fedri­ghini, «stiamo chie­dendo da otto mesi i dati sulle ana­lisi ambien­tali sui ter­reni dove sorge i campo base della Mal­tauro ma ad oggi non abbiamo ancora visto nulla».

Facendo un balzo indie­tro, il primo appalto impor­tante di Expo è stato quello vinto dalla Cmc di Ravenna per la rimo­zione delle inter­fe­renze. Vit­to­ria al mas­simo ribasso con una per­cen­tuale record del 42,83% sulla base d’asta. Cmc si è aggiu­di­cata la gara con un’offerta di 58,5 milioni rispetto a un valore ini­ziale di 90 milioni. Su que­sto appalto indaga la Pro­cura di Milano per tur­ba­tiva d’asta. Il respon­sa­bile can­tiere Expo della Cmc, Lorenzo Fio­ren­tino, è inda­gato da Dicem­bre 2013 insieme a Dario Comini, un fun­zio­na­rio di Mm, la società del comune di Milano che gesti­sce alcuni degli appalti dell’Esposizione per conto di Expo Spa.

In que­sto con­te­sto, un anno dopo aver vinto l’appalto Cmc chiede 30 milioni di costi aggiun­tivi, esat­ta­mente la cifra per risa­lire alla base d’asta di 90 milioni, recu­pe­rando tutto lo sconto pro­messo. Motivo del rin­caro: nuovi lavori non pre­vi­sti e un diverso smal­ti­mento delle terre da boni­fi­care. Viene da chie­dersi per­ché non sia stata fatta una nuova gara pub­blica per lavori giu­di­cati nuovi e dall’importo con­si­de­re­vole di 30 milioni di euro.

Altro caso quello della Man­to­vani, il gruppo veneto di area Pdl il cui pre­si­dente, Pier­gior­gio Baita, è stato arre­stato a Feb­braio 2013 per frode fiscale su alcuni lavori nel nord est. Un’azienda defi­nita nelle carte di un’inchiesta bolo­gnese sull’arresto del vice­que­store Gio­vanni Pre­ziosa un «gruppo eco­no­mico cri­mi­nale». La Man­to­vani ha vinto l’appalto più impor­tante di Expo 2015, quello per la costru­zione della pia­stra, la base in cemento su cui sor­ge­ranno i padi­glioni. Un appalto da 270 milioni vinto con un ribasso del 41%. E ora, secondo quanto scritto dall’Espresso, anche la Man­to­vani avrebbe chie­sto decine di milioni di extra costi.

Tra lavori in ritardo, con­trolli della magi­stra­tura e obbligo di non fer­mare la mac­china in corsa, il pros­simo passo potrebbe essere dare ancora più poteri di deroga al com­mis­sa­rio unico in linea con lo scia­gu­rato «modello Ber­to­laso» di governo delle emer­genze. Qual­cosa di cui nes­suno sente il bisogno.

 

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