[DallaRete] Su tavoli di lavoro e spazi sociali: gli articoli e le dichiarazioni

lumache_18520Per chi volesse approfondire, pubblichiamo di seguito le dichiarazioni e gli articoli diffusi in questi giorni sul tema degli spazi sociali e dei tavoli di lavoro.

L’articolo di Repubblica di mercoledì 25 giugno

Comune, primo passo per la regolarizzazione dei centri sociali

Un gruppo di lavoro con Arci, Sant’Egidio, don Rigoldi

Dal vertice di maggioranza nasce un patto di fine mandato

Di Alessia Gallione Oriana Liso

L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è quello: far vivere i tanti luoghi – pubblici e privati – abbadonati. E farlo attraverso un gruppo di lavoro che affronti il tema degli spazi sociali e che si riunirà proprio per «valutare forme di assegnazione» che, nel rispetto «delle norme e della trasparenza, possano coinvolgere tutte le realtà che vogliono produrre aggregazione, socialità e cultura e che rappresentano una risorsa in questa città». Parole chiave per capire come quello iniziato da Palazzo Marino sia il primo passo per “regolarizzare” anche centri sociali come Zam, Macao o Lambretta (per il Leoncavallo, invece, si sta cercando da tempo una soluzione e il traguardo non dovrebbe essere lontano).

Accanto al Comune, per ora, ci sono Arci, Camera del Lavoro, la Comunità Nuova di don Gino Rigoldi, la Comunità di Sant’Egidio. Si parte e il dialogo, spiega Paolo Limonta dell’Ufficio relazioni con la Città «è aperto tutti». E lui, insieme al delegato del sindaco per i giovani, Alessandro Capelli, a spiegare come «questa amministrazione, che ha già assegnato, attraverso bandi, continaia di spazi per anni lasciati al degrado», intende ora accelerare su questo fronte.

Un messaggio lanciato anche a un mondo che più volte ha accusato il Comune di immobilismo, se non proprio di tradimento delle promesse elettorali. Serve, però, che tutti gli attori in gioco non facciano mosse sbagliate. Non a caso spiega come, a tavolo aperto, «le parti eviteranno situazioni che potrebbero danneggiare la buona riuscita del percorso». Tradotto: sgomberi annunciati potrebbero essere sospesi, a patto che non ci siano nuove occupazioni abusive. È un passaggio che, nella maggioranza, alcuni attendevano da tempo. Per la segretaria cittadina di Sel Anita Pirovano «è un passo fondamentale, con il dialogo dobbiamo rendere Milano una città sempre più coesa e in grado di fornire spazi di socialità e alternative culturali». È una decisione, quella sugli spazi sociali, che incrocia il piatto forte della riunione di maggioranza di ieri pomeriggio, a Palazzo Marino: un patto di fine mandato, per definire e realizzare entro il 2016 alcuni, fondamentali punti.

Una richiesta che il sindaco Giuliano Pisapia fa ha fatto ai partiti e ai consiglieri eletti del centrosinistra, con una premessa fondamentale: «Serve una coalizione compatta, deveo sapere se c’è la disponibilità di tutti a sostenere le scelte che faremo». Dopo il primo, tesissimo vertice della scorsa settimana, il clima di ieri è stato molto più disteso.

Prima dell’estate si dovrà raccogliere una sorta di “documento politico”, con le priorità da fissare per i prossimi due anni scarsi. Il segretario del Pd, Pietro Bussolati, ha parlato di città metropolitana, Expo diffuso, del problema casa. Patrizia Quartieri, capogruppo di Sel, ha rilanciato su periferie, decentramento, città dei diritti.

 

 

L’articolo di Repubblica di giovedì 26 giugno

Milano, no dei centri sociali al confronto con il Comune: “Niente regolarizzazione”

Il malcontento sulle proposte di Palazzo Marino attraversa la rete antagonista. “L’autorganizzazione non intende trasformarsi in qualcosa in cui ci siano regolamenti”.E il centrodestra attacca Pisapia

di LUCA DE VITO

Il confronto fra i centri sociali e il Comune di Milano rischia di naufragare ancor prima di partire. Perché se da una parte sono già state sollevate le prime polemiche dalle opposizioni — che minacciano denunce penali e civili contro Palazzo Marino — dall’altra sono le stesse realtà autogestite a storcere il naso. Una risposta che lascia pochi dubbi è quella del centro sociale Zam, che in una intervista al sito “Radio Onda d’Urto” boccia la proposta del Comune come irricevibile.

«L’autorganizzazione non intende trasformarsi in qualcosa in cui ci siano regolamenti — spiega Franz, dello spazio di via Santacroce 19 — Il Comune di Milano ha fatto un comunicato in cui i centri sociali non vengono nominati e non riesce a prendere un impegno sugli sgomberi. Si chiede anzi che non ci siano nuove occupazioni. È una logica di scambio politico, consenso in cambio di favore, che nessuno in questi termini può prendere in considerazione. O c’è un chiarimento ulteriore o non ci sono le condizioni». Un malcontento che circola tra tutte le realtà più grandi e riconosciute, da Macao al Lambretta, passando per Cantiere e Torchiera. Per non parlare poi dei centri sociali più piccoli, case, negozi e ville occupate da anarchici e antagonisti, che si attestano su posizioni ancora più radicali.

I punti critici su cui il dialogo rischia di saltare sono almeno tre. Il primo è quello degli sgomberi, tema particolarmente sentito dallo Zam e dal Lambretta, che si trovano su spazi di proprietà del Comune e della Regione e che da settimane si dichiarano “sotto sgombero”: «Senza moratorie o parole chiare in questo senso non esiste dialogo», è quello che spiegano persone vicine ai movimenti. E il Comune non sembra interessato a dare garanzie da questo punto di vista. Il secondo aspetto è la mancata volontà di riconoscere i centri sociali, che nel comunicato che annuncia l’incontro non vengono citati come tali. Il terzo riguarda la natura stessa del tavolo di confronto.

Fra gli enti chiamati a discutere ci sono anche l’Arci, la Camera del lavoro, Comunità Nuova di don Gino Rigoldi e la comunità di Sant’Egidio: realtà che poco o nulla hanno a che fare con i centri sociali, «e non si capisce a che titolo vengano coinvolti». Lo stesso Paolo Limonta (dell’ufficio relazioni con la città) precisa che il confronto non ha come obiettivo ultimo quello della regolarizzazione dei centri sociali, «bensì cercare di risolvere il problema delle centinaia di immobili abbandonati e inutilizzati che ci sono in città. Noi vogliamo che vengano messi a servizio dei cittadini e delle tantissime forze che vogliono utilizzarli».

Il sospetto però — mosso da chi osserva queste dinamiche dalla parte del movimento — è che nel tentativo di salvare capra e cavoli la giunta abbia finito per combinare un mezzo pasticcio: ovvero aprire ai centri sociali, salvo poi annacquare la cosa inserendola in un più ampio (e fumoso) “tavolo” di confronto con le realtà sociali. La giunta adesso deve fare i conti anche con l’opposizione, che ha già cominciato ad attaccare Giuliano Pisapia su questo terreno: «C’è una questione di regolarità e rispetto della legge — dice Riccardo De Corato (Fdi) — I centri sociali da anni prevaricano la costituzione e il Codice penale e civile. Già è scandaloso che stiano ancora dove stanno e continuino a

fare quello che vogliono. Se si aggiunge anche la regolarizzazione allora siamo alla follia».

Per Giulio Gallera (Forza Italia) «è ideologico e fazioso interpellare solo alcuni attori del volontariato milanese caratterizzati da una chiara connotazione politica».

 

Il comunicato del Comune di Milano

COMUNE. NASCE GRUPPO DI LAVORO SU SPAZI SOCIALI

Milano, 24 giugno 2014 – “Nei giorni scorsi si è tenuto un primo incontro per dare vita a un gruppo di lavoro sul tema degli spazi sociali.
Erano presenti rappresentanti dell’Amministrazione comunale, della Camera del Lavoro, dell’Arci, di varie associazioni e di realtà organizzate.
Questa Amministrazione, che durante il suo mandato, ha già assegnato, attraverso bandi, centinaia di spazi per anni lasciati nel degrado, intende avviare un percorso per valutare forme di assegnazione che, nel contesto delle norme e della trasparenza, possano coinvolgere tutte le realtà che vogliono produrre aggregazione, socialità e cultura e che rappresentano  una risorsa in questa città.
E’ intenzione di questa Amministrazione convocare a breve la prima riunione di questo gruppo di lavoro. Durante il funzionamento dello stesso, che necessariamente deve lavorare con modalità operative agili ed efficaci, le parti eviteranno situazioni che potrebbero danneggiare la buona riuscita del percorso”.

Lo hanno dichiarato Paolo Limonta dell’Ufficio Relazioni con la Città e Alessandro Capelli, Delegato alle Politiche Giovanili.

Hanno già aderito al gruppo di lavoro:

·        Emanuele Patti – Presidente Arci Milano
·        Corrado Mandreoli – Segreteria Camera del Lavoro di Milano
·        Don Gino Rigoldi – Comunità Nuova
·        Stefano Pasta – Comunità di Sant’Egidio

La dichiarazione di Anita Pirovano

Spazi, Pirovano (SEL) “Bene il dialogo, ora servono contenuti”

“Il tema degli spazi, dell’aggregazione e della capacità di incentivare il nascere e il crescere di esperienze sociali e culturali positive rappresentano sempre di più dentro le città un elemento innovativo di sfida alla crisi, all’abbandono delle periferie, al degrado e alle solitudini” afferma Anita Pirovano, coordinatrice metropolitana Sel Milano “E’ quindi compito di Milano, che con l’amministrazione Pisapia ha iniziato e continua un percorso di netto stacco con il passato, raccogliere questa sfida e rilanciare il dialogo e la cooperazione con tutte le realtà aggregative e culturali che animano la città”

“L’apertura di un tavolo di confronto tra Comune, Camera del Lavoro, associazioni e realtà autogestite è un passo fondamentale in questa direzione” continua Pirovano “La strada da percorrere è, e deve continuare a essere, quella del dialogo tra le parti coinvolte avendo ben chiaro l’obiettivo comune: rendere Milano una città sempre più coesa e in grado di fornire spazi di socialità e alternative culturali all’altezza di una città europea plurale e accogliente”.

“Sappiamo perfettamente che non sarà una strada in discesa quella che l’amministrazione sta intraprendendo ma ci mettiamo a disposizione con tutte le nostre energie, quelle di chi considera il confronto tra le differenti parti come momento di arricchimento e di ricerca di soluzioni condivise per il bene comune” conclude la coordinatrice metropolitana di SEL “benissimo, quindi, l’apertura di un tavolo comune. Ora a tutti noi il compito riempirlo di contenuti”.

La dichiarazione di De Corato

CENTRI SOCIALI, DE CORATO:  SE COMUNE REGOLARIZZA PROCEDO IN SEDE CIVILE E PENALE
(OMNIMILANO) Milano, 25 GIU –  “Qui non c’è da discutere:  sono pronto a rivolgermi alla procura e alla corte dei conti, con denunce penali e civili. Ieri sera il Comune ha annunciato che è pronto a regolarizzare i centri sociali attraverso un gruppo di lavoro con a capo Limonta. Intanto devono spiegarmi cosa vuol dire “valutare forme di assegnazione”, perché se significa che gli danno stabili del Comune allora comincio già a scrivere alla corte dei conti. Non solo. C’è anche e soprattutto una questione di regolarità e rispetto della legge:  perché ai cittadini onesti non viene
dato niente e a chi infrange le regole si fanno regali? I centri sociali da anni prevaricano la costituzione e il codice penale e civile, non rispettando
la proprietà pubblica e privata, vandalizzando la città a ogni manifestazione, scrivendo sui muri, non pagando le tasse, aprendo bar e palestre senza permessi e senza scontrini, coltivando piantine di marijuana… La lista è lunghissima. Con questo curriculum già è scandaloso che stiano ancora dove stanno e continuino a fare quello che vogliono, se si aggiunge anche la regolarizzazione allora siamo alla follia.
Contro la quale mi rivolgerò a tutte le sedi competenti”. Lo dichiara Riccardo De Corato, vice-presidente del Consiglio comunale e capogruppo di
Fratelli d’ Italia-Alleanza Nazionale in Regione, commentando la volontà del Comune di “valutare forme di assegnazione” degli spazi sociali.

La dichiarazione di Anna Scavuzzo

SPAZI SOCIALI, SCAVUZZO: DECORATO PARE OSSESSIONATO DAI CENTRI SOCIALI

Milano, 26 Giugno – Il Consigliere Decorato stia sereno, non serve agitarsi e minacciare denunce penali e civili. Serve mettersi attorno a un tavolo e discutere della città, dei suoi spazi ancora sottoutilizzati o inutilizzati, delle potenzialità inespresse che chiedono di ospitare socialità, cultura, servizi e volontariato. Con tutte le realtà presenti sul territorio: forse anche con i centri sociali, se vorranno partecipare al gruppo di lavoro, di certo con tante realtà vive della città.

C’è da discutere, eccome: e la cronica fobia dei centri sociali di cui pare soffrire qualcuno, non ci fermerà dal ragionare, nel rispetto delle norme e nella trasparenza, di ipotesi che possano rendere più semplice per associazioni, comitati e realtà autorganizzate la promozione delle loro attività nei tanti luoghi che aspettano di tornare a vivere.

Mi auguro che saremo capaci di indignarci con questa veemenza per tutti gli atti contrari alla Legge, certamente per le occupazioni abusive, ma senza mai dimenticare concussione,  corruzione, turbativa d’asta, … Mi pare che spesso si invochi la legalità a singhiozzo, ma magari sono distratta.

Anna Scavuzzo, consigliera comunale del Partito Democratico

 

 

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