Quello che ha alzato il biglietto

Beppe Sala rischia, nonostante gli sforzi, di passare nell’immaginario collettivo di molti come quello che ha messo le mani nelle tasche dei milanesi.

“Ecco!”, “Siete i soliti!”, “Sempre a criticare!”, “Non vi va mai bene niente!”, “Cercate di essere costruttivi!”, “I soliti duri e puri che sputano sentenze!” ecc. ecc. ecc.

Già ce li immaginiamo una serie di commenti della Milano progressista e “beppesaliana” a questo articolo… Perché il tema è scottante e divide. Ma a noi il confronto – come anche lo scontro – piace. Quindi lo scriveremo lo stesso.

Stiamo parlando dell’aumento del prezzo dei biglietti dell’ATM che scatterà dal 1 luglio 2019.

Già qualche mese fa, come MiM, avevamo affrontato la questione chiedendoci se alzare il prezzo delle corse fosse o meno “di sinistra”.

Ormai la scelta pare definitiva dopo che l’assemblea dell’agenzia di bacino, a metà della scorsa settimana, ha votato il via libera agli aumenti.

Il prezzo del singolo biglietto sarà dunque di 2 euro.

Un nuovo incremento in meno di 10 anni, dopo che la Giunta Pisapia l’aveva portato a 1,5 euro.

A fine articolo faremo un breve riepilogo di tutte le possibili combinazioni per viaggiare sui mezzi pubblici milanesi, ma prima ci interessava entrare nel cuore della questione.

L’aumento del prezzo dei viaggi su ATM è stato campo di battaglia di uno scontro furibondo tra Comune a guida centro-sinistra e Regione a trazione leghista.

È evidente che in una città ricca come Milano la questione, più che essere un problema economico, è un grande problema politico.

È assodato (e anche le ultime elezioni lo hanno dimostrato) che c’è una consistente fetta di città innamorata del Beppe che lo vede come una sorta di “bastione” pronto a resistere agli attacchi salviniani. Una fett di città che non vuole assolutamente lasciare la città in mano alla Lega tra due anni. La popolarità del Sindaco è indubbiamente molto alta. Sarà anche per la sua milanesità di “uomo del fare” e la sua capacità di rispondere al “Capitano” per le rime (esilarante la risposta a Salvini sui 60 milioni di italiani figli suoi…).

Tantissimi milanesi difendono l’aumento dei prezzi giustificandolo con parole piene di buon senso e in parte condivisibili: “A Milano i mezzi funzionano benissimo! Se vogliamo farli funzionare ancora meglio qualche decina di centesimi di euro in più non è un problema!”, “Milano ha i prezzi dei mezzi più bassi d’Europa! Di cosa ci lamentiamo!!??”, “Ma avete provato a prendere i mezzi in altre città italiane…ve benissimo così!”, “Con il nuovo sistema anche chi viene dall’hinterland potrà pagare di meno!”.

Tutto abbastanza corretto, ma…lo ripetiamo. Il problema è fondamentalmente politico!

In una società che vive quasi solo di immaginari e di comunicazione rapidissima Sala rischia concretamente di passare alla memoria di una parte di città come “quello che ha alzato i prezzi”.

Del resto Renzi, prima di dilapidare le sue fortune in pochissimo tempo, vinse le elezioni europee del 2014 con il 40% grazie agli 80 euro. Un provvedimento semplice e capace di rimanere nella mente delle persone.

Sala sta correndo il rischio contrario.

A inizio mandato disse: “Le periferie saranno la mia ossessione!”. Ebbene. Il problema è proprio quella fetta di milanesi che vivono oltre la circonvallazione esterna impoveriti da un decennio di crisi per cui un aumento dei biglietti non sarà proprio una cosa gradevole.

E visto che il simbolico è ormai diventato un elemento dominante della comunicazione politica già ci immaginiamo la frase: “Ah…Sala. Quello che ha alzato i biglietti!”.

Forse il Comune avrebbe dovuto scegliere una via più articolata e ragionata. Anche perché, numeri alla mano, la destra a Milano, sommata, è comunque fortissima e le elezioni non si vincono senza le periferie… E, nel frattempo, in città è iniziata una campagna di autoriduzione.

Se fossimo stati in Sala avremmo cercato di discutere più approfonditamente l’aumento ascoltando anche la voce di chi sta nella cerchia esterna. Concentrandoci non solo sulla “questione ATM”, ma anche su quella MM nella gestione delle case popolari.

Se è vero che la gestione ALER è un vero e proprio scandalo di cui la Regione guidata dalla destra è responsabile al 100% (come del resto del disastro di TreNord, l’azienda più odiata in Lombardia) prima di utilizzare il suo sfascio come terreno di scontro elettorale bisognerebbe rendere la gestione comunale qualcosa di integralmente diverso, nuovo e capace di ascoltare le voci che arrivano dal basso.

Se è vero poi, come più di qualcuno vocifera, che l’aumento dei prezzi sia un primo passaggio verso la privatizzazione proprio non ci siamo!

 

Le nuove tariffe:

-biglietto singolo (90 minuti di corsa, utilizzabile per più corse in metropolitana e in 19 comuni attorno a Milano): 2 euro

-biglietto giornaliero da 4,50 a 7 euro

-abbonamento mensile ordinario da 35 a 39 euro

-biglietto settimanale da 13,80 a 17 euro

-biglietto da 10 corse d 13,80 a 18 euro

-abbonamento annuale invariato a 330 euro

-chi viaggia gratis: under 14 e over 65 con Isee sotto i 16.000 euro

 

 

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