“SENZA CORTO NON sOsTARE”! Storia di un bene comune tra la crisi e le fiamme.

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Martedì 26 giugno alle 6:30 circa gli idranti dei vigili del fuoco vincevano le fiamme, lasciando dietro di se qualche scia di fumo e l’immagine potente del nostro padiglione raso al suolo.
Passa un niente e tutto salta.
Un ora sola per cancellare la trama di una storia che dura da ventidue anni, e che in quel padiglione aveva scritto pagine importanti. L’osteria, la scuola popolare, la sala blu proprio lì dove si tenevano i concerti, le feste, le presentazioni dei libri e i dibattiti, i corsi di musica e di danza, le prove e gli spettacoli di teatro. Proprio lì dove un corto circuito del quadro elettrico ha generato l’incendio, divampando fiamme che in un ora hanno consumato tutto.
Tutto tende all’essere distrutto.
Un corto circuito dirompente cosi come sempre lo abbiamo sognato, un idea nuova e decisa, piena di rabbia e memoria, buona per innescare conflitti e passione, dal 1990 a Cinecittà, cosi come nel resto di Roma, in Italia e in tutte le parti del mondo che siamo riusciti a raggiungere, insieme a chi, tanti e diversi, il mondo lo vuole rovesciare.
Le fiamme esaltano se partono dalla parte giusta, uccidono e distruggono se non le comandi, ancora un incendio, diverso e lontano da quello che distrusse la vita di Auro e l’altro padiglione nel ‘91.
Lo stesso però, violento anche se accidentale, si è portato via un pezzo della nostra storia. Un pezzo della nostra narrazione precaria, le fiamme non hanno sorelle e fratelli, ma sanno come nascono e da cosa.
Non si riconoscono fra di loro, ma si danno forza se hanno uno schema, una strategia. Folle ed invincibile, come da sempre è la nostra.
Come le nostre vite, i nostri centri sociali avanzano fuori dalle norme. L’ approssimazione del sogno, che tutto rende possibile, non accetta nessuna garanzia o assicurazione, nessuna indennità omaggio dell’esistente può rendere i giorni più caldi e degni del nostro desiderio di libertà e autogestione. Le cose hanno un prezzo, e chi tutti i giorni strappa felicità e spazi all’ordine della crisi, a volte paga.

Martedì 26 il risveglio è all’alba e devastante, la scena eccita sensazioni contrarie e scostanti.
Chi c’era nel 91’ proietta negli occhi ricordi smaniosi ed inquieti, gli atri ne percepiscono la gravità e la forza. Chi arriva si prende il suo spazio, da subito distante e muto, poi sempre più vicino e simile a quell’altro dell’altro. Eccoci siamo una comunità.
L’incendio è accidentale, meglio si, ma il risultato non cambia. Quel padiglione era il primo ad aprire la mattina e l’ultimo a chiudere la sera, dava il tempo al nostro agire, intenso e delirante.
Ora il ritmo bisogna ri-cercarlo.

Poche ore e il piazzale del corto si riempie di solidarietà. Le alte temperature producono alchimie strane, cosi il calore produce energia. Quel mucchio umano si trasforma in una produzione solidale,efficace e sicura. Il motivo è esistenziale: senza corto non so stare. Il tema è semplice: un cuore che batte, la melodia è scandita dai tanti concerti di questo luglio che sta per finire.
A pranzo sono pronte le magliette, poi i manifesti e uno spot per le radio. La campagna parte, decisa e dirompente. “Il corto circuito sarà più bello di prima”, la dicono dialetti e lingue diverse, ma la convinzione è la stessa. La prova del fuoco non ci fa paura.

L’onda spegne le fiamme, da coraggio e rimbalza da Bilbo all’Abruzzo, attraversa i centri sociali più solidi e le esperienze ribelli nuove, le città più grandi e le piccole provincie, gli artisti e i posti di lavoro. Il nostro quartiere, il Lamaro, gli studenti, i pub, gli amici e i parenti di Cinecittà. Le cucine popolari di Roma e le sensibilità dei singoli. Architetti, urbanisti, ingegneri, il nostro municipio, le forze politiche e sociali che insieme manderanno via Alemanno e la sua banda di fascisti e cialtroni del campidoglio.

Una fenice risorge dalla cenere.
Luglio è stato il primo mese della campagna. Una campagna che porterà alla ricostruzione del padiglione. Un mese senza dormire, bello e carico, un successo straordinario,che ci da coraggio e responsabilità. Tante idee, facce e braccia. Il corto circuito è un patrimonio di tutt@, un bene comune, e senza non SoStare.
Ne serviranno tanti di mesi cosi, la sfida è alta, e noi ci attestiamo alla sua altezza.
Sappiamo di non essere soli.
Per ringraziare tutti abbiamo deciso di usare il nostro sito, dove trovate anche un bilancio economico pubblico della campagna. Fin qui è stato uno sforzo collettivo e cosi vogliamo che sia in avanti. Il corto sarà più bello solo se la sua ricostruzione sarà anche un modello inedito e straordinario di fare politica, un posto che tutti sentiranno proprio. Cosi come sempre è stato.
GRAZIE a tutt*.
I compagni e le compagne del Corto Circuito www.corto.circuito.info

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