Appunti sullo sciopero degli autoferrotranvieri a Roma

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“L’Usb ha pochissimi aderenti, ma diventa problematico se altri lavoratori aderiscono allo sciopero. (…) L’Usb, una sigla sindacale che sembra un partitino extraparlamentare, che fa sciopero ogni 15 giorni, ha deciso di portare avanti lo sciopero di 24 ore, nonostante 9 sigle sindacali su 10, e le ringrazio, lo abbiano ritirato”. Ecco alcune delle esternazioni che l’Assessore alla Mobilità di Roma Stefano Esposito ha fatto alla vigilia dello sciopero che il 2 Ottobre ha immobilizzato tutta Roma, bloccando le principali metropolitane capitoline e moltissime linee di superficie. Ciò è stato possibile perchè l’Unione Sindacale di Base ha deciso di non firmare l’accordo e confermare in solitaria lo sciopero a differenza di Cgil, Cisl, Uil, Sul e Faisa Cisal che hanno rinviato le proprie mobilitazioni.

Alla fine, tra accordi, sigle sindacali e assessori ai trasporti, la palla è passata ai lavoratori che hanno risposto in massa allo sciopero, snervati da quasi inesistenti investimenti nella sicurezza che procurando quasi quotidianamente cadute dei controsoffitti sulla testa delle persone tanto che alcuni giorni fa uno sportello di un bus si è staccato schiacciando una signora che rischia di perdere un braccio. Senza parlare del fatto che questa categoria non vede un rinnovo contrattuale dal 2007 e i dipendenti del trasporto pubblico romano, vittime delle privatizzazioni senza regole, lamentano il mancato pagamento delle loro competenze di Agosto.

Una storia che, pur con le sue peculiarità, comune a moltissimi al giorno d’oggi. La Roma Tpl Scarl, un consorzio di aziende private a responsabilità limitata, gestisce circa il 20% del servizio di trasporti pubblici romani. Ciò è un chiaro esempio di come le privatizzazioni nel settore pubblico non siano la panacea di tutti i mali, anzi, vediamo che spesso prolificano le gestioni clientelari e criminali. L”intromissione della politica la fa da padrona, così da massimizzare i profitti per pochi dirigenti a discapito del servizio offerto e dei lavoratori a cui vengono tagliate ore di servizio e ritardati i pagamenti, anche dei contributi pensionistici.

Questa situazione oltre a darci un chiaro esempio dei posizionamenti dei maggiori sindacati e del Partito Democratico, ci consegnano un dato incontrovertibile e cioè che una sigla relativamente piccola è riuscita a incanalare il disagio di una parte maggioritaria dei lavoratori, mettendo letteralmente in crisi i propri padroni, anche in un contesto sindacale così sfavorevole. Nello stesso giorno a Roma sono scesi in piazza anche studenti e movimenti e sono queste le forze che ci dobbiamo prefiggere di unire, capire come far dialogare, contaminare e autoalimentarsi in una spirale di forza e consapevolezza che non si fermi alla singola vertenzialità.

Lo sciopero dei trasporti può essere un buon paradigma da indagare e agire, oltre ad essere un buon laboratorio per nuove e innovative lotte sul tema del lavoro. Quindi la parola sciopero rientra nell’attualià, i lavoratori dei trasporti non solo creano un danno all’azienda, ma bloccano la città creando un danno anche ad altre aziende, tramite la mancanza (o il ritardo) della forza lavoro, senza che nessun padrone possa avere la possibilità di applicare una sanzione disciplinare. Ad ogni sciopero dei trasporti quote di plusvalore vengono sistematicamente perse ed è anche per questo che le precettazioni e le cosiddette fasce orarie garantite svolgono un ruolo importante all’interno dell’economia capitalista.

Sugli autoferrotranvieri romani fin da subito si è abbattuta tutta la violenza dell’azienda, che mira a preservare se stessa, senza dare risposte in merito alle richieste avanzate, arrivando a proporre un regolamento per gli scioperi. Tale regolamento prevede che lo sciopero sia vietato per alcune figure chiave che vanno dai responsabili degli impianti di manutenzione ai dipendenti della centrale operativa fino agli addetti agli impianti elettrici, prevede inoltre l’obbligo del rifiuto degli straordinari entro le 24 ore e l’obbligo di entrata in servizio anticipata di un’ora e mezza dei macchinisti. Tutto ciò serve solo a depotenziare la forza di uno sciopero che mette in campo proposte di puro buonsenso come: un servizio più efficiente, il pagamento dello stipendio e la sicurezza di non morire sul lavoro per la caduta di controsoffitto mai messo in sicurezza.

Quindi tu che ci stai leggendo, la prossima volta che vedrai uno sciopero dei trasporti, non fermarti al tuo disagio personale e rifletti rispetto a quali siano i tuoi reali problemi, a quanto le tue problematiche in pratica identiche a quelle di chi sta scioperando: meno soldi per la sicurezza in azienda, contratti collettivi non rinnovati e mancati pagamenti.

Dobbiamo sperimentare nuove forme di organizzazione, insieme e al di là del sindacato, per ribaltare i rapporti di forza e riprenderci le nostre vite. Sarà un percorso difficile e la controparte non vuole lasciarci terreno libero, perciò dovremo conquistarcelo e ogni centimetro che conquisteremo aprirà nuovi spazi di libertà per tutti.

Michelino

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