16 marzo 2003 – L’omicidio di Dax e il massacro dell’ospedale San Paolo

L’anno scorso l’anniversario dell’omicidio di Davide Cesare cadeva pochi giorno dopo il lockdown annunciato la sera dell’11 marzo. Fu sostanzialmente impossibile onorare in piazza la memoria di Dax se non in modi semi-clandestini passando alla spicciolata in via Brioschi. E’ passato ormai un anno dalla prima ondata della pandemia e non molto sembra essere cambiato al livello di emergenza. Stiamo assistendo all’arrivo della terza ondata e, 100.000 morti dopo, le misure di contenimento rimangono in vigore. Nonostante questo, dopo il rifacimento del murales in Darsena dedicato a Dax di quattro giorni fa oggi ci saranno una serie di iniziative per ricordarlo tra cui la passeggiata antifascista a Milano Sud.

Nelle righe che seguono ricordiamo le sanguinose vicende della notte di 18 anni fa.

La sera del 16 marzo 2003, nel quartiere Ticinese e più precisamente al Tipotà, un gruppo di antifascisti incrocia i Morbi, una famiglia nota in zona per le sue simpatie di estrema destra. Sono il padre e i due figli. Subito compaiono i coltelli. Rimangono a terra feriti gravemente Dax e Alex, in modo più leggero Fabio.
Sul posto arrivano subito le Forze dell’Ordine. Volanti e addirittura una camionetta del Reparto Mobile.
I soccorsi invece sembrano metterci un’eternità.
I primi antifascisti iniziano a radunarsi in Via Brioschi avvertiti dal tam-tam telefonico.
Le condizioni di Davide appaiono subito gravissime.
Le autoambulanze ripartono. Dax viene portato all’Ospedale San Paolo. Alex al Policlinico.
I presenti decidono di recarsi al San Paolo dove è stato portato anche Fabio.

Anche all’Ospedale San Paolo la sgradevole sorpresa della presenza delle divise.
Quasi subito arriva la notizia tanto temuta: Dax non ce l’ha fatta.
Alla disperazione dei compagni e degli amici fa da contraltare l’arroganza degli uomini in divisa. Frasi sbagliate nel momento sbagliato.
La tensione si alza subito.
Ed è lì, in quell’angolo di Barona, che Milano vomita tutte le divise presenti in servizio quella sera in città.
Carabinieri e poliziotti delle volanti più la celere.
Parte la caccia all’uomo.
Dentro e fuori del San Paolo.
Nelle corsie dell’ospedale come nel vialetto del pronto soccorso.
Tra l’armamentario utilizzato dagli uomini in divisa per fare male: manganelli, estensibili d’acciaio e…una mazza da baseball!

Nel frattempo decine di antifascisti si sono radunati davanti al vialetto del Pronto Soccorso chiedendo e ottenendo il rilascio dei tanti fermati. I feriti, anche in maniera grave, dalla Forze dell’Ordine, sono tantissimi.
La notizia, oltre che per via telefonica ha iniziato a girare anche nei canali mainstream. Radio Popolare ha interrotto le trasmissioni per un flash del giornale radio.

I giorni successivi saranno terribili.
La Questura, per giustificare la mattanza, inventerà la tesi dei “compagni di Dax che volevano portare via la salma”…
Già nella serata del 17 Marzo un migliaio di persone sfila per il Ticinese partendo dal centro sociale di Dax, l’O.R.So. di Via Gola.
Il giorno dell’attacco all’Iraq le strade di Milano verranno bloccate dalla marea pacifista che bloccherà i binari della Stazione Centrale.
Arriverà il sabato. Sabato 22 Marzo. Il sabato dei funerali di Davide a Rozzano. Un sabato di sole e di vento.
Migliaia di persone parteciperanno al corteo funebre a Rozzano, aperto dalla Banda Bassotti.
Ventimila parteciperanno al corteo antifascista partito da Piazza 24 Maggio.

La notte nera di Milano avrà anche uno strascico giudiziario.
4 antifascisti verranno processati per i fatti del San Paolo. Con loro 3 “tutori dell’ordine”.
La sentenza definitiva della Cassazione. Una sentenza che ancora grida vendetta arriverà nel Maggio del 2009 e vedrà la condanna di due antifascisti a pene carcerarie e alla cifra folle di risarcimento allo Stato di 130.000 euro.
Inutile dire che tra prescrizione e assoluzioni gli uomini in divisa resteranno impuniti.

Da quell’anno, per il movimento milanese, il 16 marzo diventerà una data simbolo da commemorare in piazza ogni anno.

L’anno del decennale sfilerà in città un corteo di più di 10.000 persone.

E sin dal 2003 inizierà con le autorità quella che potrebbe essere definita una vera e propria “battaglia dei muri”.

L’ultimo murales per Dax (con i volti della partigiana Lia, di Carlo Giuliani e di Marielle Franco) realizzato in Darsena il 13 marzo 2021

Di fronte alla volontà degli antifascisti e delle antifasciste di ricordare la vicenda di Dax con un graffito sui muri della città (che sia la Darsena, piazza Vetra o la fiera di Sinigaglia poco importa) si contrappone l’ottusa volontà da parte delle autorità di mantenere i muri della movida puliti. Abbiamo infatti ormai perso il conto di quante volte il volto di Dax, faticosamente tracciato su qualche muro della metropoli, sia stato cancellato da solerti tutori del decoro. Una totale insensibilità di fronte all’esigenza di una parte neanche troppo minoritaria della città di vedere Davide ricordato come merita e come sarebbe doveroso fare.

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