21 agosto 2025, lo sgombero del Leoncavallo
“Stanno sgomberando il Leo”.
Questo il messaggio, duro e senza appello, che ha iniziato a girare sui telefoni la mattina di un sonnacchioso giovedì 21 agosto di un anno fa.
Dopo infiniti rinvii e mille mediazioni l’indicibile stava quindi avvenendo.
E tutto poi nella peggiore tradizione milanese, quella degli sgomberi agostani senza preavviso.
Lo stesso Leoncavallo aveva sperimentato ben due volte questa triste esperienza: la prima volta nel celebre 16 agosto 1989, quello della resistenza dai tetti e della rioccupazione della sede storica al Casoretto e la seconda volta (avvenuta qualche mese dopo lo sgombero definitivo dal 22 di via Leoncavallo) il 9 agosto del 1994 da quella che era la sede provvisoria di via Salomone. Proprio quello sgombero darà il via alla serie di eventi che porteranno all’occupazione di via Watteau dell’8 settembre ’94 e ai duri scontri al corteo dell’opposizione sociale del 10 settembre dello stesso anno.

Ai primi che arrivano di corsa in zona Greco si presenta un quartiere completamente blindato.
Impossibile accedere a via Watteau. I blocchi delle Forze di Polizia impediscono qualsiasi passaggio sotto i ponti ferroviari che circondano Watteau.
Nonostante la settimana più vuota dell’anno per la metropoli via via che passano i minuti e poi le ore in via Stella angolo via Bettoni inizia ad affluire sempre più gente: vecchie facce, giovani e giovanissimi e comuni cittadini. Sintomo questo che il nome Leoncavallo a Milano riesce ancora a toccare corde profonde in diverse generazioni che si sono alternate dalla sua nascita nel 1975.
Neanche il vero e proprio diluvio che si scatena a metà pomeriggio riesce a bloccare l’afflusso di persone al presidio permanente che si è spontaneamente creato fuori dalle mura del Leo.
Si è in tanti e quindi si decide di partire in corteo.

“Ma se la responsabilità di questo sgombero agostano è tutta governativa, non possiamo certo ignorare il fatto che sia avvenuto nella Milano amministrata dal centrosinistra da ormai da 14 anni. E tutto si può dire tranne che la “questione Leoncavallo” sia un fulmine a ciel sereno. Anzi, innumerevoli sono state le discussioni e le promesse da parte delle amministrazioni comunali in questi anni, ma fatti concreti neanche uno. Ci spiegheranno che ci hanno provato, ma che c’erano problemi, ostacoli, difficoltà, eppure non si può non notare il contrasto evidente con la disinvoltura e l’efficienza mostrate per assecondare i vari Catella”.
Nell’anno passato il centrosinistra milanese, sul tema, ha dimostrato e ribadito tutta la sua inconsistenza. Così come su tante altre questioni, prima tra tutte il massacro di Gaza e il confermato gemellaggio con Tel Aviv.
L’anno politico iniziato con lo sgombero del Leo è proseguito con quello dell’Askatasuna a Torino e si è concluso con quello di Spin Time a Roma (e in tutte queste tristi vicenda il centrosinistra di governo nelle metropoli ha mostrato tutta la sua sudditanza culturale e pavidità politica nei confronti della destra). Nulla di casuale quindi, ma l’applicazione di una strategia repressiva che punta a eliminare uno dei nemici di sempre: i centre sociali. Scalpi da esibire, per dichiarare morto e sepolto il nemico. Ma a dispetto di sgomberi a catena, decreti sicurezza e misure cautelari…Verremo ancora alle vostre porte. E grideremo ancora più forte.
Tag:
centri sociali leoncavallo Milano sgombero
