Gaza: sale il bilancio delle vittime

La politica interna israeliana giocata sulla pelle dei palestinesi.

Continua a salire il bilancio dei morti sotto i bombardamenti israeliani a Gaza. Nonostante i media si siano prontamente concentrati a documentare i missili di risposta partiti dalla Striscia, a pagare con il sangue sono ancora i palestinesi. Ieri sono state uccise altre 13 persone, portando a 23 uomini, 3 donne e 8 bambini il numero dei caduti sotto quest’ultimo attacco. Il Ministero della Salute di Gaza ha anche comunicato che tra i 111 feriti ci sono 46 bambini.

L’attentato sionista che ieri ha ucciso il leader di “Jihad Islamic” insieme alla moglie si inscrive in un gioco di equilibri interni ai vertici del potere israeliano. La politica colonialista e di apartheid di Israele cancella il valore delle vite umane e usa le operazioni militari come uno strumento propagandistico, per indirizzare la discussione dei media nel grande talk show elettorale. Infatti incombe il rischio della terza tornata elettorale dell’anno e per la prima volta dopo 11 anni Netanyahu rischia di rimanere fuori dal governo. Dopo il tentativo da lui fallito a fine ottobre di formare una coalizione, il Presidente Rivlin ha nominato l’avversario Gantz, che deve ora cercare una maggioranza.

L’escalation innescata potrebbe avere la funzione di spingere a formare un governo di unità nazionale data la situazione di emergenza. Come d’altronde era stato chiesto dal ministro uscente già a settembre, ben prima dei bombardamenti. L’omicidio di Baha Abu al-Ata era nel programma dei servizi segreti da tempo ma si è inserito in un contesto politico ben preciso, non è stato un episodio isolato, infatti nella Palestina occupata l’ultima settimana è stata segnata dalla crescente aggressività dell’esercito.

Lunedì 11 novembre durante una marcia per la commemorazione di Arafat nel campo profughi vicino ad Hebron i soldati israeliani hanno ucciso un ragazzo. Durante tutta la scorsa settimana nel campo profughi di Aida (Betlemme) ci sono state incursioni militari quotidiane con l’arresto immotivato di giovani, la scorsa sera invece, i militari hanno deciso di pestare Musa, un ragazzo di 20 anni che tornava dal lavoro, ferendolo gravemente alla testa con i calci dei mitra M16 e lasciandolo svenuto e sanguinante per strada. Ieri la base militare è stata attaccata in risposta al pestaggio e sono iniziati scontri con i soldati che sono proseguiti nel campo, contemporaneamente ai bombardamenti su Gaza.

Facebook ha prontamente censurato la pagina degli attivisti del Centro Culturale di Aida che stava documentando gli avvenimenti. Oggi c’è stata una nuova mattinata di scontri a Betlemme, i ragazzi di tutti i campi profughi della città si sono organizzati insieme per bloccare la strada principale e manifestare la loro rabbia contro la base militare alla tomba di Rachele. In questo momento così delicato in Palestina risulta ancora più importante dimostrare solidarietà e supportare la causa della lotta per la liberazione della Palestina.


Aggiornamenti sulle vittime alla mattina di oggi: 32 morti e 100 feriti.

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