…hai detto tampone!?

Secondo anno di pandemia.

Dal puntare il dito contro chi andava a correre tacciandol_ per untor_, siamo passat_ a trascorrere l’estate 2020 come se nulla fosse successo, ad un autunno-inverno 2020 a giocare a twister con le zone rosse, arancioni, gialle, verdi.

Unica speranza, il vaccino.

Ah, forse la speranza erano i tamponi grat…chiiii?
Hai detto tamponi?

Così abbiamo iniziato a vaccinarci.
– e una larghissima fetta di mondo, non dimentichiamolo, manco ha potuto –
E anche lì, su chi come dove quando vaccinarsi, poco si è capito.

È stato persino nominato un generale per gestire la situazione, quello che: “Fate le code alle farmacie, visto che siete capaci di farle davanti ai negozi”, ma questa è una storia su cui torniamo più tardi.

Una dose, la seconda, la terza.

La gestione di una pandemia non deve essere facile, no.
Ma quando inizi con un elevato numero di persone morte (ammazzate), perché fermare il profitto era peggio, e perché per anni si sono rubati – ops devoluti – i soldi destinati alla sanità pubblica per riversarli in quella privata; quando prima chiudi poi apri, poi chiudi, poi apri tutto; quando il vaccino non è obbligatorio, perché non sarebbe democratico, ma poi si usa una misura coercitiva, il greenpass e il greenpass Super Saiyan per obbligare a farlo; quando l’unica certezza diventa la tracciabilità, ma i tamponi, anche quelli “che non valgono” costano; quando si ha tutto il tempo di organizzare la gestione sulle varianti e si temporeggia; quando il dibattito sulla profonda critica allo smantellamento della sanità pubblica viene offuscato mettendo sotto i riflettori sterili opposizioni tra vax-novax condite con cenni al greenpass, per lo più confusi; quando si sceglie deliberatamente a livello istituzionale di non mettere la tutela e salute delle persone al centro…

…succedono cose incredibili.

Drin drin, il dottore, che finalmente, sommerso dalle telefonate, riesce a chiamarmi.
Gli spiego la situa: “Sono vaccinata terza dose, nell’ultima settimana ho fatto tre tamponi, l’ultimo positivo a distanza di due giorni dal secondo, negativo…e quindi devo fare un molecolare per registrarmi Ats ecc.”.
Lui: “Molecolari non ce sono”.
Io: “In che senso?”.
Lui: “Nel senso che è saltato tutto. O vai a fare un antigenico in farmacia o ci sono alcuni ospedali. Sempre antigenico. Ah, code interminabili. Non c’è precedenza per chi è sospetta Covid positiva”.
Inizio a cercare farmacia. Primi appuntamenti lontanissimi.
Un farmacia mi dà pure il numero di un infermiere che fa a domicilio.
Il tipo mi chiede 50 euro, antigenico, senza registrazione.
Tipo come se me lo facessi io.

Insomma nel pieno della pandemia, con il picco di contagi, ci stanno dicendo che l’unico modo considerato affidabile non c’è più (il molecolare) o forse c’è in alcune cliniche private a 120 euro (però rimaniamo sul forse) e che se sei positiva, basta un antigenico certificato e negativo dopo 10 giorni (se vaccinata) o 14 per considerarsi guarita.
In tutto questo, però, anche i tamponi rapidi non si trovano.

Diciamolo e diciamolo chiaro

Il sistema di tracciabilità è fottuto.

L’unico presidio che poteva servire alla safety collettiva è imploso-esploso (p.s. ritengo comunque che vaccinarsi in pandemia sia responsabilità individuale verso la collettività).
Non solo dopo due anni di pandemia non si è trovato il modo o voluto trovare il modo di rendere i tamponi gratuiti, ma semplicemente non ci sono.

Si pavoneggiano perché le terapie intensive non sono al collasso…
…ma…cosa sarebbe successo se Omicron fosse stata “meno blanda” di quello che gli studi rivelano?
Reparti al collasso e gente che non può accedere a serie misure di prevenzione contagi e rilevazione?

Questa è una denuncia per riportarci alla realtà, una realtà fatta di una sanità pubblica depredata e non gestita che ancora oggi sta trattando la pandemia come emergenza sanitaria, quando l’emergenza c’è da decenni, solo che il Covid l’ha resa più evidente.

E allora torniamo a focalizzarci su quali siano desideri, esigenze, obiettivi e quali sono le vere battaglie da combattere.

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